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Gigiònabossa e le indicazioni ai turisti

di Bert Bagarre

Gigiònabossa e le indicazioni ai turisti

- Siccome in italiano abbozzare significa anche legare un battello con una corda che nel gergo è detta bozza, il verbo significa smetterla.
Nel linguaggio di Luigi, omaccione grande e grosso, era intercalare assai frequente per cui tutti lo chiamavano Gigiònabossa, tutto attaccato come fosse una parola sola. Personaggio pittoresco e molto popolare a Sprugolandia, era figlio, se ben ricordo, dell’ultimo lampionaio che ogni mattina girava le strade per spegnere l’esile luminaria che aveva rischiarato il buio della notte.
Lui girava indossando indumenti sgangherati, sempre esibendo al collo un fazzoletto dai colori esuberanti, come gli apaches, i gigolò parigini degli anni Venti cui si ispirava.
Fra le sponde della Sprugola, negli anni Cinquanta del secolo che fu, era per tutti il simbolo del pazzerellone combina guai. Nonostante questo, era una brava persona, né fece mai del male ad alcuno in vita sua. Solo, se proprio vogliamo trovargli un difettuccio, non sempre ragionava bene e, magari complice anche un goto di troppo, usciva con dei pensieri così complicati e astrusi che a chi voleva per davvero stargli dietro, veniva immancabilmente un gran mal di testa.
Mi ricordo una volta, ragazzotto, di avere assistito ad una scena indimenticabile. Dei turisti francesi poco pratici dell’italiano, incapaci di trovare un indirizzo, si rivolsero proprio a lui per chiedere lumi sull’itinerario da seguire. Forse li consigliò nell’approccio proprio quel suo abbigliamento che nel panorama provinciale e conservatore della Sprugolandia di quegli anni là, lo faceva sembrare cittadino di dimensione europea.
Imitando a suo modo gli idiomi stranieri di cui era assolutamente digiuno, lui che al di là dello sprugolotto ciù s-cieto non era capace di andare, trattenne quei malcapitati sulla strada per più di mezz’ora, riuscendo a vincere ogni loro tentativo di uscire da quel dialogo che avevano ben presto capito essere stata una mossa del tutto sbagliata.
Come riuscì Gigiòn a frustrare i loro sforzi? Ma è semplice, aumentando il ritmo dell’intercalare. Gli “abossa”, già frequenti nella sua parlata corrente, nell’occasione si sprecavano e penso che quegli sventurati ignari del patrio idioma, quella sola parola intendevano da tanto che veniva ripetuta. Siccome però nella gallica parlata bosse significa gobba, si saranno chiesti “ma che vuole questo che da noi che abbiamo la schiena dritta?”.
Alla fine ce la fecero a scappare profittando di una pausa di Gigiòn, sfinito dal dire “gobba, gobba”, pardòn, “abossa, abossa”.
Ciao, Gigiòn. A son següo che adé te dizi abossa anche a San Pietro.

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