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Erba si interroga: "E se la mascherina fosse..?"

Lettere a CDS
Erba si interroga: "E se la mascherina fosse..?"

- “Mi interrogo da diverso tempo su quelli che possono essere gli effetti dell’utilizzo della mascherina. Non tanto sugli aspetti sanitari, perché mi attengo alle disposizioni degli esperti, e di chi, in nome della scienza, opera per la tutela della salute dei cittadini; la mia riflessione invece verte proprio sul meccanismo che l’utilizzo della mascherina riesce a mettere in moto. Gli effetti della mascherina sulla nostra identità? Sul nostro modo di relazionarci con il mondo esterno? La socialità mascherata offre spunti alternativi per arricchirci ulteriormente? Domande alle quali provo, con estrema cautela, a dare risposte. Gli effetti sulla nostra identità si verificano alimentando la curiosità. Occhi che guardano, sguardi della gente che si incrociano, con quello che direbbe: “ma agli sguardi della gente, hai mai fatto caso tu?” Un nuovo bagaglio sensoriale ed emozionale con il quale possiamo convivere o non convivere. Io? Io ci convivo, per questo ne scrivo e tento di raccontarne qualcosa da condividere con chi avrà la pazienza e la curiosità di leggere questi frammenti emotivi. Dicevo, le mascherine ci consegnano questi sguardi in evidenza. Occhi in risalto di bellezze, tutte sono bellezze, che non sono state ancora viste. Ignoto è il viso di chi sta dietro quel velo. E questo non alimenta anche la curiosità? Con le mascherine le bellezze celate si fanno con ancora più forza bellezza perché portano con sè l’ignoto. Nella società della comunicazione, della intermediazione tecnologica e della sovraesposizione dell’immagine torniamo a dover capire chi abbiamo davanti. Non solo nei tratti più intimi ma anche in quelli più immediati, i lineamenti che non vediamo più. È come se una spinta immateriale avesse voluto aprire un conflitto aperto con la società delle facce. Dov’è il faccia libro in giro? Si è sottolineato lo scollamento tra il faccia libro dei nostri smartphone e la realtà delle nostre vite. In un paradosso non scontato: le facce le vediamo sugli smartphone e non più in mezzo alle vie delle nostre città. La trovo una contraddizione enorme, una contraddizione che apre mille rivoli sui quali potrebbe essere utile soffermarsi. Trovo singolare che non ci siano ancora stati riferimenti al velo islamico o alla islamizzazione dell’Occidente. Mi sarei aspettato (e se lo hanno fatto mi è sfuggito) un peana a firma Sgarbi o Giordano, che affermasse quanto è vicino l’Islam, il velo dentro le nostre case e non più fuori. Questa volta però, altro fatto inaspettato, in una condizione paritaria, uomo e donna velati e uniti in una dimensione, questa volta si, partitaria. Ci pensa il covid all’egualitarismo (parità è un termine che aborro perché qualcuno lo utilizza in una chiave agonistica e francamente il match di genere mi fa sorridere), siamo tutti uguali con la mascherina! E forse la mascherina (mi spingo oltre al confine stabilito da questa piccola riflessione) ci consegna un quadro ancora più egualitario di quello percepito. È forse il canone alternativo (qualcuno li chiama i brutti) ad avere una spinta verso una condizione più serena? Alla fine i canoni alternativi di bellezza non se la passano così bene. I social network riescono solo parzialmente a lenire sofferenze e incertezze che narrazione dominante, e poi lo specchio, impongono. E poi? Poi c’è la realtà fattuale e la dimensione del conflitto. Penso solo alla giungla estetizzante della fase adolescenziale, un vero incubo per questi ragazzi prigionieri della Società dell’immagine. E allora? Tutto questo per dire che c’è un piccolo risarcimento danni anche per loro. Lo trovo buffo, voi no? Trucchi e vari make-up che vengono spiaccicati sulle pareti delle mascherine sottolineando ancor di più il goffo tentativo, fatto che suscita in me un estremo interesse verso il quesito principe: qual è la vera maschera? Non scomodiamo l’inflazionato e abusato Pirandello, lasciamolo un attimo in pace e rimaniamo sul punto. Oggi ci mascheriamo, siamo costretti. Che si fa quindi? Per lavoro sono stato chiamato a parlare in pubblico con la mascherina o a relazionarmi in azienda o nelle istituzioni mantenendo la copertura facciale. È più facile! Anche qua, un altro scherzo del destino: chi non ha nel proprio bagaglio la sfrontatezza e la sicurezza del leader (tante volte sinonimo di improvvisazione) è un po’ più avvantaggiato o meno svantaggiato? Decidete voi che leggete. La timidezza che si combatte con la mascherina e le parole che escono con più facilità con il volto mascherato. E se il mondo quindi fosse anche un po’ più ospitale anche per gli insicuri? Che bello poter carpire qualcosa in più anche da chi solitamente poco vuole dire perché attanagliato da insicurezze e debolezze. Ma ci pensate se scoprissimo che l’aggressione, la prevaricazione e l’arroganza dei sicuri di sè non fossero, come ci hanno effettivamente raccontato, il motore del mondo? Io ci penso, ma non pretendo che mi accompagniate in questo sforzo.. La mascherina combatte il narcisismo? Non lo so però mi piace pensare che sia così. Ovviamente faccio il tifo perché questa maschera venga eliminata per sempre e che questa fase diventi una piccolissima parentesi nell’arco della storia dell’umanità; nel frattempo, con immaginazione e tanta fantasia, mi piace raccontare quello che vedo o che mi piacerebbe vedere anche con la mascherina sul volto. Sforzo vano, me ne rendo conto. Però, come si suol dire, teniamo aperta la questione: e se la mascherina fosse?”

LUCA ERBA

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