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Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Agosto - ore 18.55

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Dancing in La Spezia

La pratica della danza per Annita Conti. Di Francesca Cattoi.

Le migliori intenzioni
Dancing in La Spezia

- Alcune espressioni artistiche mettono in gioco più di altre la fisicità e l’espressività dei gesti. Se il lavoro attoriale, soprattutto nelle pratiche contemporanee, si basa su una forte disciplina fisica, la danza, in tutte le sue forme, trova nel corpo umano la materia da plasmare continuamente. Annita Conti (Sarzana, 1989) balla e studia danza da tanti anni, si potrebbe dire da tutta una vita. Ha appena raggiunto un importante traguardo diplomandosi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano come insegnante di danza. In questi due anni di studio, soprattutto l’anno scorso, ho partecipato a questa bella avventura ospitando Annita nell’appartamento in cui vivo a Milano. Ricordo alcune serate divertenti (per esempio, inaugurazione della mostra di Lorenzo D’Anteo a Casa Cicca, in fondo al Naviglio Grande insieme a Valeria Maggiani), in cui Annita arrivava con la valigia dalla Spezia e ci raggiungeva per far festa insieme, anche se nei giorni successivi l’aspettavano due giornate di studio intellettuale e fisico. Ho ammirato anche la sua allegria e il sapersi adeguare ad ogni situazione. Quindi le ho chiesto di partecipare alla rubrica e raccontarci qualcosa di questa espressione artistica.

Cara Annita, eccoci qua. Anche per te la prima domanda riguarda come e quando hai iniziato a studiare danza?
"Era il 1995, avevo 6 anni. Dopo aver visto Lo schiaccianoci messo in scena dalla scuola Quarto Movimento di Sarzana e avendolo trovato così bello e perfetto, dissi a mia mamma: “il prossimo anno vorrei essere su quel palco”. E così con i maestri Lucia Boschi e Beppe Gilardi è iniziata la mia avventura danzante nella scuola Quarto Movimento".

A che punto sei della tua formazione?
"Mi sono diplomata alla Scuola di Ballo del Teatro della Scala come insegnante di danza metodo scaligero e adesso posso insegnare ai primi tre corsi accademici che corrispondono all’età dei bambini dalla prima alla terza media. Non è stato facile, lo dico onestamente, ma è stato un percorso che mi ha arricchita, stimolata, portata fuori, spesso, dalla realtà Ho fatto una scommessa con me stessa e l’ho vinta. Adesso sto riflettendo su come proseguire il mio percorso sia in termini di esperienze formative che lavorative. L’estate mi porterà consiglio".

