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Ultimo aggiornamento: Venerdì 19 Luglio - ore 10.24

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"Solo conoscendo lo stato delle strade si può fare piano organico"

Il geologo spezzino Giovanni Raggi scrive a Città della Spezia una lettera indirizzata al presidente della Provincia Cozzani sui recenti dissesti delle strade provinciali. "Piogge cadute a fine ottobre confermano fragilità del levante".

parola di geologo
"Solo conoscendo lo stato delle strade si può fare piano organico"

- Nel lungo periodo di tempo di circa 50 anni, compreso tra il catastrofico evento noto come l’“alluvione di Firenze” del novembre 1966, e fino ai giorni d’oggi, ho avuto modo di confrontarmi con gli effetti sul territorio e sulle opere dell’uomo dei numerosissimi fenomeni meteoclimatici calamitosi che hanno colpito molte aree del nostro Paese, sempre riconducibili nelle loro cause ultime ai processi naturali, ma concausati ed aggravati da errate e ricorrenti azioni antropiche, sia precedenti ogni evento ma anche successive agli eventi stessi. A seguito di numerosi eventi calamitosi, di sovente ho collaborato alla soluzione “in somma urgenza” dei problemi più immediati, ho partecipato a commissioni di indagine, anche giudiziaria, rivolte a stabilire le cause ultime dei danni e degli incidenti che hanno coinvolto anche le persone, di individuare le responsabilità, anche penali, ho assistito alla formulazione di buoni propositi per il futuro, solo in poche occasioni ho avuto modo di collaborare alle attività di mitigazione del rischio, attivando opere definitive e mirate a contrastare, almeno localmente, e azioni naturali.

Ricordo a tale proposito il mio primo contributo alla risoluzione dei ben noti mali che affliggono il territorio lunigianese, con il rilievo sul terreno e quindi la redazione di due cartografie tematiche relative ai caratteri di permeabilità e di franosità delle rocce nel Bacino del Fiume Magra. Tali documenti sono stati presentati nel 1969 alla Commissione Interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo, meglio conosciuta come Commissione De Marchi. Nel corso degli anni successivi ha avuto modo di vedere tali documenti cartografici, appesi sottovetro in alcuni uffici tecnici dei più svariati Enti territoriali locali.

Nella mia lunga attività di docente all’Università di Pisa, per i corsi di Geologia Applicata e di Idrogeologia, negli anni che vanno dal 1963 al 2006, ho avuto occasione di collaborare alla redazione dei piani territoriali di intervento a più ampio respiro, ma tali documenti sono rimasti solo un lontano ricordo di un auspicabile e corretto modus operandi, mentre non hanno trovato applicazioni pratiche per una serie di motivi ormai facilmente enumerabili ed a tutti noti. Solo nei primi anni 2000, a seguito della Legge 183/89, Legge difesa del suolo, nel nostro territorio sono state “elaborate” alcune carte tematiche da parte dell’Autorità di Bacino del Magra, nelle quali compaiono le più evidenti forme di dissesto gravitativo ed erosivo. Solo in tempi più vicini ai nostri giorni, con i Piani di Bacino Provinciali, per gli ambiti 18, 19 e 20 sono state edite le carte di suscettività al dissesto dei versanti.

Tali documenti, mentre offrono un primo approccio alla conoscenza delle problematiche idrogeologiche e geomorfologiche a scala di bacino, permettendo altresì di riconoscere le più significative frane in atto e/o potenziali interessanti anche la viabilità provinciale, non forniscono i dettagli indispensabili a predisporre un piano operativo atto a prevenire gli effetti sulla viabilità provinciale e comunale derivanti da puntuali eventi naturali particolarmente avversi, quali, ad esempio, la caduta massi. In questa sede non mi soffermo sulla descrizione dei singoli e ricorrenti processi di dissesto a danno della viabilità provinciale spezzina, rimandando all’ampia ed approfondita trattazione di tali fenomeni ed alle loro cause alle tematiche affrontate e discusse nelle “Giornate di studio sul territorio della Provincia della Spezia e della Lunigiana” organizzate dall’Accademia Capellini in collaborazione con la Provincia della Spezia nel 2009 e tenutesi nella Sala Consigliare della Provincia, nonché di altre mie pubblicazioni in merito, di recente edite sulle Memorie dell’Accademia Capellini.

