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"Un bimbo di 7 anni, l'altro di 4. Vi racconto questo inizio di anno scolastico"

Lettera di una mamma a sindaco Peracchini e presidente Toti: "Capisco le difficoltà, ma non si può tagliare così brutalmente un servizio".

"Una madre, come tante altre"
"Un bimbo di 7 anni, l'altro di 4. Vi racconto questo inizio di anno scolastico"

- Questa la lettera che Giorgia, mamma e lavoratrice spezzina, ha inviato al sindaco Peracchini e al presidente Toti

Sono una spezzina, lavoratrice full time, moglie e madre di due bambini di 4 e 7 anni.
Mi permetto di inviarvi questo messaggio in quanto negli ultimi mesi ho apprezzato il vostro dialogo con il territorio e l’effettiva attenzione a dinamiche locali prima poco considerate, ed innanzitutto mi piacerebbe ringraziarvi per aver saputo ascoltare la voce di chi nelle varie realtà liguri vive davvero.

Ciò detto, mi piacerebbe portare alla vostra attenzione ciò che si sta verificando nel Comune della Spezia relativamente all’organizzazione dei Servizi Educativi ed in generale riguardo alla riapertura delle scuole. Premetto che sono ben consapevole che l’argomento sia estremamente delicato e che sia indiscutibilmente difficile prendere decisioni in merito ad aperture o non aperture in quanto le variabili in gioco sono purtroppo moltissime ed indipendenti dalla volontà di chiunque. Non sono certo qui a fare l’ennesima polemica sul fatto che sia giusto o sbagliato prendere l’una o l’altra decisione, non è questo il mio scopo.
Vorrei per un attimo proiettarmi ottimisticamente al momento della riapertura delle scuole (che sia lunedì 14 o in altra data), e sottoporvi alcuni aspetti che credo meritino una riflessione da parte vostra.

Iniziamo da mia figlia, 7 anni, iscritta al secondo anno di scuola elementare. A seguito della riunione tenutasi ieri con le maestre, siamo stati informati che dovrà indossare obbligatoriamente una mascherina chirurgica usa e getta (fortunatamente non al banco!) poiché l’Asl ha imposto questa decisione alla scuola.
Prima domanda: fino a qualche mese fa la piccola Greta Thunberg aveva sensibilizzato tutti noi sulle problematiche ambientali connesse all’inquinamento, e forse qualche piccolo passo era stato fatto. Perché questo incredibile scivolone? C’è qualche motivo “sanitario” per il quale i nostri bambini non possano indossare le mascherine in tessuto e si debbano ogni giorno consumare tonnellate di dispositivi usa e getta?
Secondo aspetto: il servizio mensa sarà attivato soltanto a partire dal prossimo 5 ottobre (ogni anno è così, le scuole sistematicamente iniziano senza che sia previsto il servizio mensa e con uscita pre-pranzo, con conseguenti tripli salti mortali da parte di noi genitori lavoratori a tempo pieno che non sappiamo come ovviare al problema), mentre il servizio pre-scuola non sarà assolutamente attivato nel corso di tutto l’anno, e dovremo fare i conti con ingressi scaglionati che comportano non pochi ritardi negli ingressi al lavoro. Se considerate che mio marito prende servizio alle 7.30 ed io dovrei entrare al lavoro alle 8.00 (e come noi, credo buona parte delle famiglie della città), mi spiegate in che modo secondo il Comune possono organizzarsi le famiglie?

Capiamo bene che il motivo per il quale si cerca di evitare il pre-scuola sia il lodevole tentativo di ridurre i contatti tra bambini appartenenti a classi diverse e contenere così una possibile diffusione del virus, ma non credete che sarebbe sufficiente organizzare un pre-scuola in cui semplicemente tutti i bambini ed operatori incaricati di supervisionarli indossino la mascherina? Che so, magari collocando i bambini in locali ampi come quelli delle mense o delle palestre, con distanziamento sociale e dispositivi di protezione indossati. Se non erro, sui mezzi pubblici è sufficiente indossare la mascherina. Nei supermercati è sufficiente indossare la mascherina. Negli uffici postali è sufficiente indossare la mascherina. Perché non è possibile adottare lo stesso criterio anche nelle scuole?

E adesso veniamo a ciò che è ancora più sconvolgente.
Mio figlio, 4 anni, è iscritto quest’anno all’ultimo anno di scuola materna (comunale). Le 4 classi dell’istituto (originariamente composte da 26 bambini ciascuna) sono state divise in 8 sottogruppi (le cosiddette “bolle”) da 13 bambini ciascuno, ad ognuno del quale sarà assegnata una sola maestra. Anche qui, davvero lodevole il desiderio di contenere una potenziale diffusione del virus tra più bambini ed operatori: bravissimi!
Tuttavia, c’è un piccolo, piccolissimo problema che forse non è stato sufficientemente considerato.
L’organico di 8 maestre (che si alternavano tra mattina e pomeriggio) previste per il precedente assetto su 4 classi da 26 bambini, infatti, è rimasto invariato. Ogni “bolla”, adesso, ha la sua maestra e tutte prendono servizio (chi prima, chi dopo a seconda degli orari di ingresso scaglionati) a partire dal mattino. Bene, la conseguenza è che non ci sono maestre sufficienti per garantire il servizio anche nella fascia pomeridiana e tutti i bambini nelle scuole comunali spezzine escono al più tardi alle 14.00. Nel mio caso specifico, essendo lavoratori full time sia io che mio marito e non avendo il dono dell’ubiquità per poter far entrare i bambini a scuola nello stesso momento, mio figlio entrerà dalle 7.30 alle 7.45 ed uscirà alle 13.15.

Ripeto, apprezzo molto i tentativi di contenimento del virus che il Comune sta cercando di adottare. Capisco perfettamente che la situazione non sia semplice, anzi, la definirei drammatica. Ho sempre lodato l’operato dei Servizi Educativi, dei quali sono sempre stata davvero soddisfatta. E ci tengo anche a spendere una parola di ringraziamento per il responsabile del servizio, Dott. Baudone, che a seguito della mia segnalazione delle problematiche incontrate ha provveduto a telefonarmi e fornirmi spiegazioni.
Tuttavia, continuo a non capire come si possa pensare di tagliare così brutalmente un servizio essenziale per le famiglie come quello della scuola. Secondo il Comune, per farla breve, io dovrei entrare al lavoro alle 8.45 per poter portare i miei figli a scuola negli orari stabiliti a causa dello scaglionamento degli ingressi, e dovrei uscire alle 12.45 per poter andare a prendere mio figlio, al quale è stato improvvisamente negato il servizio scolastico pomeridiano.
Da ciò che mi è stato riferito dagli uffici comunali, si stanno attualmente ricercando fondi per poter eventualmente avviare un servizio scolastico anche nella fascia pomeridiana. Se è davvero così, vi prego, fate del vostro meglio affinché questi fondi siano sbloccati al più presto e si possa garantire un servizio che è certamente indispensabile per le famiglie.

Spero che comprendiate questo mio sfogo, queste sono soltanto le parole di una madre lavoratrice che come tante altre sta affrontando difficoltà enormi e chiede alle istituzioni di non abbandonarci.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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