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Covid-19, qualche domanda ai nostri governanti

di Giorgio Pagano

Covid-19, qualche domanda ai nostri governanti

- Nei giorni scorsi “Città della Spezia” ed altri media hanno pubblicato prese di posizione molto allarmanti sull’emergenza sanitaria alla Spezia e su come Regione e Asl 5 la stanno affrontando. A gran voce sono stati chiesti i dati: ora sono finalmente arrivati, anche se non tutto è chiaro. In attesa di avere dati più precisi, balza agli occhi la percentuale molto alta di deceduti rispetto alle altre realtà nazionali. Qual’ è la causa del fenomeno? Altre domande sorgono spontanee, e non a caso sono state formulate da più parti nei giorni scorsi. Perché non sono state divise le funzioni dei due Ospedali, ricoverando i contagiati al San Bartolomeo e lasciando il Sant’Andrea come ospedale “pulito” per le attività regolari? E’ vero: non è stato fatto all’inizio, nonostante le indicazioni ministeriali del 29 febbraio e del 25 marzo. Ma si può sempre fare, eliminando così i rischi di contagio di operatori sanitari e pazienti fragili.
Ancora: perché siamo una delle Regioni con meno tamponi eseguiti? Che cosa pensa di fare la Regione in materia di test sierologici rapidi? Perché dare spazio al business dei privati? Perché non fare come la Regione Toscana, che ha ordinato ai privati di convenzionarsi con la Regione, altrimenti i test, effettuati fuori dalla sanità pubblica, non avranno alcun valore?
Sono domande che rimandano ad una domanda più generale: che cosa si aspetta a dispiegare un massiccio intervento per i servizi nel territorio e le cure a domicilio?
I posti letto, tagliati in questi anni, sono stati in parte realizzati d’urgenza. E’ un grande merito dei reparti. Ma in questi anni, oltre a tagliare i posti letto, non si è mai puntato sul territorio. Ora, però, ne abbiamo un gran bisogno: perché un grande numero di persone ha bisogno di essere assistito a casa.
Insisto su questo punto perché bisogna prendere atto che nell’emergenza Covid-19 il sistema sanitario spezzino e ligure, come quello lombardo a cui si è ispirato, ha mostrato limiti gravi. E’ un modello caratterizzato, oltre che dalla commistione tra pubblico e privato che in questa circostanza non è stata d’aiuto, da un forte centralismo ospedaliero specialistico a scapito della medicina di base e dei presidi territoriali. Nel momento in cui esprimiamo profonda gratitudine per lo sforzo titanico di chi lavora negli Ospedali, dobbiamo dire che se l’epidemia ancora non si ferma è perché i contagiati con sintomi lievi o asintomatici sono molti di più di quelli rilevati con i tamponi riservati ai sintomatici gravi da ricoverare; e perché sono in tanti, purtroppo, a stare male a casa senza riuscire ad accedere agli Ospedali e senza diagnosi. Come ha scritto Ida Dominijanni su “Internazionale” diventa sempre più chiaro che “un modello basato su una avanguardia ospedaliera priva di una retroguardia territoriale di diagnosi, prevenzione e terapia non ce la fa”.
Secondo il virologo Andrea Crisanti, consulente della Regione Veneto, la battaglia contro un’epidemia non si vince negli ospedali ma sul territorio, con la “sorveglianza attiva” dei medici di base che monitorano il contagio curando in quarantena i sintomatici e risalendo attraverso i loro contatti agli asintomatici -che continuano a trasmettere il virus senza saperlo- con un uso a cerchi concentrici dei tamponi. La Regione Veneto -che in questi anni non si è ispirata al modello lombardo- sta già procedendo in questa direzione.
Ci sarà modo di discutere di tutto quello che non è andato bene, e di quanto abbiano pesato le politiche neoliberiste di questi anni. Ora non è il momento delle polemiche. E’ il momento di obbedire a chi ci dice “state a casa”, anche se è lo stesso potere che in molti casi nel corso degli anni ha tagliato la sanità pubblica e l’ha privatizzata. Dobbiamo assolutamente obbedire. Ma dobbiamo anche essere trattati da cittadini adulti, resi consapevoli e partecipi. Nelle città svuotate abbiamo riscoperto il concetto di società: che altro è un insieme di persone che decidono di mutilare i propri diritti per un comune obiettivo di salvezza? Certo, è una società in cui il conflitto è per ora sospeso: ma non devono esserlo la trasparenza, la verità, il coinvolgimento, la partecipazione. E nemmeno le correzioni in corso d’opera, quando si rendono indispensabili di fronte alle inefficienze frutto di un’evidente impreparazione del sistema. Il potere deve dare indicazioni a cui dobbiamo attenerci, ma non può pretendere che diventiamo tutti conformisti. L’unanimismo “patriottico” non aiuta a cambiare quel che va cambiato da subito per salvare quante più vite possibile.

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Lucca, Cattedrale di San Martino, il Volto Santo (2018) Giorgio Pagano


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