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Abul Abas, il padre della devastazione a Porto Venere

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Abul Abas, il padre della devastazione a Porto Venere

- Dal 1923 l’Amministrazione Comunale pubblicò la “Rassegna Municipale”, un periodico trimestrale che informava delle attività dell’Ente offrendo anche notizie preziosissime sui periodi precedenti.
La Spezia era appena stata elevata a Provincia e l’iniziativa voleva formare gli Spezzini, dando il senso di appartenenza al territorio ad una popolazione frutto del grande flusso migratorio iniziato decenni prima e che si vuole rinsaldare identitariamente, specie dopo la Grande Guerra e i turbolenti anni successivi.
La Rassegna è uno strumento molto utile per l’indagine storiografica.
Nel ’24, ad esempio, vi troviamo un impegnativo saggio di Ubaldo Formentini appena subentrato a Mazzini nella guida della Biblioteca. Lo studioso esamina in un ampio saggio come s’è formata la popolazione spezzina partendo dal periodo convulso in cui più forze (Bizantini, Longobardi, Franchi, Papato) si disputano il controllo strategico di queste lande.
Nell’ampia ricerca rientra anche l’avventura di un elefante che nell’anno di grazia 801 sbarca a Porto Venere.
Carlo Magno nel 797 aveva inviato un’ambasceria al califfo Harun al-Rashid, Aronne il ben guidato, signore di ogni dove dal Maghreb all’India nonché della bellissima Sharazad che per mille e una notte lo deliziò con le sue splendide favole.
Dei tre messaggeri torna il solo Isaac iudæus che reca doni a Carlo che proprio il Natale precedente era stato fatto Imperatore. Fra questi c’è anche un elefante. Sapendo che era ingombrante, Carlo invia in Liguria il notaio Ercambaldo per allestire un naviglio atto a trasportare un simile peso.
Così, nell’801 il pachiderma che portava il non simpatico nome di Abul Abas, cioè padre della devastazione, può sbarcare a Porto Venere per essere quindi indirizzato in un’area fra Ivrea e Vercelli dove al momento stazionava il Re franco. Come lo portarono, è tuttora mistero. Il monaco Eginardo che del grande Imperatore fu biografo, non dice nulla limitandosi ad informare che il buon Abul scomparve 9 anni più tardi. Neppure sappiamo per quale causa morì, ma possiamo legittimamente supporre che si dovette scavare tanto per preparargli la fossa.
La storia insegna un paio di cose.
Innanzitutto, che Porto Venere era già all’inizio del 9° secolo uno scalo ben noto ed attrezzato se proprio lì viene sbarcato un “pacco” di quel genere.
Inoltre, piace notare come due potenze contrastanti, l’Impero cristiano e il Califfato islamico, pur in un momento in cui per la reciproca espansione si pestavano vicendevolmente i piedi, riuscirono comunque a trovare spazio per colloquiare e mantenere rapporti commerciali.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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