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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 17 Ottobre - ore 18.39

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I tre cani

Le parole diventano immagini nelle storie di Samuel Daveti. Di Francesca Cattoi.

Le migliori intenzioni
I tre cani

- Non ho mai amato il fumetto. Ricordo che da piccola non leggevo volentieri nemmeno Topolino. Guardavo solo le figure, non riuscivo a concentrarmi sulle parole delle vignette. Le cose non migliorarono crescendo, nonostante i numerosi amici che, amando questa espressione artistica, mi facessero proposte di lettura. Per convincermi, Andrea mi portò un libro dalla copertina blu, con raffigurato il volto di una specie di santo. Era Pompeo di Andrea Pazienza. Eravamo nei primi anni novanta. L’ho letto tutto senza perdermi una parola o un disegno. Ho dovuto ammettere che c’era del talento e del piacere nella lettura del volume che mi aveva portato e per un po’ ho continuato a leggere quello che si trovava di Pazienza. Poi poco o nulla. Ma queste interviste creano occasioni inaspettate e quindi due settimane fa mi sono ritrovata nel magico mondo dei fumetti. Alla Spezia, in via della Ghiara 117, si trova lo Studio Traccia, la sede di Mammaiuto, un’associazione culturale indipendente che pubblica fumetti. Il presidente, e uno dei fondatori, è Samuel Daveti (Grosseto, 1983). È figlio di amici, di persone che conosco da tanto tempo. Samuel e il suo gruppo, invece, li ho incontrati nel 2014 a Toner, le due giornate dedicate all’editoria indipendente, a cura di Jacopo Benassi, Cristiano Guerri, e Saul Marcadent, a BOSS, alla Pinetina. In seguito, ho invitato Samuel a tenere una lezione al LAS di Via Fontevivo, dove ha potuto spiegare il suo lavoro e raccontare del gruppo di disegnatori e sceneggiatori di Mammaiuto agli studenti di arti plastiche e grafica. Un ragazzo educato e appassionato, che con modestia e determinazione ha trovato una strada per raccontare storie. Lo fa, qui, alla Spezia, dove vive e lavora.

