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I mascheroni contro gli spiriti maligni

di Bert Bagarre

Sprugoleria
I mascheroni contro gli spiriti maligni

- Ad un primo sentire è anche facile scambiarlo per un’imprecazione un po’ volgarotta o, peggio, per una parolaccia, ma così non è. Il fatto è che deriva da un verbo greco, si sa che quella parlata ha delle parole che suonano strane alle nostre orecchie, che significa allontanare.
Ma qual è questo inconsueto termine, vi chiederete. Eccolo qua: è apotropaico ed è parola che si adopera per indicare qualsiasi mezzo con cui la credenza popolare riteneva che si potessero tenere lontani gli spiriti maligni.
Erano scongiuri che invece di essere pronunziati, venivano scolpiti soprattutto sulla pietra, tanti manufatti che erano poi collocati sulle facciate esterne delle abitazioni, messe accanto alle porte d’ingresso e alle finestre apposta perché tenessero distanti gli ospiti indesiderati mettendoli in fuga. In pratica, erano dei mascheroni realizzati con sembianze le più orride e spaventose possibili perché spaventassero gli esseri malintenzionati che si fossero avvicinati per mettere a repentaglio l’incolumità psico-fisica degli abitanti della casa.
Le maschere apotropaiche non sono un’usanza caratteristica della sola landa della Sprugola, ma erano diffuse in un’area molto più vasta, segno di una credenza diffusa ed antica, quasi primordiale. Non è così caso se gli studiosi dicono di queste sculture che sono esostoriche, un’altra parolaccia per dire che questi oggetti sono “eso”, cioè fuori dalla storia che non disponendo di una più compiuta documentazione, abdica alla sua ricerca in favore dell’antropologia e dell’etnografie.
Sono forme in cui la magia si mescola con la religione per esorcizzare il male e le disgrazie che nonostante tutte ci sono compagni nella vita quotidiana. Non è neppure che siano costumi caratteristici di culture primitive. Da quella preoccupazione scaramantica siamo affetti anche noi moderni che, mi limito a questo esempio, non esitiamo a mettere al polso del neonato un cornetto di corallo che lo preservi dalle avversità.
Con la diffusione del Cristianesimo poi alla convinzione pagana si è associato il culto della Vergine che, come in via del sassone al civico 67, è incastonata sul muro a proteggere gli abitanti della casa.
Da tempo nei muri degli edifici non si mettono più quegli amuleti di pietra; li possiamo ammirare nella loro bellezza tanto orrida quanto ingenua solo nelle case di campagna che, pur ristrutturate, mantengono il segno dell’ancestrale superstizione.
Per chi poi non ha voglia di andare a farsi un giro fuori porta, c’è sempre la possibilità di vedere le copie di quei faciòn, i li ciamavo così, al Museo Etnografico.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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