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Alfredo Bottai, quel mazziniano mai allineato

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
Alfredo Bottai, quel mazziniano mai allineato

- Alfredo Bottai fu una figura importante della politica spezzina di inizio Novecento anche se, sentendo il cognome, gli Spezzini al massimo lo collegano al nipote Giuseppe, esponente di altissimo rilievo del fascismo.
Così Alfredo appartiene come tanti altri alla categoria dei dimenticati, trascurati dalla ricerca che non ha indagato a sufficienza nelle pieghe degli avvenimenti senza chiarire a sufficienza la dinamica delle cose. Non erano solo persone, ma, avendo un seguito, rappresentavano fette più o meno consistenti della società spezzina che quindi non si conosce nella sua linea evolutiva. Il Nostro nacque sulle rive del Golfo nel 1874 e s’impegnò fin da giovane nelle file del Partito Repubblicano. Era un mazziniano convinto che lottava contro lo sfruttamento dei lavoratori ma non accettava alcun tipo di intervento dello Stato nell’economia.

Questa convinzione che condivide con non pochi altri aderenti al Pri, lo porta a duri scontri con le altre forze del lavoro: dagli anarchici lo separa l’idea della rappresentanza espressa dal voto, con i socialisti la differenza ideologica è superata dalla lotta politica. Con gli avversari possono esistere solo convergenze del momento, per motivi economici e non per il progetto di una nuova società.
Si vede bene questo atteggiamento di Bottai nel duro sciopero degli arsenalotti nella primavera del 1903: nella lotta c’è un’apparente unità ma sotto si notano vistose incrinature che minano la compattezza del movimento. L’anno seguente Alfredo va a lavorare alla Cassa di Risparmio di Parma, una bella lontananza per lo stato delle comunicazioni del tempo. Ma la Spezia se la porta nel cuore e Bottai non manca di inviare al suo giornale articoli che firma con lo pseudonimo di Aroldo.

Quando si forma il Blocco, la coalizione di sinistra per sconfiggere De Nobili, Alfredo la sostiene mantenendo però le antiche pregiudiziali. Così, quando il Congresso del suo Partito nel ‘14 svolta verso l’intransigenza cioè la rottura delle alleanze, Bottai appoggia la nuova linea. Identico atteggiamento ha il Psi, così il Blocco perde il deputato.
Quando si scatena la prima guerra mondiale, il Nostro è subito interventista ed organizza volontari per la Legione Garibaldina che combatte in Francia. Al termine del conflitto si avvicina al sindacalismo rivoluzionario di De Ambris, cosa che gli creerà problemi con il regime superati grazie agli interventi del nipote.
Dopo la seconda guerra mondiale, è eletto consigliere comunale tanto per il Comune della Spezia quanto per quello di Parma, ma i suoi anni migliori sono quelli del primo Novecento.

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