Quali esperienze professionali annoveri tra le più significative per te?
Ricordando che io sono di Sarzana, trasferita alla Spezia per vari motivi, l’esperienza che mi ha segnata è stata quella di poter studiare con due maestri come Lucia e Beppe sopracitati. Con loro ho fatto esperienze uniche sia per quanto riguarda i progetti in cui venivamo coinvolti come allievi sia per gli artisti che grazie a loro ho incontrato sin da piccola: per citarne alcuni, Alen Bottaini, Leone Barilli, Maria Eishwald, Rachele Buriassi e molti altri. Un’esperienza significativa per me alla Spezia, città dove ormai vivo, è stata la presenza al Dialma Ruggiero in residenza artistica per alcuni anni, di Balletto Civile: li ho visti negli anni provare, sudare, riprovare, assistere ai loro processi creativi, debuttare a festival importanti e ho studiato con loro nei laboratori.
Fuori città, invece, l’esperienza più significativa per me è stata quella del master ideato da Susanna Odevaine in pedagogia del movimento a Roma, nel quale ho conosciuto svariati artisti de “la danse à l’ecole” disciplina che porto nel mio cuore e che in questi anni mi ha dato gli strumenti per tenere laboratori nelle scuole materne ed elementari, portando la danza nei contesti scolastici e non e cercando di diffonderla come disciplina fondamentale per la crescita e lo sviluppo psicomotorio del bambino".
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Qualche anno fa, al Centro Giovanile Dialma Ruggero, ho visto il saggio di fine anno di un tuo corso di danza per bambini. Era molto bello, quasi uno spettacolo vero e proprio, non solo per far vedere ai genitori cosa hanno imparato i loro bambini. Avevi curato tutto, la coreografia, i costumi, la scenografia, per la quale avevi collaborato con Alessandro Ratti, se non sbaglio. Mi racconti come lavori con i bambini? Come arrivi a costruire con loro uno spettacolo??
"Sì, Francesca, qualche anno fa hai visto il mio saggio al Dialma, perché ti avevo invitato, in quanto ti occupi di arti visive e in quello spettacolo avevo lavorato con i bambini sulle opere di Alexander Calder e Jackson Pollock. Ho realizzato uno spettacolo dal titolo: Les Mobiles-suoni rumori e colori e lavorato sul movimento facendo lunghe riflessioni sia sui quadri e sulla modalita` “violenta” di dipingere Pollock e sui mobiles, le sculture mobili, di Calder. Mi piace all’inizio dell’anno pensare ad un tema e svilupparlo insieme agli allievi durante le lezioni, perché credo che i bambini debbano essere i veri protagonisti della creazione artistica e attraverso la danza cercare forme e sperimentare e giocare con questi elementi. Lo spettacolo forse lo hai reputato diverso perché solitamente non lavoro esclusivamente sull’aspetto coreografico, ma il mio tentativo è quello di costruire un impianto, una struttura generale, dove tutti vengono coinvolti allo stesso modo e si crea una sorta di drammaturgia e partitura fisica, creata collettivamente".
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Ad aprile di quest’anno, invece, ho visto lo spettacolo Versacci futuristi. Ti ho visto in mezzo al pubblico che dirigevi i ragazzi diversamente abili, che erano tutti bravissimi e ti seguivano attentamente. Racconti come hai lavorato in questo caso e in collaborazione con gli altri che partecipavano al progetto?
"Lo spettacolo Versacci Futuristi nasce l’anno scorso dai laboratori di Enrico Casale e ne è stato presentato un piccolo estratto durante il festival organizzato da Scarti e finanziato da Fondazione Carispezia dal titolo “La scena scomparsa” di fronte all’ex Trianon. Visti i risultati di quel lavoro, e la risposta del pubblico, Enrico assieme ai suoi collaboratori, ha proseguito nel lavoro con l’obiettivo di presentare uno spettacolo più strutturato da presentare all’interno di FuoriLuogo, ampliandolo e inserendo tutti i ragazzi che nel frattempo si erano uniti al progetto biennale della Regione “La danza degli uomini uguali”; a questo progetto hanno preso parte anche i ragazzi della comunità La Missione di Sarzana, che sto seguendo per il terzo anno consecutivo, e quindi sono stata coinvolta nella creazione dello spettacolo complessivo per la parte fisica.
