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I selfie stick hanno preso il posto dei solini blu

di Bert Bagarre

Sprugoleria
I selfie stick hanno preso il posto dei solini blu

- Proprio a-iei l’autro a ziavo ai giardinetti nei pressi della statua di Garibaldi quando l’attenzione è calata su una coppia di turisti.
I due, nonostante l’ombrello che lei portava a proteggersi dalla pioggia, tenevano in mano lo stecco con le ganasce (ormai chi non ce l’ha?) per farsi una serie quasi ininterrotta di selfie. È uno spettacolo ormai comune, nessuno ne è immune. Del resto, come dice il poeta, noi dell’autoscatto-ritratto siamo un esercito, ben contenti che nella pratica del ritrarsi la tecnologia ci esenti dalla modalità antica che chissà se qualcuno mai la ricorda ancora.
Predisponevamo la scena e scattavamo un timer che ci dava qualche secondo di tempo per correre a posizionarci per essere ritratti con il resto della compagnia. Ma le tante pose sciupate del rullino (si arrivava in ritardo, ci si metteva fuori scena e roba del genere) sconsigliavano i più dal continuare da tale modalità che alla fine si rivelava costosa. Oggi invece ne scatti quante ne vuoi di pic (gli Americani abbreviano tutto, anche il modo di chiamare le immagini) e poi ti butti giù a smanecchiare con il telefonino per applicare i filtri che della foto appena immagazzinata nella memoria e pronta per essere postata subito nel social preferito, ti danno la versione che vuoi, dal bianco e nero al multi colore ed al vintage.
Eccoci al vintage, il modo per anticare (altra novità glottologica) e far tornare in mente come si faceva una volta.
Pensando al modo passato della fotografia, io mi rivedo bambinello incerto quando con mamma e papà alla domenica andavamo sotto la coda del cavallo del Generale (dico come fanno a Praga per il destriero di San Venceslao). Giunti lì, ci imbattevamo sempre in qualche fotografo ambulante che ci proponeva uno scatto per consegnare ai posteri quella giornata. Non credo che me ne sia mai stata scattata una, il borsellino lo sconsigliava, ma quanti solini blu si fermavano davanti a quei cavalletti che traballavano posti com’erano sopra quel pavimento di brecciolino. I più di quei marò erano in compagnia di altri liberi uscenti, ma qualcuno teneva sotto il braccio la morosa che chissà da dove era venuta a trovarlo accompagnata dai genitori di lui combattuti fra il concedere un po’ di libertà al figlio ed il dover badare alla virtù di quella che era diventata ormai la loro figlia adottiva.
Comunque, quale che fosse il soggetto della foto, dietro veniva sempre stampata l’immagine della nave su cui il marinaretto era imbarcato e che nella foto procedeva sempre orgogliosa fra i flutti.
Ricordi d’antan, memoria antica del bel mondo di Sprugolandia.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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