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Cobas Scuola: "Ogni giorno gli insegnanti parlano di antirazzismo, umanità e rispetto"

Lettere a CDS
Cobas Scuola: "Ogni giorno gli insegnanti parlano di antirazzismo, umanità e rispetto"

- In merito alla polemica scatenata dall’intervento della collega Castellani nel Consiglio Comunale in occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria, ci preme intervenire perché riteniamo che ciò che sta accadendo nella nostra città coinvolga non solo la collega, ma la scuola pubblica tutta e il suo ruolo nell’educazione e crescita dei cittadini.
Certamente la polemica non è scaturita casualmente in quanto probabilmente il fatto che la collega sia conosciuta in quanto schierata politicamente (in piena libertà di scelta come prevedono le libertà costituzionali di questo paese), ha fatto sì che il suo intervento sia stato letto, da subito, come espressione di una forza politica e non come quello che era,
semplicemente quello di un’insegnante che esprimeva con passione le motivazioni profonde che la portano a svolgere quotidianamente il proprio lavoro nella scuola: umanità, antirazzismo, difesa dei valori costituzionali. Chi ha confuso i ruoli? Chi parlava o piuttosto chi ascoltava?

Non è la prima volta che le destre di questo paese attaccano la categoria degli insegnanti accusandoli “di fare politica” in classe, in primis il ministro Salvini che ha invitato i docenti italiani che fanno politica a cambiare mestiere, né più né meno che quanto dichiarato da Cenerini a livello locale; sono anni che le destre accusano la scuola di essere colonizzata da docenti di sinistra e invocano provvedimenti. E’ questo il nodo centrale della questione, non il rispetto o meno di un regolamento di un Consiglio Comunale: chi è che non rispetta le Istituzioni? Una docente, che può anche non conoscere un regolamento non essendo quello il suo mestiere, o dei consiglieri comunali che, in disprezzo degli Art. 3 e 33 della Costituzione, si permettono di chiedere l’allontanamento dalla professione di una docente, addirittura arrivando a fare pressioni dirette e pubbliche sulla Dirigente scolastica perché proceda in questa direzione? Noi questo lo chiamiamo fascismo, perché troppo da vicino ricorda la rimozione degli insegnanti che si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo negli anni peggiori della nostra storia. Che Salvini e i suoi alleati locali si mettano l’animo in pace: ogni giorno i docenti italiani fanno esattamente quello che fa la professoressa Castellani, vanno in classe e lavorano insieme ai ragazzi sui concetti di antirazzismo, umanità, rispetto delle differenze; non è quello che possiamo fare, ma è quello che dobbiamo fare, è questo ciò che ci viene chiesto non solo dalla Costituzione (e sarebbe sufficiente), ma anche dai programmi ministeriali e dalle direttive dell’Unione Europea, al punto che abbiamo da qualche anno una nuova materia “Cittadinanza e Costituzione” che si basa proprio sullo sviluppo di questi concetti. Allora si deve fare, ma non si può dire? E mentre viene attaccata una docente che in pubblico semplicemente racconta quello che quotidianamente fa in classe e i principi che la ispirano, dobbiamo assistere quotidianamente a parole e atti che non solo non vengono condannati con altrettanta forza, ma rimbalzano sui giornali ormai nell’assuefazione generale; alcuni anni fa c’erano esponenti politici della Lega che si permettevano di andare a pisciare sulle moschee e di rivendicare pubblicamente quell’atto come atto politico, senza subire nessun tipo di ritorsione (i politici non sono esponenti pubblici i cui atti dovrebbero essere sanzionati o possono permettersi di dire e fare ciò che vogliono?).
Quel clima avvelenato è arrivato fino qui, fino ad oggi; ma o ci licenziate tutti o noi continueremo nelle nostre classi a parlare di tolleranza, di rispetto delle diversità culturali e religiose, lo faremo in sintonia con le indicazioni ministeriali e seguendo gli abbondanti materiali presenti su tutti i libri di testo, fino a quando magari a qualcuno non verrà in mente di ripristinare il libro unico di epoca fascista, quando gli argomenti erano rigorosamente selezionati dai solerti funzionari del regime, loro sì estremamente rispettosi delle loro istituzioni.

SERENA TUSINI
per l’esecutivo provinciale Cobas

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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