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Bilancio di un anno scolastico... speciale

Bilancio di un anno scolastico... speciale

- Siamo ormai giunti alla fine di un anno scolastico vissuto in situazioni di emergenza. Per i docenti, compresi gli insegnanti di Religione cattolica, è stata una lunga maratona, che ha messo a dura prova le nostre energie e la nostra resistenza. Portiamo così oggi il peso di una stanchezza fisica e mentale condivisa con i genitori, presenza fondamentale per riuscire a coinvolgere nella “didattica a distanza” (Dad) tutti gli alunni, compresi i più piccoli. Alla fine di un percorso, peraltro non ancora completato per chi deve affrontare gli esami, è buona abitudine fermarsi e fare un bilancio. Al momento, i pareri sulla Dad sono discordanti. Certo influisce la fatica che abbiamo dovuto affrontare tutti, in modi differenti in base all’ordine di scuola, modificando in modo radicale il consueto modo di fare didattica. Personalmente, ritengo che la nostra intelligenza educativa come docenti ci chieda di apprezzare ciò che di buono ci ha offerto la Dad, qui e ora. Non dimentichiamoci che abbiamo attraversato una pandemia e che anche alla Spezia, ed anche nelle case di molti nostri alunni, ci sono stati malati di Covid–19. C’è chi ha perso familiari e amici, e molti genitori il lavoro. Tutti noi siamo rimasti in casa per circa tre mesi, compresi bambini ed adolescenti. La scuola, nonostante le inevitabili criticità di una Dad non prevista e non pianificata, ha potuto essere una presenza quotidiana, magari un po’ improvvisata, specie all’inizio. Nonostante i problemi di connessione, la scuola a distanza è stata di fatto l’unica opportunità per far incontrare bambini e ragazzi tra loro e con i loro docenti, garantendo comunque un percorso di insegnamento e di apprendimento: in altre epoche storiche, neppure molto lontane da noi, avremmo dovuto recuperare l’anno scolastico, il che per fortuna non è avvenuto.

La Dad non può sostituire la scuola in presenza, lo sentiamo noi e lo riconoscono i ragazzi, con i quali ho spesso parlato: “Ci sono mancati i momenti in cui stare con gli altri fisicamente e non solo in video, ci è mancato il confronto con i professori e i compagni senza il filtro di uno schermo che fa comunque sentire un po’soli”. La scuola, del resto, non è solo conoscenza, è soprattutto formazione e opportunità di socializzazione. La Dad, a mio avviso, ha fatto anche emergere ferite più o meno nascoste. E’ stato difficile arrivare a tutti gli alunni. e non solo per l’accessibilità ai dispositivi digitali, anche se gli istituti hanno cercato di fornire tablet e pc a tutte le famiglie in difficoltà. E’ stato difficile, in particolare, raggiungere e coinvolgere alunni con svantaggio socio–economico. La scuola è aperta a tutti, dichiara l’articolo 34 della Costituzione. Benché si sia cercato di fare il possibile per raggiungere tutti, la Dad ha messo in evidenza ancora troppe criticità. C’è dunque ancora da lavorare molto per colmare questo divario, che non è solo digitale. A settembre ci auguriamo tutti di tornare in aula, credo però che non vadano gettate via l’esperienza vissuta e le competenze acquisite. Alcuni ragazzi hanno imparato ad essere più autonomi nell’organizzare lo studio, comprendendo che esso va ben oltre i voti scolastici, e qualcuno forse capirà di aver sciupato un’opportunità di crescere in autonomia e responsabilità. Di fatto, lo strumento digitale può entrare nella didattica ed essere usato, sia pure in modo non esclusivo, oltre l’emergenza. I volti pallidi e stanchi ma sorridenti dei ragazzi ci parlano di una resilienza che insieme ci ha consentito di uscire dal tunnel. E la scuola, che non è stata sospesa bensì vissuta in un altro modo, ha potuto contribuire non poco per dare un senso a lunghe settimane di buio, di solitudine ed anche di dolore.

Lucia Battiglia

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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