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"Vittorio, il coltellinaio", scomparso anche dall'anagrafe

di Alberto Scaramuccia

"Vittorio, il coltellinaio", scomparso anche dall'anagrafe

- Tanto in “Spezia 1917”, quarto atto della pentalogia con cui spiego la città nella Grande Guerra, quanto in questa rubrica, ho già detto che in quell’anno tutt’Italia faceva la fame perché mancava la materia prima alimentare. Non era questione di borsellino, ma proprio non c’era da mangiare: la guerra aveva chiuso i mercati, chiamato i contadini al fronte, sconvolto le coltivazioni.
Fame totale, ma alla Spezia più che altrove. Il poco disponibile era razionato sulla base del censimento del 1911 che registrava 81321 abitanti. Ma in città mangiavano i marinai imbarcati sulle navi da guerra, gli operai militarizzati venuti da fuori per lavorare nella produzione bellica e quanti dei comuni vicini erano occupati qua. Poi, Il Popolo spara la bomba: il censimento del 1911 sballa di oltre 12.500 persone che non si sono registrate.
È difficile dire se l’affermazione della testata cattolica è fondata, però a metà settembre ‘17, non appena la distribuzione è assunta dalla Marina Militare, il Governo decreta che ai militari sulle navi provveda il Ministero competente e che si distribuisca la farina conteggiando 100mila persone e non più gli 81mila e spiccioli come s’era fatto fino allora.
Ma l’accusa de "Il Popolo" chiama in causa anche i servizi demografici del Comune che, stando almeno a quell’affermazione, non sembrano particolarmente efficienti anche sulla base di fatti precedenti.

Quando lunedì 3 luglio 1916 succede il tragico incidente di Pagliari, l’immane deflagrazione che provoca decine di vittime oltre ad enormi danni ai fabbricati, un primo elenco pubblicato dalla stampa locale, conteggia 60 vittime (alla fine saranno 281, oltre quattro volte e mezzo di più). Lì, di ogni deceduto si forniscono cognome e nome, età, residenza ed occupazione.
Di tutti meno che di uno. Rigorosamente elencati in ordine alfabetico, alla fine leggiamo che fra gli scomparsi si deve annoverare anche tale “Vittorio, il coltellinaio”. Dunque, una persona nota agli abitanti della zona dello scoppio, conosciuto solo per la sua professione di, immagino, arrotino.

Un povero cristo, dico io, privo di una residenza e di una famiglia che reclamasse l’identità del congiunto perito nella sciagura. Quando nel ’29, tredici anni dopo l’incidente, la stampa pubblica l’elenco ufficiale delle vittime (alla fine sono ben 281), in fondo alla lista troviamo “Vittorio, ?”: ancora non se ne sa nulla. Il povero Vittorio magari veniva da un comune limitrofo, ma è possibile che nessuna anagrafe abbia fatto ricerche per appurare l’identità? Il tutto legittima i dubbi sull’efficienza dei servizi demografici dell’epoca.

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