Ciao Samuel, iniziamo sempre con gli studi fatti e come sei arrivato alla scrittura per fumetti.
“Ho frequentato “Media e Giornalismo” a Firenze. Dopo sei mesi con gli amici di corso lo avevamo già ribattezzato "Medium e Giornalaio". Era un'interfacoltà tra Lettere e Scienze Politiche. Dopo aver fatto ragioneria alle superiori attendevo con ansia di approdare all'università per poter finalmente svegliare la mia mente dal torpore e dalla pigrizia. Mi son ritrovato in un corso dove studiando meno che alle superiori avevo la media del 29.
In quegli anni, fondamentali non sono stati gli studi, ma le persone che ho incontrato e frequentato. Sono partito alla volta di Firenze insieme a Giorgio Trinchero, che frequentava la Scuola Internazionale di Comics. In pochi mesi, la casa dove stavamo in Viale Corsica 80 si è trasformata in un circolo di fumettisti, quasi tutti disegnatori, cui servivano delle sceneggiature. Lì ho iniziato a interessarmi ai fumetti, a capire le dinamiche e il valore di questa espressione artistica”.
Hai vissuto per un po' di anni a Viareggio, ma sei comunque cresciuto qui e qui lavori. Ci racconti come vivi la città e dove lavori?
“Sono nato a Grosseto nell’agosto del 1983. Mi sono trasferito alla Spezia quando avevo tre anni quindi sì, sono cresciuto qui. La città in cui cresci inevitabilmente ti forma. La Spezia, per come l'ho vissuta io durante l'adolescenza, è stata una città dura, cinica e pigra. Se hai velleità artistiche di qualunque tipo ti mette seriamente alla prova. Ti chiede da subito: “ne vale la pena? Davvero pensi che interessi a qualcuno quello che hai da dire? Ti credi bravo?” Affrontare questo clima per un certo senso mortificante richiede fatica soprattutto quando bravo ancora non sei e avresti bisogno di supporto. 
Allo stesso tempo però il cinismo, che è alle fondamenta dello spirito del Golfo, mi ha aiutato quando sono andato via. Sono riuscito a mantenermi critico, a tenermi centrato e con i piedi per terra, quando fuori da qui spesso mi trovavo in situazioni in cui tutto quello che succedeva era "incredibile", "favoloso", "capolavoro assoluto".
Sono tornato a vivere alla Spezia da poco, due anni. Vivo a Pegazzano, il quartiere dove sono cresciuto. Torno a casa la sera e vedo Sergio Tedoldi che dipinge in studio accerchiato da centinaia di quadri e lo ammiro. Lavorare sull'accumulo, non fermarsi, non aspettare di avere idee nuove, ma piuttosto procedere inesorabili semplicemente perché la produzione artistica è parte della tua vita.
Lavoro alla Publisystem dal 2004. Dopo i primi due anni di università il senso di colpa ha prevalso sul cazzeggio e ho accettato l’offerta dei miei. In un certo senso è stato una specie di ritorno, perché ci sono cresciuto in mezzo. 
All’inizio avevano il laboratorio in cantina e sin da piccolissimo scendevo con loro a sentire musica e a giocare con un vecchio Olivetti mentre lavoravano. 
Siamo una tipografia digitale, che vuol dire che stampiamo qualsiasi prodotto tipografico con tirature di stampa medio basse. Sono affascinato dalla stampa e dai macchinari come lo sono per le narrazioni e i fumetti. Vedere una Stella della Heidelberg al lavoro mi fa impazzire. Mi piacciono i campionari delle carte, i lentini, i retini etc...
Devo tanto a questo lavoro, che è il naturale proseguimento dell’attività con Mammaiuto. Impaginare un libro, scegliere la carta, conoscere le tecniche di rilegatura, pregi e difetti di una certa finitura, è un bagaglio culturale fondamentale per chi si vuole autoprodurre”. 

Ad un certo punto hai incontrato dei compagni di viaggio. Li hai cercati? Coincidenze?
“Fondamentalmente sono tutte persone con cui sto bene. Sono amici. Le coincidenze sono relegate al modo in cui ci siamo incontrati. Mantenere i rapporti e continuare a lavorare insieme invece è frutto dell'empatia che si crea”.

b>Come e quando avete deciso di iniziare l'avventura Mammaiuto?
“Mammaiuto nasce da una precedente esperienza dentro un'associazione culturale fiorentina chiamata Double Shot. Era una casa editrice indipendente che ha avuto il merito di far conoscere autori esteri di grande valore come Koren Shadmi o Liniers. Il presidente era Alessio D'Uva, che è l'attuale direttore della Scuola Internazionale di Comics di Firenze. Abbiamo imparato tanto sul sistema editoriale. Poi alcuni di noi hanno sentito l'esigenza di voler produrre le proprie cose e così abbiamo fondato Mammaiuto.
Insieme a Giorgio Trinchero, Lorenzo Palloni, Francesco Rossi, Francesco Frongia e Paolo Deplano, la mattina del 2 agosto del 2011 siamo andati all'agenzia delle Entrate di Viareggio e abbiamo fondato l'associazione. Le finalità di Mammaiuto sono quelle di produrre narrazioni nel clima protetto del collettivo rimanendo concentrati sulla storia e quello che abbiamo da dire. Le storie vengono mano a mano caricate su www.mammaiuto.it  e sono consultabili gratuitamente. Finita questa prima fase creativa, che cerchiamo di non contaminare con l’aspetto economico, stampiamo il libro cercando di dare il massimo contributo economico dalla vendita all’autore”. 