Il lavoro con persone con disabilità è un altro aspetto del mio percorso che mi piacerebbe approfondire e proseguire. Due anni fa ho studiato a Vienna Danceability, ricevendo la certificazione di Danceability Teacher, con Alito Alessi, il fondatore del metodo. Si tratta di un metodo di danza inclusiva che, oltre alle competenze che in qualche modo avevo sviluppato lavorando “sul campo”, mi ha aperto nuove prospettive sulle metodologie di lavoro con persone con diverse abilità partendo dalle loro caratteristiche corporee. Le persone che vivono nella comunità La Missione, che abbiamo chiamato #lamissionechedanza, sono un gruppo particolare, diverso rispetto a quello del gruppo dei ragazzi di Enrico Casale e Federica Vilardi. Intanto per la loro età più adulta - hanno circa 50 anni in media – e poi perché non vivono in famiglia ma nella comunità, ma la loro energia è talmente vitale e genuina che permette di avere sempre la possibilità di creare assieme con entusiasmo all’interno di un processo creativo collettivo e partecipato; in un certo senso loro mi guidano verso le strade da percorrere e io cerco, a mia volta, di guidarli attraverso gli stimoli che ricevo da loro, dando una forma al lavoro di gruppo e cercando le metodologie più adatte, tra quelle studiate e quelle sviluppate tra le mie competenze acquisite negli anni".
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Spesso parliamo di Loredana Rovagna e Michela Lucenti, come due protagoniste importanti della danza in città. Tu appartieni ad una generazione diversa dalle loro, ma ovviamente le avrai incontrate nel tuo percorso formativo e professionale.
"Loredana Rovagna è un punto di riferimento per lo studio della danza nel nostro territorio e negli anni è stata a mio avviso anche un’importante animatrice della vita culturale spezzina, contribuendo a diffondere una cultura della danza e del teatro che non si limitasse solo ai semplici “corsi” di una scuola, ma anche ad abituare gli allievi e le famiglie ad andare a vedere spettacoli importanti, o addirittura a portare questi spettacoli alla Spezia. Un’idea che condivido è che chi vuole “fare danza” o “fare teatro” non può limitarsi a seguire dei corsi, ma debba anche conoscere i grandi maestri della danza mondiale, debba vedere molti spettacoli, crearsi un suo gusto e “rubare” dai grandi artisti. Mi piacerebbe un giorno collaborare con lei, e già da qualche tempo spesso ci incontriamo e ci scambiamo impressioni e idee. Michela Lucenti è stata, ed è, per me un’insegnante vera e propria. Oltre ad essere oggi una delle artiste più importanti della scena delle arti performative italiane, e ho avuto la fortuna di poter seguire il suo lavoro creativo al Dialma Ruggiero. Poiché la mia formazione è prevalentemente di Danza Classica, mi ha aperto nuove prospettive nel concepire il lavoro sul corpo e nel considerare la danza, il teatro, la musica, le arti visive, non come discipline o linguaggi tra loro distanti e a compartimenti stagni. Il mescolare questi linguaggi (sempre però con rigore e con una base tecnica qualitativamente alta) come avviene negli spettacoli di Balletto Civile, dà vita a un “linguaggio scenico totale” che genera creazioni artistiche potenti e di grande impatto.
E' molto importante per me seguire da osservatrice, il lavoro della compagnia Balletto Civile, di cui Michela Lucenti è la direttrice insieme a Maurizio Camilli, anche perché ha portato alla Spezia una ventata di freschezza e di apertura alla scena nazionale e internazionale rispetto ad un certo “provincialismo”, che spesso anima il tessuto culturale della nostra città".
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Cosa possiamo dire della danza contemporanea in città? Degli studi sul movimento e il corpo?
"La scena della danza contemporanea in città mi pare abbastanza carente: devo dire che non mi sono mai soffermata a capire cosa c’era realmente nelle scuole di danza oggi attive sul territorio. Per me la danza contemporanea è tecnica e ricerca, ma la ricerca, al momento, escludendo i due riferimenti della domanda precedente, e poche altre realtà, credo vada ricercata fuori.
A mio parere bisognerebbe confrontarsi di più con quello che accade a livello nazionale e internazionale, ci dovrebbero essere più opportunità per tutti di studiare con i grandi maestri, di invitarli, di rendere il terreno più fertile. Credo che Loredana Rovagna lo abbia fatto per molti anni, le generazioni di danzatori e danzatrici con cui sono venuta in contatto in città me lo hanno raccontato, ma la mia generazione era troppo giovane e non ha potuto godere di tutto ciò. Io e il mio compagno (Andrea Cerri) giriamo per i festival, vediamo spettacoli e spesso mi accorgo di questo, di quanto ci sia da vedere e da apprezzare e di quanto sarebbe bello poter far arrivare in città.
