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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Agosto - ore 22.15

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"Una riforma costituzionale con molte ombre"

`Una riforma costituzionale con molte ombre`

- In questi ultimi tempi a sostegno della riforma costituzionale oggetto di referendum, sono stati indicati molti e diversi padri nobili i cui nomi, per profondo rispetto delle loro figure, non intendo ora rammentare. Si potrebbero però, volendo, indicare anche dei richiami meno nobili, per quanto senz’altro casuali, non voluti, relativi a questa stessa riforma. Mi riferisco al progetto di Licio Gelli, a quel “Piano di rinascita democratica” della loggia eversiva P2, rinvenuto e sequestrato nel 1982.

Ebbene, fra gli obiettivi a medio-lungo termine di questo sodalizio criminoso si legge: “riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari; nuove leggi elettorali, per la Camera [...] e per il Senato, di rappresentanza, di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale [...].”

Ovviamente, nella logica eversiva della P2 questi provvedimenti, insieme ad altri, dovevano andare nella direzione di una configurazione istituzionale più autoritaria. L’attuale Costituzione con il suo bicameralismo perfetto, è bene ricordarlo, non ha protetto il paese soltanto nell’immediato dopoguerra, nella fase post-fascismo, come viene spesso ripetuto, ci ha protetto anche dal terrorismo rosso e nero degli anni 70, dalle stragi neofasciste, dai crimini e dalle stragi di mafia e dalle trame eversive della medesima P2, impedendo il tracollo delle Istituzioni.

Ed ha traghettato l’Italia nel nuovo millennio, producendo complessivamente una massa impressionante di leggi, come in nessun altro paese europeo: è falso dunque imputare alla Costituzione una presunta lentezza nella produzione legislativa, semmai è vero il contrario (chi non ricorda i falò di Calderoli?). Diciamolo una volta per tutte: non è la Costituzione che ha bisogno di essere modificata, bensì la classe politica attuale, particolarmente impreparata, salvo lodevoli eccezioni, a gestire le Istituzioni repubblicane e che, incapace di autoriformarsi, tende a scaricare la propria inadeguatezza sulla Carta per allontanare da sé gli sguardi dell’opinione pubblica.

Lo stesso pericolo neofascista è ben lontano dall’essere definitivamente debellato, se con questo termine è possibile indicare l’attuale destra estrema europea xenofoba e razzista: le vicende politiche austriache e la crescita in ambito UE di tali formazioni politiche sono lì a dimostrarlo. Se vogliamo impedire che una qualsiasi di queste formazioni possa impadronirsi delle istituzioni della Repubblica - grazie anche al nuovo sistema elettorale chiamato Italicum - facendoci ripiombare in anni tristemente non troppo lontani, non possiamo che rispondere con un NO al quesito referendario di ottobre, respingendo la campagna semplicistica e facilona condotta dai sostenitori della riforma, campagna infarcita di slogan sempre più banali al punto da risultare offensivi, buoni solo in quanto di facile presa sulla pubblica opinione.

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