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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Gennaio - ore 14.09

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Al governo un gruppo dirigente di dilettanti

di Luigi Grillo

In attesa del maggio 2019
Al governo un gruppo dirigente di dilettanti

- Quanto accaduto al Senato nei giorni scorsi ha dell’incredibile. Dopo 27 anni trascorsi in Parlamento, dopo aver gestito in qualità di Sottosegretario al Bilancio la Finanziaria del 1992 (Governo Amato) quella del 1993 (Governo Ciampi) e quella del 1994 (Governo Berlusconi) mi sento di affermare che mai il Parlamento aveva subito una umiliazione per ciò che è accaduto il 22 dicembre al Senato. Mai ad un ramo del Parlamento è stato richiesto di votare a scatola chiusa la fiducia su un maxiemendamento di 654 commi senza che sullo stesso si svolgesse un esame, un dibattito nella Commisione Bilancio competente.

Voglio ricordare che altre volte nel passato il Parlamento ha lavorato di domenica, ha tenuto sedute notturne (nell’ottobre del 2002 quando si trattò di fa approvare la Legge Obiettivo per rilanciare le opere pubbliche nel nostro Paese, dovendo battere l’ostruzionismo del Verdi e di Rifondazione Comunista, la seduta conclusiva della ottava Commissione da me presieduta iniziò i lavori alle 10 del mattino per finire senza interruzione alle ore 5 del mattino successivo). Tante volte le Commissioni Parlamentari hanno lavorato alla vigilia di Natale ed il giorno di Santo
Stefano. Perché, ci si chiede, il cosiddetto “Governo del Cambiamento” ha esautorato in maniera così violenta il Parlamento proprio nel passaggio più qualificato quando cioè l’Aula e la Commissione Bilancio sono chiamate ad esercitare la loro funzione dibattendo e votando la legge più importante dell’anno? Un esame attento delle norme inserite in questa legge di stabilità (un tempo chiamata finanziaria) dopo la sua definitiva approvazione consentirà di capire meglio il perché di questo vistoso strappo istituzionale.

Fin d’ora è possibile rilevare che siamo in presenza di un gruppo dirigente formato da dilettanti privi di esperienza,privi di preparazione, con scarsa cultura politica, delegati dalla volontà popolare a governare un Paese assai difficile e complesso, un Paese, non va dimenticato che è tra le prime dieci potenze mondiali. La legge di stabilità approvata a scatola chiusa dall’Aula del Senato più che una finanziaria, che dovrebbe dare l’indicazione di una politica economica da perseguire, appare una legge omnibus, un treno che passa oggi e sul quale tutti hanno cercato di salire per soddisfare le varie corporazioni. Sono tante le micronorme inserite nella 274 pagine dove dominano ad esempio assunzioni con
posti riservati a categorie privilegiate, della disciplina del reddito di cittadinanza e sulla riforma cella legge Fornero non vi sono le norme (segno evidente che sull’articolato non vi è ancora un accordo tra le forze che sostengono il Governo) anche se vi è l’indicazione dei relativi stanziamenti: 6.1MDI per il reddito di cittadinanza e 4.7 MDI per la riforma della Fornero.

Salvo ulteriori modifiche, con 6.1 MDi di euro per il reddito di cittadinanza si potranno dare in media 100 euro al mese ai 6 milioni di poveri ai quali si è promesso un reddito di cittadinanza di 780 euro mensili. Anche quota 100 - l’altra norma bandiera - è stata conquistata a caro prezzo. La manovra infatti per compensare questo costo ha previsto di bloccare per tre anni la rivalutazione delle pensioni superiori ai 1.540 euro e un prelievo quinquennale dal 15 al 40 per cento su quelle di importo superiore ai 100.000 euro calcolate in tutto o in parte col metodo contributivo. A pagare il prezzo più caro saranno, ad una prima lettura, le imprese che nel 2019 pagheranno quasi 8 MDi di tasse in più. Ma anche i cittadini saranno a rischio di stangata perché, dopo tre anni di blocco, nella legge di Bilancio non c’è più la norma che, al fine di contenere il livello complessivo della pressione tributaria, vietava a regioni ed enti locali di deliberare aumenti dei tributi nonché delle addizionali ad essi attribuiti con legge dello Stato.

Altra sorpresa contenuta nella legge di bilancio è il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione, e la riduzione di ben 4 MDI di investimenti pubblici. Una decisione che già ha scatenato giuste e vibranti proteste è il raddoppio dell’aliquota IRES per le attività non profit svolte dalle associazioni,fondazioni che operano nell’assistenza sociale, nella sanità, nell’struzione, nella formazione, il cosidetto Terzo Settore. Il Terzo Settore è un pilastro del costume, della storia e dell’economia del nostro Paese nei confronti del quale emerge l’incoerenza di un partito (Cinque Stelle) che, a parole, si vanta di essere impegnato a sconfiggere la povertà, e poi raddoppia le tasse a carico degli enti che operano nel sociale con ciò riducento proprio le risorse di chi da decenni concretamente assiste e sostiene
i poveri ovunque siano.

Bene ha fatto il Cardinale Bassetti a ricordare proprio ieri in una bella intervista “La storia italiana è stata tormentata , ma se c’è una cosa che ha riscattato tante cattiverie e miserie, è il sentimento morale di partecipazione popolare alle difficoltà e alle disgrazie della gente. Partecipazione generosa, concreta, creativa e competente. Ci vuole un salto di qualità culturale per non considerare più le reti comunitarie come realtà puramente ancillari, ma come protagoniste di quel welfare comunitario che può generare coesione, qualità e sostenibilità. Senza questo salto culturale non si colpiscono soltanto le fasce più deboli ma la dignità di tutti anche di coloro che avendone la possibilità accettano di donare parte del loro tempo e delle loro energie a fini di bene: gruppi, enti, fondazioni bancarie, singoli. Quando calamità, emergenze umanitarie, ci colpiscono chi corre? Chi nel quotidiano aiuta le famiglie a portare il peso della vita? Chi cerca di aiutare? A che scopo mettere in difficoltà una rete secolare di opere e di impegno?.

Non occorre essere economisti di rango per capire che una manovra che aumenta la spesa corrente, in un Paese che ha seri problemi con il suo debito pubblico , una manovra che riduce gli stanziamenti per le opere pubbliche e gli investimenti in generale, una manovra così impostata non aiuterà il Paese ad essere più competitivo, non favorirà la ripresa economica, non potrà creare nuovi posti di lavoro. C’è solo di augurarsi che l’avvio della campagna elettorale per le Europee - annunciata da Matteo Salvini – non sia l’occasione per altre decisioni demagogiche e populiste a tutto danno della stabilità economica finanziaria e sociale del nostro Paese.

Luigi Grillo, ex senatore

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