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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 08.00

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I monumentali repertori del Forcellini e Du Cange

Continua il tour virtuale fra gli scaffali della biblioteca "Mazzini" che apre i cassetti più ameni e presenta le proprie rarità.

I monumentali repertori del Forcellini e Du Cange

- Ci sono opere letterarie che mantengono inalterato il proprio valore attraverso i secoli, vere e proprie pietre angolari della conoscenza umana. Tali sono i repertori lessicali, famosi in tutto il mondo, del Forcellini e del Du Cange, strumenti indispensabili per ogni studioso, che la biblioteca U. Mazzini della Spezia possiede in due belle edizioni, composte da diversi volumi a stampa di grande formato. Si tratta rispettivamente del “Totius latinitatis lexicon” dell’abate Egidio Forcellini, ideato su “consilio et cura”, come recita il frontespizio, di Jacopo Facciolati e stampato nel 1805 a Padova per i tipi del seminario da Tommaso Bettinelli e del “Glossarium ad scriptores mediae et infimae latinitatis” di Charles Du Cange, edito a Basilea nel 1762 in sei volumi in folio per il tipografo e bibliofilo Thurneysen jr. (figlio di Johann Rudolf II Thurneysen).

Egidio Forcellini, nato nel 1688 a Fener, piccola frazione del Comune di Alano di Piave (Belluno), entrò nel seminario patavino nel 1704 all’età di sedici anni, dove completò la sua formazione letteraria classica. Quella celebre scuola, all’epoca un centro molto importante per la ricerca e diffusione della cultura classica in ambito religioso, fu l’ambiente ideale per le attitudini del giovane studioso, molto portato per le lingue e la grammatica. Divenuto sacerdote a ventitrè anni, iniziò a collaborare assiduamente con il latinista Jacopo Facciolati, suo maestro e Prefetto del seminario, i cui studi vertevano principalmente nell’emendazione dei codici antichi, nel progetto più ampio di stabilire l’esattezza del lessico latino. Era questo un tema di attualità e di grande importanza per la composizione e interpretazione dei testi religiosi, che richiedevano un costante ricorso ai repertori allora maggiormente diffusi, come quello del Calepino (cfr. http://www.cittadellaspezia.com/I-gioielli-della-Mazzini/Il-piu-bel-fior-ne-colse-i-celebri-197538.aspx), di cui però si iniziava ad avvertire insufficienza e limiti. Le loro fatiche si concretizzarono inizialmente proprio con la nuova edizione di questo testo, corretta ed ampliata, che uscì a Padova nel 1718, con il titolo “Calepinus septem linguarum”, e in quella di altre opere analoghe, come il Vocabolario greco-latino di Cornelius Schrevel (Padova, 1715) e la “Ortografia moderna italiana” (Padova, 1721) entrambi rivedute e migliorate.

Il loro impegno principale fu comunque quello della revisione dell’intero lessico latino, progetto estremamente ambizioso ed importante, che Forcellini portò avanti assiduamente per tutta la vita. Il lavoro richiese molto tempo e notevoli energie, anche a causa di un breve trasferimento del Forcellini in altro seminario, per motivi legati probabilmente a dissidi interni alla diocesi. Ripetute furono poi le interruzioni dovute agli incarichi affidatigli dai superiori (confessore dei chierici e poi custode della biblioteca), che gli impedivano, mal suo grado, di dedicarsi completamente alla missione di lessicografo. Il manoscritto fu completato nel 1755, dopo trentacinque anni di lavoro, di cui gli ultimi due necessari per la rilettura complessiva. La stampa tuttavia non poté iniziare poiché lo scritto necessitava di essere ricopiato in bella grafia, cosa che richiese altri dieci anni (1765) oltre a quelli spesi per reperire i fondi per la composizione tipografica; cosicché Forcellini morì nel 1768, senza vedere concretizzato lo sforzo di una vita interamente dedicata alla lingua latina. La stampa venne finalmente intrapresa l’anno dopo e fu terminata nel 1771, quando uscì il primo volume, dopo alcune polemiche relative alla scelta del titolo e dei ruoli di responsabilità materiale (autori, coautori, etc.). Nel testo le voci sono ordinate alfabeticamente ed ogni lemma è illustrato nei suoi aspetti semantici, grammaticali, fonetici, ortografici ed etimologici, mediante accurato confronto dei testi classici e delle fonti scritte disponibili, tra cui epigrafi e monete, che vengono citate secondo criteri precisi e ordine prestabilito. Superfluo parlare della fortuna dell’opera. Dopo la prima edizione ne uscirono altre versioni, curate dai maggiori esperti della materia, con la collaborazione di molti studiosi europei, che emendarono ed integrarono piccole lacune della princeps. La copia posseduta dalla biblioteca Mazzini, appartiene alla seconda edizione, uscita nel 1805.

L’altro strumento di fondamentale importanza per lo studio della lessicografia latina, in questo caso medievale, è l’opera di Charles du Fresne, signore di Cange, storico e filologo nato ad Amiens nel 1610, altrimenti noto come autore di testi storici su Costantinopoli e la civiltà bizantina (“Histoire de l'empire de Constantinople sous les empereurs françois”, Parigi, 1657 e “Historia byzantina duplici commentario illustrata”, Parigi, 1680) e di un glossario della bassa e media grecità (“Glossarium ad scriptores mediae & infimae graecitatis”, Lione, 1688). Dedicò il suo maggiore impegno alla compilazione della monumentale opera, il “Glossarium ad scriptores mediae et infimae latinitatis”, che uscì a Parigi nel 1678 in tre volumi in folio, per Martin Gabriel, e che fu ampliato nei secoli successivi, sino a raggiungere la mole dei dieci volumi nell’edizione in quarto del 1883-7, composta da Léopold Favre a Niort. Figlio di un magistrato, dopo essersi formato presso i Gesuiti di Amiens, Du Cange intraprese la carriera forense, che non gli impedì di perfezionarsi negli studi sulla storia antica, ai quali prepose la conoscenza delle lingue quale requisito fondamentale per avvicinarsi alle fonti scritte. Frutto della sua vasta cultura, il progetto e la realizzazione del Glossario fecero del Du Cange un pioniere nella distinzione sistematica del latino medievale dal classico, sempre contestualizzata da fonti dirette o ricavate dalla fitta corrispondenza con i suoi allievi e collaboratori, interpretata con grande spirito critico e accuratezza.

Morì a Parigi nel 1688 dove si era trasferito per scampare ad una pestilenza nell’anno 1668 e dove ricoprì cariche di un certo rilievo in qualità di Tesoriere di Francia e avvocato al Parlamento. Lasciò un vasto patrimonio di libri e manoscritti, che andò in eredità ai figli, per disperdersi successivamente in seguito ad acquisti e alienazioni. La maggior parte di essi furono tuttavia acquisiti dal governo francese e depositati presso la Biblioteca nazionale (allora imperiale) di Francia. La copia posseduta dalla biblioteca Mazzini, in buono stato di conservazione, non ostante l’usura dovuta alle frequenti consultazioni degli anni passati, è la revisione della prima edizione del glossario a cura dei Benedettini di San Mauro, uscita per la prima volta tra il 1733 ed il 1736. Queste due opere monumentali, il Forcellini e il Du Cange, sono oggi facilmente reperibili on line, a vantaggio degli studiosi di tutto il mondo, anche se il fascino dell’edizione cartacea resta insostituibile.

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