Oltre al prestigioso ruolo di Presidente, qual è il tuo ruolo in Mammaiuto? Ho visto che compari come sceneggiatore, cura editoriale e cura grafica. Come si conciliano questi ruoli? Quale prediligi?
“Diciamo pure che ho il prestigio esclusivo di prendermi le beghe burocratiche!
Il mio ruolo di autore è quello di sceneggiatore, anche se da qualche anno, grazie agli altri, m'è venuta voglia di iniziare a disegnare. Sarà un percorso lungo e faticoso, ma tant'è. Per quanto riguarda la sceneggiatura posso dire, nel possibile, di essere a mio agio. Ho lavorato tanto in questi anni per cercare di abbandonare un modo furbo e terrificante di scrivere che avevo a vent'anni: scrivere per mostrarsi intelligenti, sottolineando magari frasi a effetto (il più delle volte ridicole) e appesantire la scrittura con l'onnipresenza dell'autore. Ora riesco, con alti e bassi, a rimanere nascosto e dare alla storia e ai personaggi il loro ruolo centrale. Ho visto il salto tra Un Lungo Cammino, che rimane comunque un libro che mi piace ancora leggere, e I Tre Cani, che è l'ultimo lavoro mio uscito. Quando rileggo Un Lungo Cammino arrivo in alcuni punti e mi dico: "Eccoti, qui volevi proprio farti vedere, farti dire: bravo, che frase della madonna!" Questo è il male dello scrivere, per me. Ne I Tre Cani, invece per tutte le pagine ci sono i personaggi della storia senza la mia presenza a dargli fastidio.
Mi piace, ed è per me rassicurante, non avere il solo ruolo di autore. Prima di tutto perché mi piace impaginare e curare le pubblicazioni. Poi mi serve per non annoiarmi di me stesso. La noia mi spaventa. La fatica, quindi, non è riuscire a conciliare ruoli diversi, sarebbe molto più pesante e noioso per me condannarmi a un solo ruolo che sia quello dell'autore, del grafico, del curatore etc. Ma forse è un modo per non prendermi tutte le responsabilità che i vari ruoli hanno. Tenermi qualche alibi aperto”.
Come ti relazioni con chi collabora con te alla creazione delle immagini per le tue sceneggiature? Hai un rapporto privilegiato con qualcuna/o dei disegnatori di Mammaiuto?
“Come dicevo prima le collaborazioni dentro Mammaiuto nascono empaticamente. Si parla tra di noi alle feste, cene, riunioni e organicamente nascono progetti di collaborazione. Quando il progetto inizia scrivo tutta la sceneggiatura e la consegno al disegnatore, dandogli libertà massima di interpretazione visiva, di regia e messa in pagina della narrazione. Sono un po' più geloso dei dialoghi che scrivo”.

Come è cresciuta la vostra associazione? Quali sono gli scopi fondanti? Che ruolo occupate ora nel panorama della produzione di fumetti di editoria indipendente?
“Abbiamo iniziato nel 2011 ed eravamo cinque disperati con un sito internet che utilizzavamo come palestra, un po' autoreferenziale. Continuando a lavorare abbiamo migliorato il nostro modo di narrare e imbarcato altri compagni di viaggio. A 7 anni di distanza abbiamo pubblicato 25 fumetti, vinto come miglior autoproduzione nei maggiori festival di fumetto d'Italia. Anche come autori abbiamo avuto riconoscimenti importanti: penso a Francesco Guarnaccia (Miglior nuova promessa a Lucca Comics nel 2015), Lorenzo Palloni (Miglior sceneggiatore al Treviso Comic Book Festival 2016). Quest’anno, Laura Camelli ed io con I Tre Cani abbiamo vinto il Premio Attilio Micheluzzi come Miglior Webcomic Italiano durante il Napoli Comicon. Per Un Lungo Cammino, scritto da me e disegnato da Lorenzo Palloni e Francesco Rossi, sono stati acquistati i diritti cinematografici da una casa di produzione milanese che si chiama Brandon Box. Sono stati anni intensi e produttivi e - è inutile nasconderlo - pieni di soddisfazioni”.

