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Dal "mangia-minestra" al minestrone, storia della risega di Via Prione

di Alberto Scaramuccia

Dal "mangia-minestra" al minestrone, storia della risega di Via Prione

- Ogni volta che scendo da via Prione, getto gli occhi, magari un attimo solo, sulla piccola risega che si apre sul lato sinistro prima di via Cavallotti. È un budello di appena qualche metro che termina con un fondo, attualmente inutilizzato, ma che nel tempo ha sempre ospitato un’attività di ristorazione. Più che gastronomiche, le ragioni della mia attenzione sono squisitamente sentimentali.
Infatti, in quel bugigattolo de-a vecia Speza, collocato strategicamente in un’area che era allora quella dell’angiporto, in quei lontani tempi là c’era l’osteria del Mangia-Minestra. Vicina a quelle del Cervo e di tale Luigi Colonna detto Tagiain immagino per la specialità della casa, questa era una delle taverne esistenti nella città murata, e che nel febbraio 1885 conobbe perfino l’onore della citazione in una delle prime pagine di un antico periodico spezzino. La nonna Amis mi diceva che la bettola la chiamavano Il Minestrone: anche se il nome cambia, il concetto rimane lo stesso.
Il motivo del tanto fascino che il locale esercita su di me, è che lo possedevano gli Stretti, la famiglia del mio nonno materno Giuseppe che mi raccontava che l’esercizio era stato venduto dal suo nonno (o dal bisnonno, non ricordava bene neppure lui). Aggiungeva che, però, essendo tanti in casa, ai troppi eredi era toccato poco o quasi nulla del ricavato.
Subito dopo la risega, s’incontra il tratto delle antiche mura che ancora rimane in via Cavallotti e che sono ben riconoscibili per essere scarpate: non cadono, cioè, a terra a piombo perpendicolari al suolo, ma scendono obliquamente.
L’inclinazione del muro che fu eretto agli inizi del Seicento, dice il sempre prezioso Ubaldo, non dipendeva da motivi difensivi. La pendenza non serviva per opporsi, come nel Castello, ad eventuali artiglierie nemiche, ma era determinata unicamente dalla prossimità alle onde, la linea della costa essendo molto più arretrata rispetto a oggi: “le mura furono piantate sulla spiaggia del mare, le cui acque dovevano bagnarle”.
La vicinanza del tratto meridionale di quel muro a flutti e cavalloni, era tale che sulla facciata di una casa lì nei pressi venne apposta una lapide per ricordare che il mare la infradiciava quando era agitato. La targa era datata luglio 1823, ma all’epoca la linea della costa s’era già allontanata. Oggi è ancora più distante per il successivo riempimento con gli scavi dell’Arsenale, ma il panorama de-a Speza nel ‘600 per noi oggi è davvero incredibile.
Solo quattro secoli fa, tanti se misurati sull’esistenza di per una persona, poco o nulla se li rapporti alla vita della terra.

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