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Alimentazione e intolleranza al lattosio

di Erika Perini, biologa nutrizionista

Pillole di nutrizione
Alimentazione e intolleranza al lattosio

- “Sono intollerante al lattosio e non mangio più latticini”.
Questa frase, negli ultimi anni, è divenuta di quotidiano ascolto. Eppure talvolta eliminare completamente il lattosio dalla propria dieta è inutile.
Questo perché le intolleranze dipendono anche dalla quantità dell’alimento assunto oltre che dalla sensibilità personale.
Partiamo però dal principio: cos’è il lattosio?
Il lattosio è il principale zucchero presente nel latte umano e dei mammiferi, ad eccezione di quello di leoni marini e trichechi che producono un latte più grasso e senza lattosio.
Questo zucchero è, a sua volta, una molecola formata da due zuccheri semplici, ovvero glucosio e galattosio e, per essere digerito ed assorbito dal nostro organismo, deve essere assolutamente scisso (ovvero spaccato) nelle sue due componenti. Questa operazione necessita di enzimi specifici chiamati lattasi che si trovano a livello intestinale.
Il latte materno, così formato da lattosio, proteine, vitamine e minerali, supporta lo sviluppo del bambino e dei suoi batteri intestinali, in particolare di bifidobatteri, che hanno il compito di proteggere il tratto gastro intestinale da infezioni.
L’espressione dell’enzima lattasi cambia nel tempo: inizia ad esprimersi già nell’ottava settimana di gestazione e raggiunge il suo picco alla nascita. Dopo i primi mesi di vita, l’attività della lattasi inizia a diminuire a volte fino a quando non scompare.
Tuttavia, nell’uomo, una parte della popolazione mantiene l’attività della lattasi per tutta l’età adulta.
Ciò è stato reso possibile in seguito allo sviluppo di stili di vita basati sulla pastorizia ed al maggior consumo di latte e derivati conseguente alla nascita degli allevamenti che ha creato mutazioni per la persistenza della lattasi anche in età adulta
Quindi… in realtà, l’intollerante ha un organismo perfettamente funzionante poiché…il “diverso”, in realtà, è chi in età adulta riesce a tollerare il lattosio essendo il “frutto di adattamenti/mutazioni”.
Da un punto di vista della terminologia bisogna fare alcune chiarezze.
Il termine deficienza di lattasi (LD) o ipolattasia si riferisce alla carenza dell'enzima lattasi; questo porta al malassorbimento del lattosio, cioè ad una digestione inefficiente del disaccaride, che a sua volta può portare a intolleranza al lattosio, una condizione clinica definita come la presenza di sintomi gastrointestinali dovuti al malassorbimento del lattosio
I sintomi possono essere gastrointestinali come flatulenza, diarrea, costipazione, nausea, vomito, distensione addominale e dolore oppure sintomi sistemici come mal di testa, dolori muscolari, ulcere alla bocca, stanchezza e perdita di concentrazione.
Poiché i sintomi, sia gastrointestinali che sistemici, possono comparire diverse ore dopo il consumo di alimenti contenenti lattosio e poiché esiste un'ampia distribuzione di prodotti contenenti lattosio (anche prodotti non caseari, poiché il lattosio viene utilizzato come additivo alimentare in diversi prodotti), il paziente intollerante al lattosio non è sempre in grado di correlare l'insorgenza di questi sintomi con l'ingestione di lattosio.
Solitamente, chi ha avuto una diagnosi di intolleranza al lattosio (che ricordo deve essere ottenuta con l’unico test validato ovvero il Breath Test), inizia a escludere totalmente il lattosio dalla propria dieta.
Tuttavia escludere il latte e latticini dalla dieta di persone intolleranti in generale non è sempre raccomandato.
Sicuramente bisogna precisare che nella fase acuta (ovvero quando ci sono i sintomi) bisogna eliminare la quantità di lattosio fino alla scomparsa dei sintomi.
Infatti, diversi studi scientifici, dimostrano che la quasi totalità degli intolleranti al lattosio tollerano circa 9-12g di lattosio per porzione (equivalente a 240g di latte) e circa 18-20g di lattosio distribuiti nell’arco della giornata.
Così, latte e latticini possono essere reintrodotti in base alla rispettiva tolleranza.
Ma come capire qual è la dose giusta per me?
Si inizia a introdurre un solo alimento con lattosio alla volta ma soprattutto a piccole dosi crescenti e si valutano di conseguenza i sintomi gastrointestinali e non.
Insomma detto tra di noi: si va a tentoni!

ERIKA PERINI

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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