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Aimone, il Peola e la battaglia delle meringhe

di BERT BAGARRE

Aimone, il Peola e la battaglia delle meringhe

- Gli si rivolgevano tutti con il rispetto ossequioso che giustamente compete a chi vanta lombi altolocati e riveste per di più un’elevata funzione pubblica.
Lui rispondeva con l’affabilità compiaciuta che è stata consigliata fin dall’infanzia da schiere di precettori privati.
L’interpello non defletteva mai dal cliché consacrato e parimenti la risposta era sempre adeguata a quell’intonazione.
“Altezza”; “Un metro e novanta”.
Aimone, rampollo della nobilissima casata dei Savoia pur di un ramo cadetto, nonché giovanissimo Comandante di squadra navale, quando il dovere lo consentiva, soleva andare dal bar Peola in via Chiodo a farsi l’aperitivo con i colleghi ché, pur alto così, non disdegnava la bassa gente al punto che per molti era un aristocratico sinistrorso.
Nel bar un giorno il Principe, al termine di una mattinata forse un po’ troppo uggiosa, decide di rompere la monotonia del tran-tran per dare un po’ di sprint a delle ore che non erano rock.

Si avvicina dove allineate e composte stavano le meringhe che erano la specialità della casa; ne brandisce una e, dopo aver preso accuratamente la mira, la scaglia contro l’uniforme gallonata di un ufficiale. Questi sta allo scherzo, non per deferenza, ma solo per la voglia di divertirsi, e si precipita ad impugnare una meringa tutta panna per farne un proietto contro la giacca principesca. Nasce una battaglia di paste che solcano il cielo di Peola ricadendo dove capita. Alla fine una delle tante merighe volanti si conficca proprio nell'austera pupilla di un Maggiore di Artiglieria che stavolta, anziché bombardare, è bombardato. Mentre dall’occhio la panna scivola giù lenta ad intortare la giacca impomatata dell’ufficiale, questi senza battere ciglio fors'anche per non rischiare la cecità, scatta in piedi, batte i tacchi e saluta deferente l’Altezza Reale.

Il gesto segna la fine della battaglia che aveva turbato i cieli del Peola. Aimone si ricompone, si scusa e porge un fazzoletto niveo ché l’infelice artigliere vittima dello scontro, deterga l’occhio offeso senza il quale non avrebbe potuto mirare bene. Le meringhe erano la specialità di Peola, ma dopo quella guerra lampo divennero il prodotto di pasticceria più consumato in città. Nessun ritrovo ne era privo tanta che era la richiesta.
Correva l’anno di grazia (ma mica tanto) 1941, l’Italia era in guerra da un anno. Ci se ne chiedeva il perché senza immaginare quanto sarebbe successo, né il bell’Aimone sapeva del suo regno effimero ed infelice di Croazia.

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