Negli ultimi anni ci sono stati alcuni tentativi che però non sono riusciti ad espandersi più di tanto o che sono rimasti a livello di eventi unici. Una delle manifestazioni più interessanti in questo senso è la rassegna “Fisiko!” curata sempre da Balletto Civile e Scarti, all’interno della stagione FuoriLuogo (che ha ospitato artisti interessantissimi della scena nazionale e internazionale), o l’ospitalità lo scorso anno di Raffaella Giordano sempre a FuoriLuogo con spettacolo e laboratorio. Un altro evento importante è stato lo spettacolo di Abbondanza Bertoni, La morte e la fanciulla al Civico con orchestra dal vivo nella rassegna Concerti a Teatro di Fondazione Carispezia, da un’idea di Loredana Rovagna. Credo insomma che ci sia ancora molto da fare, ma si iniziano a vedere degli spiragli di speranza".
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Vorrei una tua considerazione sulla danza e sul lavoro del danzatore e il suo ruolo nel teatro e nella cultura.
"Ho scelto qualche anno fa di non fare la carriera da danzatrice, non faceva per me, e non mi sono per niente pentita, intanto perché dopo essermi laureata in Lettere ho capito che mi piaceva tantissimo insegnare e poi perché avere a che fare con persone di generazione diversa dalla mia è sempre stata una mia passione.
Credo che al giorno d’oggi sia sempre più difficile fare il mestiere del danzatore, ma penso anche che se è una vocazione e c’è un talento, vale la pena di vivere questa esperienza. Siamo noi insegnanti che dobbiamo capire dove c’è e dove non c’è; sicuramente, viaggiare, girare i teatri, incontrare artisti, confrontarsi, è una cosa bellissima e credo che insegni per la vita".
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Come collabori con gli Scarti? Hai un rapporto di lavoro anche con Andrea, il tuo compagno? Come funziona??
Con gli Scarti fino ad ora ho collaborato poco, io mi occupo ovviamente di danza e loro di teatro. Con loro, però, ho vissuto anni di teatro pieno. Hanno portato artisti incredibili nelle loro stagioni di FuoriLuogo e io ne sono rimasta innamorata, affascinata, coinvolta.
Ho collaborato con Enrico Casale nel progetto dei ragazzi disabili perché sentivo che da lui potevo imparare molte cose, visto che aveva un’esperienza importante nel settore, e abbiamo unito la danza e il teatro. Il 25 agosto replichiamo con Versacci futuristi al Castello di Ameglia per Respirarte quindi invito tutti a venire!
Con Andrea condividiamo la passione per il teatro e la danza, ma l’aspetto lavorativo non lo abbiamo troppo preso in considerazione in questi anni. Siamo sempre stati dell’idea di tenere i piani ben separati, pur condividendo tutto il resto. Ognuno ha obiettivi solidi che magari un giorno si incontreranno per qualcosa di concreto, ma per ora viaggiano e si rafforzano da soli".
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Cosa vedi nel tuo futuro e come ti vedi anche in rapporto alla città e al tuo lavoro di danzatrice?
"Nel mio futuro vedo tanti viaggi e tante collaborazioni, ma anche la voglia di portare quello che ho imparato nel mio territorio. Credo che questo sia davvero importante: bisogna cercare di mantenere le nostre città (sono di Sarzana, non me lo voglio dimenticare) vive e ricche di cultura, ricche di ragazzi volenterosi e desiderosi ancora di apportare cambiamenti, bisogna invogliare i giovani a non andarsene definitivamente, ma ad essere tenaci e coraggiosi. Questo è il mio augurio per noi, per la città e per tutte le generazioni future di spezzini (inteso in senso esteso alla provincia)". Per natura, il maestro di danza deve essere generoso, è la prima cosa che mi hanno insegnato e cerco di perseguirla con grande determinazione".

La danza contemporanea è una delle mie passioni. Anch’io, in gioventù, ho studiato con Lorendana Rovagna e accarezzato il sogno di fare la ballerina! Come dice bene Annita, gli incontri fatti, i successi dei compagni (cito uno so tutti, Jacopo Godani), gli spettacoli visti rimangono come tra i ricordi più cari. La spettacolarizzazione che si fa oggi della danza attraverso i programmi televisivi potrebbe, in parte, aiutare i giovani alla pratica della danza, ma molto più importante è vedere gli spettacoli dal vivo in teatro e frequentare dei buoni corsi, dove si insegna la disciplina e la costanza che servono per raggiungere risultati di eccellenza. E quindi, sono felice che ci sia una nuova “maestra” in città e so che farà di tutto per restare qui e divulgare questa arte con rigore e gioia!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Annita Conti


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