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Ultimo aggiornamento: Venerdì 28 Luglio - ore 14.31

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Carta di paglia e civiltà dell'immagine

di Alberto Scaramuccia

Carta di paglia e civiltà dell´immagine

- Viviamo nella civiltà dell’immagine, definizione che interessa persone e cose. Quale che sia il soggetto, questo è riprodotto nel miglior modo per farne risaltare le qualità e rimarcarne i pregi celando le eventuali pecche. Però, siamo sommersi dal supporto indispensabile per questa propaganda, la carta che satura il nostro quotidiano. Quanta ne è stampata, dai libri giù fino al flyer, nome figo del volantino pubblicitario! Essendoci della carta uso ed abuso, è indispensabile riciclarla dato che questa materia prima non è inesauribile. Per di più, siccome si produce con la cellulosa ricavata dalle piante, concorre a caratterizzare la situazione del nostro habitat. Per questo siamo invitati a non sperperare questo bene prezioso, ma anzi a recuperarlo per non scialacquare un patrimonio essenziale. Anche un secolo fa esisteva questo problema che si poneva però in termini assai diversi dall’oggi.
Non esistevano allora, infatti, preoccupazioni ecologiche, ma solo problemi di rifornimento causati dalla ristrettezza del mercato in quel tragico momento di guerra mondiale. Di carta in circolazione se ne trovava davvero poca: non solo perché costava assai, ma proprio perché in giro non ce n’era. Per questo, giusto cento anni fa di ‘sti tempi interviene un decreto che impone che la misura massima di un manifesto si contenga entro 75 decimetri quadrati. Sfugge alla misura solo la carta prodotta con paglia, ma non era gradevole né alla vista né al tatto. Certo, allora non c’era la cultura dell’immagine, ma leggere un’estensione così ridotta proprio dopo essere stati per settimane circondati dalle facce sui muri dei vari candidati sindaco, confesso che mi produce un certo effetto.
A quel tempo là in cui non andavano di moda i mega poster, la restrizione nel consumo colpisce soprattutto la stampa cittadina. I settimanali che uscivano in due fogli per quattro pagine, per la nuova disposizione sono costretti a dimezzare il formato. Se si pensa che per ognuno la quarta pagina era canonicamente dedicata alla pubblicità, segno dell’influenza che i periodici esercitavano sull’opinione pubblica spezzina e dell’indotto che generavano, ci si rende facilmente conto dell’impatto negativo della situazione carta sul bilancio di ogni testata. La cosa ci riguarda perché, diminuendo lo spazio stampato su cui, fra l’altro, intervenivano impietose le forbici della censura, oggi possediamo meno dettagli su quanto succedeva nella città degli antenati. Ma il problema non si pone ai giorni nostri: con l’informazione sempre più on line, oggi dobbiamo temere solo il black out dei server.

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