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Ultimo aggiornamento: Lunedì 24 Settembre - ore 09.59

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“T’ei propio un porpo...”

di BERT BAGARRE

sprugoleria
“T’ei propio un porpo...”

- Tutti a Sprugolandia sono a conoscenza del modo con cui pescare i polpi. Non per nulla a semo figi de-i scogi. Saltellando fra le rocce intrise di salino, è sufficiente far penzolare dall’alto uno spaghetto cui si è opportunamente annodato uno straccetto bianco, perché il polpo, attratto dall’oscillare di quell’incerto chiarore lo scambi per chissà che cosa e vi si attacchi credendolo una preda succulenta. Non sa il poveretto che invece, agendo in quel modo sconsiderato, ha decretato la sua condanna a morte spesso eseguita con un contorno di patate bollite. Ma da quell’incauto comportamento nasce il modo di dire “t’ei propio un porpo”, inclemente frase che bolla chi cada in trappola giusto quando ritiene di avere riportato una vittoria.
È inutile dire che, come in ogni parte del mondo creato, anche sulle rive della Sprugola di polpi se ne sono visti a iosa, anche se a nessuno venne mai in mente di comprare a fontana de ciassa Brin come capitò invece a chi, sedotto dall’arte maneggiona di Totò, fu invogliato ad acquistare la fontana di piazza di Trevi. Però, a compensare la cosa, da ‘ste parti ce ne sono stati, purtroppo, anche di ben peggio.
Qualche decennio fa, ad esempio, durante quegli anni tristi in cui infuriava la seconda guerra mondiale, per prevenire le possibili scorrerie dell’aviazione nemica, tutta la costa di Sprugolandia venne rinforzata con batterie, cannoniere, roccaforti, bunker.

Ciononostante, alla faccia di tutto quell’apparato, i Lancaster degli Alleati vennero egualmente sui nostri cieli e, manovrando quasi a pelo d’acqua, riuscirono abbastanza agevolmente a neutralizzare la contraerea costiera. Infatti, per quella protezione non era stato previsto un alzo delle bocche da fuoco sufficiente a contrastare gli attacchi che sbucavano giù dalle nuvole. Così in quel maledetto aprile di 75 anni fa ci furono tutti quegli sfracelli che fecero di una buona metà degli edifici di Sprugolandia, un castello di carte che con il semplice gesto di un dito si fa cadere sul tavolo.
Viene allora spontaneo dire che chi pensò e progettò una difesa di quel genere, più che polpo, fu sicuramente un polpettone, un grande gagistro, termine in voga nel popolo dei gitani camminanti per designare l’allocco.
Ma, siccome occorre sempre l’onestà, non devo tralasciare di dire quel che mi riguarda.
Io l’ho provato per decenni l’espediente detto all’inizio dello spago con lo straccio, ma non ho mai preso nulla. Si vede che aloa er porpo a son me. Meglio così. Non mi ci vedo proprio nell’atto di sbatacchiare la preda su un sasso per ammorbidirla: sono troppo tenero di cuore!

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