Mammaiuto ha sede in Via della Ghiara, 117, alla Spezia, alla Chiappa. Ma non solo, due del gruppo, Lorenzo Palloni (Arezzo) e Alessio Ravazzani (Turbigo, MI), hanno fatto una cosa incredibile: hanno lasciato i loro luoghi d'origine e si sono trasferiti a vivere alla Spezia. Raccontaci un po' come è venuta fuori questa decisione.
“C'era già da tempo l'idea di avere un posto fisico, di creare uno studio. Spesso ci siamo trovati a pensare in che modo potesse succedere una cosa del genere. Poi per Alessio e Lorenzo sono cambiate delle cose nella vita privata e abbiamo pensato che finalmente era arrivato il momento di azzerare le distanze e dare vita allo Studio Traccia. Giuro che nessuno li ha costretti! Al momento il piano diabolico di Alessio è quello di far fallire i percorsi di vita di tutti i Mammaiuto e farli trasferire qui alla Spezia”.


Oltre al lavoro presso Publisystem, che ti porta a collaborare un po' con tutte le istituzioni pubbliche e private della città, quali collaborazioni hai/avete avuto in città con la vostra associazione culturale?
“Dopo pochi mesi di insediamento di Studio Traccia, ci ha contattati Caterina Poggi per partecipare a un progetto per l'integrazione dei bambini all'interno delle scuole. Abbiamo realizzato una fiaba illustrata partendo dalla mascotte della scuola A. Revere della Spezia e dalla traccia narrativa data dalle insegnanti. È stato un lavoro divertente e appagante.
Uno degli obbiettivi che ci siamo dati aprendo lo studio è quello di collaborare attivamente con la città con progetti culturali come questo o con iniziative in linea con la mostra “Tavola” - ideata da Giorgio Trinchero e ospitata allo Spazio 32 a giugno 2018 - con la quale Mammaiuto ha portato in città il meglio dell'autoproduzione italiana”.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Qualche sogno nel cassetto?
“Il progetto è sicuramente quello di continuare a collaborare e produrre narrazioni all'interno del collettivo Mammaiuto. Il sogno nel cassetto? L'anno scorso ho avuto il piacere di incontrare Marcello Baraghini, fondatore di Stampa Alternativa, durante Minuscolo Corsivo / Festival di Editoria Indipendente a Cremona. Un uomo che ha passato i settant’anni, personalità fondamentale dell’editoria italiana, divideva con noi lo spazio del festival. Ci siamo avvicinati per conoscerlo e ci ha travolto con il suo entusiasmo. Ha iniziato a parlare dei progetti che aveva realizzato e delle idee nuove alle quali stava lavorando, ma senza quel retrogusto triste di un uomo ormai in là con gli anni, nostalgico e fuori dal tempo. Ecco, mi piacerebbe arrivare a settant’anni conservando l’entusiasmo nei confronti dell’autoproduzione che ho adesso”.

Durante l’incontro preliminare per questa intervista, che si è svolto nello Studio Traccia, ho avuto modo di conoscere le ragazze e i ragazzi di Mammaiuto. La sera prima avevano organizzato la Festaccia alla Skaletta e ora molti di loro tornavano a casa. Una festosa compagnia che si salutava augurandosi di rivedersi presto. Con Samuel, Alessio e Lorenzo abbiamo parlato di fumetto e delle dinamiche interne al suo funzionamento. Loro citavano teorici dell’argomento, che non avevo mai sentito nominare. Erano timorosi nel definire il loro lavoro in termini artistici ed ero io a fare del mio meglio per trovare collegamenti con la storia dell’arte contemporanea passando da Roy Lichtenstein e Andy Warhol a Robert Crumbs e Raymond Pettibon (solo per citarne alcuni). Mi sono fatta regalare (spezzina vera!) diverse loro pubblicazioni che mi hanno tenuto compagnia nel viaggio in treno tra La Spezia e Milano. Ho capito la velocità della lettura, che ti fa produrre dei piccoli film mentre lo sguardo scorre sulle immagini e le parole. Ho goduto del ritmo avvincente delle storie, apprezzando le abilità artistiche dei vari disegnatori. Tre cani mi hanno accompagnato a casa. La passione per il racconto di Samuel ha, senza dubbio, trovato un luogo dove esprimersi e prosperare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Copertina de "I tre cani"


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