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Gli alemanni di Sarzana

di Piero Donati

Gli alemanni di Sarzana

- Nel 1562 la Repubblica di Genova assunse direttamente il governo di Sarzana, che per molti anni era stata amministrata dal Banco di San Giorgio. Genova dovette quindi farsi carico, fra l'altro, del mantenimento delle guarnigioni cui erano affidate le fortezze di Firmafede e di Sarzanello, guarnigioni formate da mercenari di lingua tedesca, indicati nella documentazione genovese coeva come alemanni.
A Genova gli alemanni erano ben inseriti nel multietnico tessuto sociale, tanto da esercitare, oltre al mestiere delle armi, anche i mestieri connessi alla metallurgia, compresa l'oreficeria; a Sarzana, l'importanza di questo nucleo è dimostrata, oltre che dal settecentesco altare di Santa Barbara eretto in Duomo dai bombardieri, dal rilievo marmoreo che oggi è collocato sull'ingresso al chiostro della chiesa di San Francesco. Questa collocazione, però, non è quella originaria: come attesta il Targioni Tozzetti, questo rilievo, accompagnato da un'iscrizione bilingue (in latino e in tedesco), era collocato sul portale d'ingresso al cimitero – cinto da un alto muro, oggi scomparso – nel quale, a partire dal 1577, gli alemanni morti a Sarzana avevano diritto di sepoltura.
I nomi dei due guerrieri inginocchiati ai piedi della croce sono leggibili nei cartigli che li sovrastano: quello di sinistra, la cui superiorità gerarchica è attestata dagli speroni e dal cimiero dell'elmo, è Adrian von Settighausen, il comandante di tutte le truppe mercenarie al servizio della Repubblica; quello di destra, Paul Mangolt di Colmar, era presumibilmente il capo delle milizie di stanza a Sarzana. Su quest'ultimo non si hanno ulteriori notizie, mentre siamo ben informati sulla figura del primo, che nel 1557 era subentrato a Sixtus Macer come colonnello della guarnigione genovese, mantenendo quest'incarico fino alla morte, che lo colse nel 1583 all'età di settantasette anni. Aveva sposato una genovese e con lei fu sepolto nella chiesa genovese di San Domenico, distrutta da tempo; Domenico Piaggio ci ha però conservato memoria della sua iscrizione sepolcrale, nella quale viene definito magnanimus et strenuus, nonché fidelissimus.
Di lui abbiamo anche un piccolo ritratto proveniente dal castello tirolese di Ambras ed oggi conservato a Vienna, eseguito dal pittore genovese Cesare Corte nel 1579, e dunque a distanza di due anni dalla raffigurazione sarzanese. La wunderkammer di Ambras, creata dall'arciduca Ferdinando d'Asburgo, era celebre in tutta Europa ed al suo incremento collaborò attivamente anche Adrian, che era imparentato con Jacob Schrenk, segretario dell'arciduca; forse fu proprio Schrenk a fornire il disegno che fu tradotto in marmo dall'ignoto scultore cui fu affidata l'esecuzio0ne del rilievo sarzanese: l'assetto iconografico, inedito in ambito italiano, rimanda infatti a precedenti danubiani.

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