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Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Agosto - ore 15.35

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Buren come Basaldella, anzi no

Buren come Basaldella, anzi no

- Qualche giorno fa ho visto gli archetti di Buren per la prima volta e, sono sincero, non mi sono piaciuti con quei colori che mi ricordano le mostrine portate sul grigio-verde qualche decennio fa. Ma, non conoscendo affatto il linguaggio dell’architettura, quella che esprimo, è unicamente un’impressione dettata solo dal mio gusto: giudizio personale, quindi, e limitato al pari di ogni altra opinione.
Mi sento, invece, di dire con maggiore conoscenza di causa che non vedo alcun collegamento di queste forme con il territorio, il suo passato, la sua tradizione.
Cercando di trovare nella storia spezzina un episodio analogo di novità che sia andato ad interrompere gli antichi schemi, anche entrando in rotta di collisione con essi, mi viene in mente solo la fontana di piazza Brin, l’opera di Mirko Basaldella che il prossimo 6 maggio spegne 61 candeline.
Ricordo ancora la staccionata che la difendeva da occhi indiscreti ed intorno alla quale noi bimbi, avevo 9 anni, correvamo immaginando le praterie del Far West. Ricordo anche gli infiniti “oh” dettati da stupore, incomprensione, delusione usciti dalle bocche degli astanti quando la mattina di quella domenica la fontana fu scoperta. A tavola, poi, con nonni, zii, genitori, fratello maggiore non si parlò d’altro. Non avendo ovviamente voce in capitolo, dovetti starmene zitto, ma le critiche sulle bocche dei grandi si sprecavano.

Tuttavia, a dispetto dell’incomprensione iniziale, quel totem bitorzoluto che si staglia verso le rondini, divenne poi il simbolo della comunità che si raccoglieva ai suoi piedi nella piazza. Succederà così anche per gli archetti? L’auspicio è, ovviamente, che si superino le incomprensioni; siamo già troppo divisi per permetterci il lusso di ulteriori spaccature specie in tempi in cui servono invece coesione e unità. Dubito, però, si possa arrivare a questo traguardo, almeno in tempi brevi. Il peccato originale che, precedendo la venuta di quei cosi giallo e blu, li marchia a fondo, è grande, quasi indelebile.
La fontana di Basaldella non aveva violentato l’ambiente dichiarando cose non esatte, si era fatta in poco tempo, non aveva scontentato commercianti e cittadini, costava poco di manutenzione, non si manifestò dissenso alla sua inaugurazione: tutte condizioni che ieri avviarono senza intoppi il processo di integrazione dell’opera nella città. Ma sono condizioni che mi sembra facciano difetto agli archetti.
Non si dovrà allora concedere il perdono? Certamente sì, a patto che si manifesti ravvedimento profondo, serio, motivato e, soprattutto, accompagnato da conseguenti atti penitenziali.

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