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Cento lire e la cena di Natale come refurtiva

di Bert Bagarre

Cento lire e la cena di Natale come refurtiva

- Domenico V., buon cattolico mai dimentico dei precetti, la notte di Natale 1913 (tanto tempo fa) esce con la famiglia dalla casa di via del Canaletto per assistere alla Messa di mezzanotte nella Chiesa di piazza Concordia.
Però, appena uscito, dei marioli si precipitano in casa sua, forzano la serratura della porta e penetrano dentro. Bene informati, arraffano tutto l’oro facendo quasi 100 lire di refurtiva.
A quel punto, la nostrana banda Bassotti, invece di allontanarsi, fa un giretto in casa. Sanno l’indole religiosa di Domenico, sanno che starà alla funzione fino al termine, magari scambierà quattro chiacchiere con i conoscenti, la signora farà qualche pettegolezzo con le comari, i figli giocheranno con gli amichetti, poi serve più di un minuto per tornare. In cucina la tavola è imbandita: la signora, brava massaia, ha preparato tutto per il pranzo di mezzanotte ché, una volta tornati, non ci sia troppo da aspettare per mettere qualche cosa sotto i denti.
I furfanti però mandano tutto a monte ché si siedono, mangiano e bevono a sazietà con quanto trovano bell’apparecchiato. Poi, accendono il fuoco sotto la cuccuma per bersi il caffè fumante nelle chicchere del servizio buono, tirato fuori come in ogni altra grande occasione.
Anche se la cronaca non lo dice, si saranno mangiati anche qualche fetta di buccellato, il panettone del tempo. Magari si fanno anche un bicchierino di quello buono, per poi finalmente andarsene.
La cronaca non dice sulla reazione di Domenico alla scoperta di essere stato svaligiato non solo dell’oro, ma anche della cena. Ma ce la immaginiamo.
Anche se è del 1958, sono convinto che anche i più giovani hanno riso divertiti con “I soliti ignoti” del Maestro Monicelli: un drappello di sfigati che vuole fare il colpo grosso al banco dei pegni e si ritrova in una cucina dove non c’è altro da arraffare se non pasta e ceci.
Film più che famoso, i critici ne individuarono l’origine in un racconto di Italo Calvino che in un libro del ‘49 aveva narrato una cosa del genere: un trio di furfantelli s’introduce in una pasticceria dove uno dei furfanti s’ingozza di dolci dimenticando il vero scopo che l’aveva portato nel negozio.
Ignoro come lo scrittore ligure maturò l’idea della storia, ma mi piace pensare che avesse letto o sentito il fatto successo quel lontano Natale del 1913, cosa così anomala che nulla osta che sia girata per la Regione per arrivare fino alle orecchie del romanziere.
È un’ipotesi, forse anche eccessivamente fantasiosa, ma è bello pensare che dietro quel film che ci ha coccolato tutti, ci sia una storia di Sprugolandia.

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