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Da dove inizia il cammino della Sprugola?

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Da dove inizia il cammino della Sprugola?

- Un aficionado mi ha fatto notare che negli ultimi tempi ho spesso parlato della Sprugola di piazza Cavour senza però mai spiegare la forma di quell’invaso che, pur di limitate dimensioni, fu emblema della Spezia.
Per rimediare alla sbadataggine, ricorro alla descrizione che ne fece Carlo Caselli che, ubiquo in terra di Lunigiana, è tuttora fonte preziosa per la conoscenza di questa regione che non trovi in nessuna carta geografica d’Italia. Fu però area importante sotto più aspetti anche se il riordino amministrativo ne ignorò la valenza.
Caselli in un articolo scritto per il Corriere dice che la Sprugola “s’apre in un laghetto, dal volgo ritenuto senza fondo, a pochi passi dalla piazza del mercato”. Le carte la mostrano di forma circolare, un palloncino più o meno gonfio a seconda della portata d’acqua con rami che uscivano dal nucleo principale.

La cosa che, però, più gli preme sottolineare è che nessuno conosce la genesi della sorgiva che per tutti restava un inviolato mistero. Si tratta di un’acqua che ha un’origine lontana e che arriva alla Spezia dopo aver traversato canali sotterranei. Per questo nessuno ne poté mai risalire il corso, per questo nessuno può dire da dove cominci il suo cammino. È un enigma indecifrabile e questo alone di mistero è un bene per Caselli perché, egli spiega, se si conoscesse come nascono le cose dotate di proprietà meravigliose, non ci sarebbe più nessuno disposto a credere alle loro virtù.
Con queste parole Caselli compie un’importante operazione culturale per cui un fenomeno naturale viene trasfigurato e trasceso in una dimensione che abbandona il terreno per farsi metafisica ed apparire agli occhi mortali quale cosa divina i cui effetti benefici non possono non ripercuotersi provvidenzialmente su chi ne beneficia. In altre parole, gli Spezzini godono di una speciale benedizione impartita da un nume la cui generosità è indipendente dalla religione che viene professata.

Certo, dietro l’angolo è ben visibile una sorta di panteismo, il credere, cioè, che dietro ogni aspetto della natura ci sia una divinità mondana, ed è convinzione per cui si è anche disposti a discostarsi dalla religione dei padri.
Poi, tutto funziona come nell’epica classica: là chi gode di un dono divino è destinato a prevalere sull’avversario; qua chi si è dissetato alla sorgiva della Sprugola, pur abitatore di una terra scomoda e povera, è beneficiato dalle insolite virtù prodigiose di un’acqua di cui, prima virtù a certificare gli effetti taumaturgici, non si riesce a capire da dove scaturisca. Il mistero permane, la fiducia aumenta.

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