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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 14.53

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Centomila penne nere

di Alberto Scaramuccia

Centomila penne nere

- Quante volte è stato invaso il nostro territorio, area troppo strategica e cruciale per non suscitare gli appetiti di vicini troppo ingordi e affamati. Spagnoli, Francesi, Inglesi, Austriaci, perfino i Russi si sono attendati sulle rive del Golfo, senza dimenticare la triste presenza tedesca dopo l’8 settembre. Di questi fatti gli studiosi ci hanno fornito puntuali notizie, ma oggi va ricordata l’invasione di cinquant’anni fa quando vennero gli Alpini e inondarono la città in un’allegra, fantastica kermesse di gioia e allegria che sconvolse il ritmo rutinariamente calmo e tranquillo della nostra città.
Basta dire che furono centomila le penne nere che accorsero sulle sponde del Golfo per il loro 39° raduno nazionale raccolti attorno alla bandiera pluridecorata del 4° Alpini.
Per le vie del centro domenica 24 (50° oggi) sfila questo numero impressionante. Con i bocia nel corteo vedi i superstiti di Piave e Carso, delle steppe russe e delle montagne greche, del deserto africano (combatterono anche lì) e delle nostre montagne. Tanti marciano portando il tascapane dove tengono anche un pezzo di salame, ricordo di quando sbocconcellavi qualcosa nella rara pausa della battaglia o durante la veglia nella guardia. Nella processione laica, della loro leggenda non manca nulla se non la damigiana o il fiasco. Dalla parata il vino è bandito, ma appena finisce il goto spunta subito fuori, re indiscusso del triduo profano.
Tre ore sfilarono fra due ali elettrizzate di folla che ad un giornalista fa dire che “Spezia scettica e blasé, capace di snobbare le visite di Mussolini, s’è entusiasmata e commossa”. Sul giudizio sulle venute del Duce avrei qualche dubbio, ma non esito a dire che la città fu ben contenta di farsi coinvolgere nella grande bolgia che mescolava retorica patriottica a sinceri sentimenti di fratellanza. Non lo dice la stampa, vale pure il ricordo di chi da tempo non ha più il pelo nero.
Senza alcuna pretesa di facile sociologia, vale la pena chiedersi da dove scaturisse quel sentimento che trascinò tutta la città e che trovi solo in alcuni momenti particolari come quando fai i caroselli che ha vinto la nazionale. Al di là della propaganda, oltre l’enfasi della retorica, penso che si manifesti la gioia per aver trovato un simbolo che accomuna, che supera differenze e divisioni e che normalmente non si trova.
Gli Alpini elessero nuovamente la Spezia sede del loro raduno il 16-17 maggio 1985 e sfilarono lo scorso 21 giugno per commemorare Alberto Picco.
Fu sempre adesione ma cinquant’anni fa fu altra cosa. Era la prima volta, quella che non si scorda mai.

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Editorialisti: Salvatore Di Cicco, Paolo Carafa, Giorgio Pagano, Alberto Scaramuccia e Piero Donati.
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