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Corradetti, dai diritti dei lavoratori al fascismo. E ritorno

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Corradetti, dai diritti dei lavoratori al fascismo. E ritorno

- Qualche tempo fa ho detto della profonda attenzione con cui Giuseppe Mazzini guardava ai lavoratori ritenendo che dovessero essere tutelati, rispettati e mai sfruttati. Le eventuali tensioni sociali, a suo avviso, si dovevano comporre in una concezione del popolo visto come una unità compatta in cui le differenze si annullavano. Inoltre, Mazzini avversava qualsiasi intervento del pubblico nell’economia, giudicato come vera e propria ingerenza.
Su queste sue idee si formò una generazione di sindacalisti che dovettero cimentarsi con i problemi del nascente mondo industriale che andava progressivamente prendendo il posto dell’agricoltura che fino a quel momento era stata il settore leader dell’economia.
Alla Spezia la figura più rappresentativa del sindacalismo mazzinian-repubblicano fu Ciro Corradetti, un personaggio a cui, a parer mio, la ricerca precedente non ha riservato l’attenzione che meritava. Per questo si sa poco di lui, non credo che neppure si sia conservata una sua immagine.
Mettendo insieme le poche informazioni che si possono raccogliere, probabilmente arrivò alla Spezia da Civitavecchia che gli ha intitolato una strada. Qua si distinse subito per cui gli venne affidata la segreteria della Camera del Lavoro, incarico che mantenne a lungo.
Nell’azione sindacale il suo comportamento era inquadrato nelle categorie mazziniane, ma non va taciuto quanto s’impegnò nella difesa dei diritti dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici. Combatté perché alle donne venisse corrisposta una paga adeguata organizzandole in cooperative autonome per produrre capi di vestiario per i soldati.
Il suo settore erano i portuali della cui categoria divenne anche segretario nazionale, ma forse la cosa che maggiormente ci fa comprendere le sue capacità, è che durante la Grande Guerra venne chiamato a far parte di una Commissione nazionale che doveva combattere la penetrazione della camorra nei vari porti italiani.
Fu sempre repubblicano e s’impegnò anche nel suo Partito. Alla fine del conflitto (aveva propugnato con vigore l’intervento dell’Italia nella guerra) divenne la figura più importante, con Alfredo Bottai, del Pri spezzino di cui diresse il suo organo di stampa, il settimanale “La Battaglia”.
Nell’aprile del 1919 fu tra i fondatori dei fasci di combattimento alla Spezia ed aderì successivamente al fascismo. Dei repubblicani e più in generale dei democratici, non fu l’unico a fare questa scelta anche se molti poi parteciperanno alla guerra di liberazione.
Che cosa fece Ciro Corradetti, non è ricordato ed è un peccato perché era personalità di molto spessore.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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