Tornando a noi, Lei ricorderà il contenuto sintetico della mia telefonata, con la quale Le suggerivo la necessità di una capillare conoscenza dello stato dei luoghi lungo il tracciato delle Strade Provinciali, sia in merito alla propensione al dissesto gravitativo/erosivo delle aree attraversate dalle strade stesse, sia alla dettagliata conoscenza delle condizioni di stabilità delle masse rocciose e/o degli accumuli terrosi più direttamente incombenti sulla viabilità, e, soprattutto, una attenta rappresentazione delle condizioni idrauliche a corredo della viabilità stessa e delle aree circostanti. Traducendo quanto sopra in altri termini, ritengo che sarebbe indispensabile l’acquisizione di una chiara rappresentazione a scala di dettaglio dello stato dei luoghi lungo tutto il percorso delle Strade Provinciali, tale da predisporre un piano organico degli auspicabili interventi di prevenzione, ma anche un piano di attenzione e di protezione civile da porre in essere ad ogni allerta meteo di particolare significato.

In merito agli ultimi avvenimenti, Le ricordo che le piogge cadute negli ultimi giorni del mese di ottobre dell’anno in corso, la cui altezza raggiunge circa 1/3 del valore rilevato il 25 ottobre 2011 nelle stesse stazioni pluviometriche poste nel territorio costiero e nella bassa Val di Vara, ancora una volta di più hanno messo in evidenza l’elevata “fragilità idrogeologica” del levante ligure, in particolar modo dell’area spezzina, confermando le soglie pluviometriche critiche per l’innesco dei dissesti nel valore di poco inferiore ai 100 mm. Anche in questa occasione le Strade Provinciali che si ramificano nel territorio costiero e nelle aree collinari interne hanno mostrato la loro elevata vulnerabilità ai noti processi morfologici ed idrogeologici di degradazione del suolo. Le tipologie dei dissesti che hanno coinvolto i manufatti stradali sono ormai ben note e ricorrenti con le stesse modalità, quali il distacco dalle scarpate stradali di masse terrose, di frammenti e di grossi blocchi di roccia, la loro improvvisa e rapidissima caduta sulle carreggiate, la rapidissima erosione dei rilevati stradali più di frequente in corrispondenza degli impluvi, il più spesso imputabile al cattivo funzionamento delle opere idrauliche per insufficienza e/o carente manutenzione delle stesse.

Gli interventi in somma urgenza, sono volti a ripristinare le condizioni dei luoghi in attesa di tempi migliori e dei finanziamenti necessari a rimediare a tali danni localizzati, senza mai entrare nel merito degli indispensabili interventi mirati alla prevenzione degli stessi danni; l’urgenza deriva dalla impellente necessità di ripristinare in tempi brevi le condizioni di transitabilità, data l’importanza logistica delle strade quale unica via di accesso ad alcuni centri abitati, ponendo locali rattoppi su un diffuso stato di degrado territoriale ma non escludono in assoluto l’incremento del
rischio alla percorribilità nei tratti rattoppati. Quanto sopra coinvolge la responsabilità dei Tecnici Progettisti di tali interventi provvisori e dei Funzionari Provinciali che rilasciano l’atto formale di riapertura al transito. Tale situazione può dare origine a spiacevoli situazioni, anche di tipo giuridico a carico dei Tecnici e dei Funzionari Pubblici, che sono in prima linea in queste situazioni, in caso di incidenti occorsi in tempi successivi agli interventi in somma urgenza, la cui persistenza temporale in attesa degli interventi definitivi si protrae anche per tempi molto lunghi. Interventi definitivi che talora non arrivano affatto.

La mia proposta è ovvia e scontata in quanto a metodologia, peraltro può essere perseguita iniziando con la raccolta delle conoscenze puntuali della rete stradale acquisite dai Tecnici della Provincia, quindi valutate nella loro reale consistenza e pericolosità da personale tecnico che si può trovare nei quadri dei Dipendenti Pubblici, ma anche eventualmente coinvolgendo gli Ordini Professionali dei Geologi e degli Ingegneri.
In attesa di cortese riscontro porgo cordiali saluti.

Giovanni Raggi

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