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Gonne di jeans e copricapi originali per le donne spezzine d'una volta

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Gonne di jeans e copricapi originali per le donne spezzine d'una volta

- Per puro caso sulle rive della Sprugola 190 anni fa capitò un tedesco che qua si fermò un po’. Figlio di un grande padre di cui non aveva ereditato le virtù letterarie, lascia tuttavia del suo soggiorno gustosi quadretti.
Fra le cose che l’incantano c’è anche la foggia con le donne girano nel dì di festa. Lui le osserva nelle processioni notando che sono ben vestite, anche se subito si vede vengono dal contado. Soprattutto lo colpisce il bellissimo contrasto fra il fazzoletto bianco che portano attorno al collo e il velo che portano sul capo: è di colore rosso con fiocchi che scendono vezzosi lungo la schiena.
A leggerlo ti viene subito la voglia di vedere dal vivo gli indumenti tipici degli Sprugolotti. Oggi sono esposti al Museo Etnografico che sta nell’antico oratorio di San Bernardino: lì era la porta settentrionale della città e l’oratorio presentava sul davanti un piccolo slargo che la modificazione della via ha cancellato.
Dei manichini portano le antiche vesti. Le producevano oltre trecento piccole manifatture tessili, un artigianato familiare con cui si tirava avanti. Con pecore e cotone si realizzava la mezzalana, un tessuto caldo e robusto, molto in voga per economicità e funzionalità.
Erano diffuse anche le stoffe di solo cotone caratterizzate dal colore blu, tinta che si ricavava dall’indaco importato da Genova e distribuito ai centri liguri. Da lì nasce jeans, genovesi, e si diffonde indigo, nome inglese del vegetale che la tinge.
Di questa stoffa era la gonna. Ampia e lunga al malleolo s’indossava sopra una camicia la cui foggia svariava dal modello semplice a fogge più accurate che nastri e da colletti eleganti, arrotondati e plissettati, abbellivano. Il tutto era ricoperto da un corpetto che sosteneva il seno sottolineandolo. Infine, sulla testa poggiavano un fazzoletto multiuso: riparava dal sole e più volte ripiegato su se stesso (lo dicevano tovaglia da testa) proteggeva da Giove Pluvio quando era arrabbiato davvero.
Se per le femmine c'era la varietà, per i maschietti funzionava il monotipo: calzoni di fustagno chiusi da una pattina e una camicia contenuta nel giponeto, il panciotto che con la giacca e una borsa per soldi, pipa e tabacco, completava l’abbigliamento.
Chi arrivava, si divertiva a raffigurarli per portarsi a casa la loro “fotografia”. Volevano avere un souvenir del loro viaggio nella landa della Sprugola e grazie a quei graveurs, degli incisori, abbiamo documenti quanto mai preziosi perché anche dagli indumenti che vengono indossati, è possibile capire l’indole di una gente.
Così ne sappiamo un po’ di più sugli antenati.

Nelle immagini: “Costume borghese della Spezia” (sinistra); “Paesana di Biassa” (destra). Sono due stampe di Emile Antonie Bayard (1837-91). Disegnatore e stampatore francese, è famoso per avere illustrato “I Miserabili” di Victor Hugo e “Dalla terra alla luna” di Jules Verne.

BERT BAGARRE

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