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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 22.30

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"Una casa per una signora e per suo figlio disabile"

`Una casa per una signora e per suo figlio disabile`

- Cercavo una badante per mio padre. Mi viene segnalata una signora marocchina. Rossella (nome di fantasia) è molto brava nel far le cose ma nel parlarle, capisco che ha un figlio malato, e lo sfratto. Non è certamente la signora idonea per assistere nessuno avendo Lei bisogno di aiuto e conforto. La signora mi spiega d'essersi rivolta ai servizi sociali e manifesta molta preoccupazione essendo vicino il giorno in cui deve lasciare casa. Penso: con un figlio disabile non andrà in strada. L'assistente sociale mi rassicura che è già attivato un servizio di ricerca abitazione e mi spiega che il giorno dello sfratto non succederà nulla in quanto è considerato il termine affinché le parti si mettono d'accordo poi….per essere esecutivo….passa del tempo prima che l'ufficiale giudiziario arrivi a chiudere la casa. Legge assurda senza senso. In poche parole una persona che ha una casa da affittare è come avere un gratta e vinci…..le più delle volte perdi pagando in tutti i casi la tassa allo Stato.

Continuiamo la storia. Per una serie di circostanze e fatti favorevoli al proprietario la casa viene chiusa senza intervento dell'ufficiale giudiziario ma delle forze dell'ordine. Il proprietario cambia la serratura con tutta la roba in casa della signora senza che la stessa fosse presente. Legale? Non legale? Il problema è che in casa sono rimasti vestiti e medicine del bambino. L'assistente informata dei fatti consiglia alla signora di andare alla Polizia a sporgere denuncia. Accompagno la signora ma il poliziotto si rifiuta di prenderla. Giusto? Sbagliato? La signora aveva tutto il tempo di trovare una soluzione. La denuncia non serve a nulla tanto….Rossella non entrerebbe in casa. Il proprietario ha già pagato tasse sulla casa senza aver riscosso mensilità. Problemi con i condomini, legali, stress psicologico…..Il risultato della denuncia sarebbe solo quello di bloccare la casa per un ulteriore anno al proprietario e….non è corretto. Il discorso non fa una piega, il poliziotto ha ragione ma...rimane il fatto che la signora ha il diritto di tornare in possesso della sua roba ed è in strada. Le soluzioni sono due: una quella legale e l'altra di mediazione. Torno ai servizi sociali che continuano ad insistere che la procedura non era corretta, la signora deve fare denuncia, soluzioni abitative non ce ne sono in attesa….supporto del mediatore alloggiativo ed ospite di amici. Mediatore alloggiativo? In poche parole con i soldi dei contribuenti si paga questa figura che accompagna persone in carico ai servizi sociali (...tutti in situazioni di disagio…) a cercare casa. Se il mediatore è bravo ad “imbambolare” qualche proprietario di appartamento riuscendo a farsi fare un contratto il Comune eroga (o meglio i cittadini) 2000 € che nella maggior parte dei casi corrispondono alla cauzione e tre mesi di mensilità anticipata. Il proprietario pensa d'essere fortunato ma poi…..il più delle volte…. dopo qualche mese “l'inquilino sociale” non paga più. Tutto prevedibile e risaputo dagli addetti ai servizi. L'utente per un anno ha una casa alla “faccia del proprietario” ma l'intervento è meno costoso al Comune rispetto a soluzioni alloggiative presso istituti o case di proprietà comunali. Nel caso di immigrati essere ospitati (dopo uno sfratto) da amici è normale. Non è una soluzione normale per i proprietari di case che pensano di affittare ad un nucleo familiare ristretto ed invece poi si ritrovano casomai dieci persone in appartamenti piccolissimi creando problemi di sicurezza.

Ritorniamo al caso specifico. La signora ed il bambino potrebbero sistemarsi dinanzi alla porta dei servizi sociali e non muoversi più pretendendo il diritto di avere una casa. Non lo fanno anche perché bisogna esserne capaci. Per dieci giorni rimangono con i soliti vestiti. Il mediatore alloggiativo servirebbe a far riaprire la casa. Ma non è il suo compito. La signora ci pensa e ripensa e capendo d'essere in torto non segue la strada legale. A questo punto decido di continuarla ad aiutare. Iniziano una serie di trattative telefoniche con il proprietario e suo legale capendo e comprendendo anche l'altra parte. Il proprietario è intenzionato a riaprire la casa ma ha bisogno di rassicurazioni. Capisce però che un'azione legale da parte della signora potrebbe comportargli qualche problema anche se ha tutte le ragioni. Alla fine la pace è meglio che la guerra. Occorre un camion, scatta la solidarietà. Mussulmani, ortodossi e cattolici si ritrovano insieme in un clima molto sereno a fare il trasloco. Anche il proprietario aiuta. Il bambino riesce a farsi il suo scatolone dei giocattoli. Ci si saluta con una stretta di mano. Dove portare il camion carico di roba? Se avessi voluto avrei scaricato tutta la roba nel cortile dei servizi sociali o dinanzi a qualche Chiesa e fatto scendere li' mamma e bambino. Ma la signora aveva torto a non aver pagato l'affitto (anche se potevano esserci motivi condivisibili) e a quanto sembrerebbe per alcuni fatti e comportamenti. Pretendere il diritto di una casa per forza senza rispettare i doveri non è giusto. La roba viene sistemata in una cantina, con tanta tristezza nel vedere quel bambino passare gli scatoloni senza avere una casa dove metterli. La storia finisce con molta amarezza per aver nuovamente avuto occasione di capire come funzionano i servizi sociali ora però…... che questa mamma ha dimostrato di non pretendere dei diritti ma solo un aiuto chiedo a testa alta: “c'è qualcuno con la mia supervisione che ha una casa dove accoglierla per iniziare con suo figlio una vita migliore?”. Mi appello anche al Sindaco e al Vescovo affinché il dovere di solidarietà sociale non sia una punizione per il cittadino che lo esercita ma un “atto prezioso” da considerare, rispettare e…….aiutare.

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