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Fenomenologia del mugugno. E il ruolo della Sprugola

di Bert Bagarre

sprugoleria
Fenomenologia del mugugno. E il ruolo della Sprugola

- Quando a-eo fante, a tavola la domenica mattina non si parlava. Papà accendeva la radio, la televisione era di là da venire, e sentivamo la trasmissione dove imperversava o sciu Ratella, che ratellava sempre e concludeva dicendo che a foa l’è sempre quella; pe fae le cose drite, ghe vè ‘na bela lite.
A Sprugolandia ciù che ratela-e a dizemo mugugna-e, ma, se la parola è diversa, il concetto non cambia. Il mugugno è una caratteristica imprescindibile di ogni sprugolotto.
Non sono mai stati condotti sondaggi su quali argomenti maggiormente suscitano le lamentele sprugoline, ma io sono propenso a credere che il primo posto lo condividano l’allenatore in carica de-o Speza e i vicini di casa. Penso anche che la politica e e sezoe giochino la loro bella parte, ma non esistono dati precisi al proposito.
Il mugugno non è la lamentela né il brontolio corrucciato, è un bofonchiare che sale dal profondo, da sotto traccia e che tradisce risentimenti ancestrali che dipendono da stati di inferiorità per violenze e soprusi patiti da secoli che si sono accumulati nell’animo spugolino e che basta un nulla per far risalire a galla sotto forma, appunto, di mugugno.
C’entra, io penso, l’eterna soggezione alla Lanterna, sempiterna matrigna-padrona che troppi torti fece a Sprugolandia, ma anche la violenza operata a danno del paesaggio troppo abusato da Arsenale e colate di cemento. Sono giustificati risentimenti che hanno indotto nella gente sprugolotta un DNA in cui è sempre pronta a scatenarsi la voglia di ribellarsi ai torti, tanti e di tanti generi subiti.
Del resto, è proprio la patrona protettrice di questa terra, la grande sorgiva della Sprugola, che, praticando per prima il mugugno, in questa nobile arte ha sapientemente ammaestrato i suoi protetti.
Abituata per millenni a vivere libera, senza ceppi, anche modificando la sua forma, circondata da erbe palustri cresciute dal concime selvaggio della natura, disturbata nel suo incessante gorgoglio solo dal battito delle ali di pivieri e beccaccini, s’è ritrovata tutt’un tratto prigioniera di catene ingiustificate che poté solo subire, ma mai spezzò. Se ci si pensa, è una condanna dura a sopportare tanto più che chi la subisce sa benissimo che è eterna e senza appello.
Allora il solo modo di contrapporsi è manifestare la rabbia che si cova dentro, con il borbottio che sembra non esserci, pare si manifesti solo ogni tanto ed è invece sempre presente.
La è aragià a Sprugo-a e te ‘r vedi da-a ca’ che ha butà zù e dai banchi che parcheggiano nel mercato perché il loro ricovero non è gradito al nume di Sprugolandia.

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