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Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Agosto - ore 20.40

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De Biasi, Ponzo ed il Pibe

De Biasi, Ponzo ed il Pibe

- Il calcio non dimentica. Gianni de Biasi è appena tornato in Italia; la sua seconda patria, con tanto di onorificenza, è oltre il mare Adriatico, l’Albania, che ora puoi vedere davanti ai tuoi occhi anche per strada, da casa. Lì, uno dei migliori mister nazionali, ha trovato la via per l’Europeo, con una qualificazione storica di un paese che avrebbe altro a cui attaccarsi. Ma mentre è lì a guardare volti e braccia protese, in giorni oramai esecrati, con il grido che si fa pietra in ogni stadio, ecco che la memoria lo riaccompagna dove lui desidera. Paolo Ponzo, un uomo che fece il calcio, in un’epopea di sudore e lacrime. Ed è allora che De Biasi accetta di parlare, commosso, pieno di storia e si sentimento. “Nessuno dimentichi Paolino, è stato l’essenza del calcio che più amiamo tutti. Al di là dell’uomo, schivo e serissimo, nel privato e nel calcio”. Tempo fa lei disse che ci manca, in Italia, la fame dei nostri padri, ci siamo adagiati sulla ricchezza, non è un caso che i talenti nascano ancora solo nella favelas argentine o brasiliane, dove si corre in 30 dietro un pallone: “Si, la penso così; chi ha fame nel calcio sono ancora in pochi, Paolo ha giocato ed è morto avendone ancora tanta. Con me in tre anni ha speso tutto”. Colpito a 3 anni dalla morte che si parli ancora di lui così profondamente?: “No, so quello che ha dato a noi ed allo Spezia. E non è solo una questione di cuore. Mi arrabbio con quelli, non esperti del calcio, che dicono che Paolo non avesse piedi buoni. Faceva cose notevoli, pensando solo che correva per quattro. Cose che altri, dopo 70’ di gioco, non potevano neppure immaginare, perchè non ne avevano le forze”. Un episodio, una fotografia che lo ricordi?:“Un giorno Milanetto durante un match, gli fece un cross, lungo, da parte a parte; lui vide la palla passargli sulla testa, si girò e la mise a terra con un gesto alla Diego Armando Maradona. Uno stop perfetto. Mi girai verso la panchina e dissi al mio secondo, visto che roba? Ecco questo era Paolo. Uno che al 90’ con i compagni morti a terra, aveva ancora la forza di saltare un tabellone e andare verso la curva”. Come seppe della scomparsa?:“Stavo facendo un’intervista in Albania, mi avvisò Tramezzani e sospesi tutto. Mi colpì come fosse morto, lui che era una macchina perfetta, un atleta perfetto e mai avrei immaginato potesse avere un problema di questo tipo”

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