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Gioberti, "banditore dell'Italica indipendenza"

di Alberto Scaramuccia

Gioberti, `banditore dell´Italica indipendenza`

- Come altre volte detto, la strada che collega le vie Prione e Da Passano, dopo altri nomi, fu intitolata a Vincenzo Gioberti, nome che se chiedi chi è, rischi ti rispondano che era parente di Carneade.
Fu invece un religioso che ipotizzò una confederazione degli Stati italiani sotto la presidenza del Papa e che fu Ministro e Presidente del Consiglio nel Piemonte di Carlo Alberto. A noi interessa perché previde un grande avvenire per la Spezia quando, indovinato vaticinio, l’Arsenale era di là da venire. Lo scrisse nel 1850 nel ‘Rinnovamento civile d’Italia’, ma da ‘ste parti era già famoso per una visita compiuta sabato 20 maggio 1848 quando era Presidente della Camera e Ministro senza portafoglio nel gabinetto Balbo cui poi sarebbe subentrato.
La sua visita non è annunciata, succede un po’ all’improvviso. Gioberti, che da Sarzana va a Genova, deve necessariamente passare di qua, ma non lo fa in incognito. Il transito è annunciato per telegrafo e la città va in agitazione per la venuta dell’illustre ospite così apprezzato per essere ‘il banditore dell’Italica indipendenza’. Per accoglierlo una folla munita di torce riempie le vie e ‘il pubblico passeggio lungo la Marina’. Ma, siccome i Sarzanesi lo trattengono il più possibile, Gioberti arriva alle 8 ¾ della mattina seguente. Ma dalle 4 c’è agitazione anche con gente scesa dalle ‘vicina castella’: mortaretti che sparano, ‘il suono dei sacri bronzi e la sinfonia della banda’ sono la colonna sonora di questa festa che coinvolge la popolazione dell’alta e bassa lega, il clero, le autorità ed il ‘sesso Gentile’ che Gioberti accoglie con ‘molta ilarità’. Si ferma al Civico, s’affaccia al terrazzo dove parla ‘del regno Italico, della nostra Armata e di Roma, sede della futura dieta italiana’. Si sta combattendo la prima Guerra d’Indipendenza, ma è anche il suo progetto.
Poi riparte verso la Foce, non solo, ma ‘tirato a braccia di popolo e da un eletto stuolo di Signore per bene’.
È un piccolo tassello dell’Ottocento spezzino che riprendo ora da un saggio dell’Ubaldo del 1916.
Qua mi chiedo quanto l’entusiastica profezia sul futuro della Spezia sia dipesa anche da questa accoglienza che, stando ai resoconti, fu davvero straordinaria e che ho dovuto comprimere nello spazio a disposizione.
Mi chiedo anche se la presenza di Gioberti non sia un segno della predestinazione della Spezia ad essere sede dell’Arsenale. Certo, non venne per vedere dove costruirlo, ma il suo volersi fermare è prova, a mio avviso, dell’interesse che a Torino si mostrava per il Golfo quando ancora Cavour era lontano dalle stanze del Governo.

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