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Atalanta, la polena dagli occhi assassini

di Bert Bagarre

sprugoleria
Atalanta, la polena dagli occhi assassini

- Siccome le belle opere d’arte gettavano in stato confusionale Stendhal, gli s’intitola la sindrome che colpisce chi si strania dal mondo per la bellezza di quanto vede.
È cosa nota, ma anche a Sprugolandia si manifesta un simile effetto che provoca però effetti molto più perniciosi della semplice vertigine in quanto causa la morte.
Artefice di questi lutti, almeno tre, è una polena, la statua in legno che decora la prua delle navi. Esposta nella bellissima sala al secondo piano del bellissimo Museo Navale, raffigura una giovane che ebbe una vita travagliata.
Infatti, negli anni Sessanta dell’Ottocento venne ripescata dal mare dai marinai della cannoniera Veloce che inizialmente l’avevano scambiata per una naufraga: pensiamoci, fin dalla comparsa quella polena crea illusioni. Le imposero il nome di Atalanta, la vergine tanto ratta nella corsa che perfino Usain Bolt c’avrebbe fatto una figuraccia. Forse il nome deriva da una predella dove era scolpito o dall’Atlantico dove fu ritrovata, ma non dimenticherei che fu raccolta dalla Veloce.

La polena raffigura una giovane scalza, avvolta in un peplo che lascia scoperto un superbo seno destro dominato da un capezzolo gonfio e turgido. Non vado oltre, siamo in fascia protetta, ma i fortunati che l’hanno sfiorato assicurano che è duro come legno.
Il volto, a parer mio, non è pari al corpo: il crine scarmigliato e un naso che assomiglia a quello di Olivia di Popeye non attirano molto, ma gli occhi, beh, dicono siano quelli gli assassini.
Su quegli occhi non bisogna indugiare: sono essi gli artefici della malia se l’umano vi immerge troppo i suoi. Chi lo fece, forse ignaro della dannazione che contenevano, vi perse la vita.

Toccò ad un custode che, sconvolto dalle occhiate lanciategli quando le passava accanto, s’innamorò così tanto di Atalanta da impiccarsi accanto alla malvagia maliarda che non corrispondeva al suo amore.
Fatta poi restaurare da un falegname, lo trovarono ai suoi piedi con una lama infitta nel cuore. Dissero suicidio, ma un esoterico sostenne che una notte di buriana fu la polena che armò la mano suicida.
Quando poi in queste lande c’era la Wermacht, un ufficiale che se l’era portata a casa, una mattina fu trovato morto presso a lei con la Luger in mano, gli occhi spenti immersi in quelli della fascinosa ammaliatrice.
Neppure si contano gli antiquari che, persa la testa per Atalanta la bella, provarono a rapirla, ma la polena non volle mai lasciare ‘sta terra così bella. Allora, che sia essa la causa dei suicidi? Se è così, dizemose a veità, i ne fosse ciù giusto parla-e anche di Sprugolandia syndrom?

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