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Byron non attraversò a bracciate il golfo, parola di Ubaldo Mazzini

di Alberto Scaramuccia

Correva l'anno 1897
Byron non attraversò a bracciate il golfo, parola di Ubaldo Mazzini

- Un vanto del Golfo è l’aver ospitato nel 1822 Shelley a Casa Magni, villa che allora s’affacciava direttamente sul mare.
La sua figura è spesso collegata a Byron, altro grande nome della letteratura dell’epoca, tanto che a Porto Venere la grotta Arpaia gli fu intitolata nel 1877 con una lapide che afferma essere stato quell’antro fonte di ispirazione per la caverna de “Il Corsaro” del 1814 aggiungendo che il Lord, daring swimmer, ardito nuotatore, traversò il golfo fino a Lerici. In effetti, Byron non era nuovo a simili imprese avendo già traversato i Dardanelli per emulare l’impresa di Leandro innamorato di Ero, una tragica storia d’amore da lui immortalata in un poemetto del ‘13.
La premessa è per giustificare quanto la figura del lord sia legata alla nostra landa, la impariamo fino da bimbi. Ma è tutto falso e fu il solito Mazzini a smascherarla nel 1897. Eppure persiste nell’immaginario collettivo.
L’Ubaldo argomenta con facilità le sue ragioni. George venne in Italia nel ’16 fermandosi sulla costa adriatica. Si stabilì a Pisa solo nel ’21, dunque quando aveva già pubblicato i poemetti citati nella lapide. Neppure fu mai a San Terenzo: quando si brucia il corpo di Shelley sulla sabbia di Viareggio, arriva in carrozza e riparte dopo il rito con la sua nave all’ancora alla fonda raggiunta con la salita bella nuotata.
È certo che fu a Lerici a fine estate del ’22. Avendo affittato una villa a Albaro, doveva imbarcarsi per Genova ché la carrozzabile ancora non esisteva. Tuttavia, nel borgo fu colto da un improvviso malore che lo costringe a restare “confinato nel peggior letto del peggior albergo con un violento attacco reumatico e bilioso” (lo scrive in una lettera). In quelle condizioni, conclude l’Ubaldo, è impensabile che avesse potuto affrontare il mare.
Così Mazzini, dati alla mano, smonta la nostra storia di Byron a Porto Venere.
Una sola discrepanza con le fonti: lui dice che Byron non assistette al rogo di Percy con cui, fra l’altro, negli ultimi tempi non andava molto d’accordo. Thomas Medwin, cugino e biografo di Shelley, sostiene il contrario. Ma probabilmente Mazzini non lo conosce altrimenti certo avrebbe detto del chiurlo che s’aggirava sulla vampa incurante del calore: una storia simile non se la sarebbe persa!
Perché allora nasce la storia di Byron che fa il golfo a bracciate? Questa terra è fisiologicamente affamata di miti che colmino le enormi lacune della sua epica invero assai miserella sì che tutto è buono per farsi con la saga una patente di nobiltà!
Ma certo l’Ubaldo fece effetto perché si cambiò il testo della lapide.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il testo originale della lapide commemorativa


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