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Attorno (in senso letterale) alle mura di Luni

di Piero Donati

Materia facoltativa
Attorno (in senso letterale) alle mura di Luni

- Recentemente è emerso un tratto del lato occidentale della cinta muraria di età repubblicana della colonia di Luna, dedotta nel 177 a.C. (foto Franco Bernardini). Anche questo segmento, come quelli già individuati in passato, è formato da materiali litici estratti dal promontorio di Punta Bianca, fra i quali troviamo la roccia calcarea di colore biancastro, impropriamente assimilata al marmo apuano, che dà il nome al promontorio. Calati sulle zattere, i blocchi erano trainati sino al sito prescelto e venivano poi messi in opera; tutto ciò presuppone la disponibilità di un numero considerevole di schiavi e di tecnici specializzati, di solito provenienti dalle aree del Mediterraneo orientale, e dunque di lingua greca; questo aspetto va adeguatamente sottolineato perché ci dà la misura dell'importanza che Roma attribuiva alla nascita di questa colonia.
I blocchi individuati da poco saranno probabilmente lasciati a vista poiché la loro posizione non contrasta affatto con la necessità di garantire il passaggio dei pedoni in quel tratto; è auspicabile, anzi, che l'uso consolidato di quel sentiero come strumento per il benessere fisico e l'opportunità di valorizzare le testimonianze visibili della prima fase della lunga vita della colonia concorrano alla definizione di un progetto specifico, il quale aggiunga il 'giro delle mura' alle altre offerte della zona archeologica. In tal modo potrebbero essere colmate alcune lacune di vecchia data: non è tollerabile, ad esempio, che i resti della Porta Orientale, attraverso la quale la via Emilia di Scauro entrava in città andando a formare il decumano maggiore, non siano segnalati al visitatore e giacciano tra rovi e rifiuti nell'indifferenza generale.
Il circuito delle mura, praticabile già adesso per tre quarti del percorso, potrebbe essere arricchito, sulla base di esperienze già consolidate, di semplici attrezzi in materiali compatibili per l'esercizio fisico e magari di una fontanella per dissetarsi e di un contenitore per la raccolta della plastica. La proposta di un circuito così strutturato potrebbe essere integrata col progetto di rendere Luni luogo di sosta, e non solo di transito, per coloro che, in numero significativo, scelgono di percorrere la via francigena secondo l'itinerario di Sigerico da Canterbury, che alla fine del secolo X, di ritorno da Roma, fece tappa a Luni, ove evidentemente non c'era soltanto una bottega di maniscalco – come hanno rivelato le indagini archeologiche – ma c'era anche una struttura in grado di accogliere un arcivescovo e il suo seguito.

PIERO DONATI

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