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"Sinque citi de fugassa ed altrettanti de fainà". Una frase da incidere

di BERT BAGARRE

"Sinque citi de fugassa ed altrettanti de fainà". Una frase da incidere

- Propio a-iei l’autro a dizevimo de-a mes-ciüa; adé a l’è venü a vorta de dìe quarcò anche de-a fainà.
Grande figlio della Sprugola, Gino Patroni, bene individuò l’anima di noi suoi conterranei dicendo che siamo legati dalla parentela particolare costituita dall’essere “fratelli di teglia”. Già, perché ne-a tegia, l’ampia padella circolare di rame a bordo basso, si certifica una nuova cittadinanza. Ad attestarla non è un documento, ma la gola che accomuna tutti quelli che amano il cibo gustoso, anche se è povero e semplice a farsi. È sufficiente preparare una pastella di farina di ceci e poi introdurla, dopo averla sparsa sulla teglia, nel forno per la breve cottura. Lì la sentiamo sfrigolare non appena introdotta nella fornace perché è in questa sorta di loculo dalla volta bassa che ha tetto e pareti affocate dalla legna che brucia ininterrotta da mane a sera, che si costruisce a fainà.

Lo si è appena detto, la farinata, essendo cibo povero, è la metafora culinaria di una terra che, pur essendo di mare, non ha mai nuotato nell'abbondanza. Tuttavia, al di là delle poche risorse a disposizione, è questa terra che si è inventata questo fast food, ideato non si sa dove né come e neppure quando, ma certo ben prima che si diffondesse il culto per il cibo di strada. Ma che hot dog o hamburger, qui a caminemo e intanto a se manzemo ‘na bela feta de fainà!
Perché è piacere sublime gustarsela appena uscita dal forno, bella calda, sentirsela squagliare in bocca, meglio se prima sopra ci si spalmano i mille colori del pepe sbriciolato.
Se della farinata ignoriamo la data di nascita precisa, in un famoso romanzo di Umberto Eco la vediamo protagonista di una tavola riccamente imbandita già nel 1204, segno di lombi tanto nobili quanto antichi. Tuttavia, chi l’ha fatta famosa sono state le farinaterie che fiorirono a Sprugolandia specie quando si doveva dar da mangiare a tutta quella marea di persone che era venuta a lavorare qua e non aveva la borsa per permettersi non dico i ristoranti, ma neppure le trattorie.
Fu allora, forse, che venne inventata la mezzetta: una bella mezza focaccia ripiena proprio di farinata. Per ordinarla, per fare prima bastava dire “cinque e cinque”: sinque citi de fugassa ed altrettanti de fainà. Una vera e propria orgia di carboidrati!

Lo stomaco li reclamava imperioso ed a quei tempi là, ma chi mai se lo controllava il colesterolo e nessuno faceva la dieta del fantino. Mangiavano mediterraneo senza saperlo e se si sentivano un po’ di pesantezza allo stomaco, prendevano un bicarbonato speciale: un goto de vin gianco e via a travagia-e!

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