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Gruppo 63 alla Spezia, la cultura come ponte

di Alberto Scaramuccia

Gruppo 63 alla Spezia, la cultura come ponte

- Non saprei dire quante volte Umberto Eco, il grande Autore da poco scomparso, sia stato alla Spezia che talora compare nei suoi testi, direttamente o per aspetti del suo territorio: già altre volte ho rammentato che in Baudolino la protagonista di una cena luculliana è la farinata detta alla greca scripilita.
Certo, Eco fu alla Spezia per tre giorni, da venerdì 10 giugno a domenica 12 del 1966. Partecipa prim’attore al quarto incontro del Gruppo 63, un ensemble di intellettuali formatosi a Palermo tre anni prima per rottamare (loro non ricorrono a questa parola, ma il concetto è quello) chi stava ai vertici della cultura italiana che giudicavano ormai completamente passatisti, altro termine usato impropriamente ma efficace. Ce l’avevano con Pratolini, Cassola e Bassani, allora maîtres della letteratura nostrana. Con sprezzo li chiamavano le Liale degli anni Sessanta sostenendo che i loro libri fornivano un’immagine distorta, troppo mielosa, della realtà che si sarebbe invece dovuto rappresentare in ben diversa maniera. Erano influenzati da marxismo e strutturalismo, quegli allora giovani intellettuali di rottura: Arbasino, Sanguinetti, Furio Colombo, Manganelli e, naturalmente, Eco che nell’incontro spezzino tenne la prolusione. Si chiamavano Gruppo 63, come gli intellettuali tedeschi del gruppo 47 che in quell’anno avevano discusso su come la cultura avrebbe potuto contribuire alla ricostruzione del loro Paese. I nostri si definivano neoavanguardia per sottolineare soprattutto con il neo che non esisteva alcun punto di contatto con qualsiasi altra esperienza culturale precedente.
Dalle cronache locali sembra di capire che i partecipanti all’incontro spezzino non incidessero molto sulla realtà spezzina che, almeno per il resoconto di Gino Patroni, non riuscì a capire quello che dicevano. Anzi, il sempre caustico Gino aggiungeva che i partecipanti al convegno sembrava che facessero a gara fra di loro per non farsi capire. Allora la parola autoreferenzialità non si usava, penso neppure all’interno del sofisticato linguaggio del gruppo, ma da quello che ho letto se la cantavano e se la suonavano fra di loro.
Resta il fatto che vennero alla Spezia invitati dall’Ufficio del Turismo e dal Sindaco del tempo, il Commendator Musiani che peraltro per ideali e mentalità era proprio distante dai membri del Gruppo. Eppure, li volle qua a dispetto delle differenze ideologiche che li dividevano: bell’esempio di come la cultura può essere il ponte su cui è sempre bene camminare perché confrontarsi con chi ha idee diverse, aiuta a capirsi meglio ed a conoscere se stessi.
Sul Gruppo, bella notizia, il Comune organizzerà un incontro in autunno, parola dell’Assessore Luca Basile.

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