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Ultimo aggiornamento: Giovedì 24 Agosto - ore 10.33

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"Si facciano accertamenti sulle cave Piastramarina e Granolesa, nelle Alpi Apuane"

`Si facciano accertamenti sulle cave Piastramarina e Granolesa, nelle Alpi Apuane`

- L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (8 agosto 2016) una specifica richiesta di informazioni ambientali e adozione di opportuni provvedimenti riguardo gli accertamenti effettuati sulle attività non autorizzate inerenti la coltivazione delle cave di marmo Piastramarina (gestita dalla Cave Focolaccia s.r.l.), in Comune di Minucciano (MS), e Granolesa (gestita dalla Henraux s.p.a.), in Comune di Fivizzano (MS), nel Parco naturale regionale delle Alpi Apuane.

Infatti, con ordinanza n. 5 del 2 agosto 2016, previe ispezioni del Comando Guardie del Parco e dell’A.R.P.A.T., il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane – Settore Uffici tecnici ha disposto nei confronti della Henraux s.p.a. “l’immediata sospensione delle attività realizzate in difformità dal Nulla osta del Parco”, cioè quelle relative alla “non corretta attuazione del Piano di gestione delle AMD (acque meteoriche dilavanti) e acque di lavorazione nella Cava Granolesa”, in Comune di Seravezza, nonché “la riduzione in pristino, la risistemazione e l’eventuale ricostruzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico e delle specie vegetali ed animali … la risistemazione ambientale, comprensiva dell’assetto definitivo delle discariche”, ai sensi degli artt. 64, comma 1°, e 130 della legge regionale Toscana n. 30/2015.

Poi, con ordinanza n. 6 del 2 agosto 2016, previe ispezioni del Comando Guardie del Parco e dell’A.U.S.L. Toscana Nord Ovest, il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane – Settore Uffici tecnici ha disposto nei confronti della Cave Focolaccia s.r.l. “l’immediata sospensione delle attività realizzate in difformità dal Nulla osta del Parco … che consistono nelle opere e lavorazioni … non consentite svolte presso la cava Piastramarina”, in Comune di Minucciano, nonché “la riduzione in pristino, la risistemazione e l’eventuale ricostruzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico e delle specie vegetali ed animali … la risistemazione ambientale, comprensiva dell’assetto definitivo delle discariche”, ai sensi degli artt. 64, comma 1°, e 130 della legge regionale Toscana n. 30/2015. In particolare il Comando Guardie del Parco ha accertato (nota prot. n. 2797 del 19 luglio 2016) la violazione del Nulla Osta del Parco riguardo la prosecuzione non autorizzata con “recenti tagli al monte”, per aver intercettato “una cavità carsica all’interno della quale è stata riscontrata la copiosa presenza di marmettola”, per non aver individuato “entro Ottobre 2013 aree da sottoporre a recupero ambientale da realizzarsi entro il primo semestre 2014 … per non aver condotto uno studio da estendere alle eventuali interconnessioni con le sorgenti di Equi Terme … entro il Luglio 2014”.

Si evidenzia che sono state accertate e sanzionate violazioni delle autorizzazioni conseguite risalenti a due anni or sono e finora continuate.

Oltre la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa, alla quale sono state richieste le opportune valutazioni per l’adozione di provvedimenti di sequestro preventivo, sono stati coinvolti i Ministeri dell’Ambiente (Organi centrali e Direzioni generali delle Valutazioni ambientali e per la Protezione della natura) e dei Beni e Attività Culturali (Organi centrali e Soprintendenza per belle Arti e Paesaggio di Lucca), la Regione Toscana (Presidenza e Settore valutazioni ambientali), il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane (Direzione e Guardie del parco), l’A.R.P.A.T., i Carabinieri del N.O.E., la Guardia di Finanza, il Corpo forestale dello Stato. Informati per opportuna conoscenza la Commissione europea e la Commissione “petizioni” del Parlamento europeo.

Analoga azione è stata recentemente esperita (24 luglio 2016) riguardo la prosecuzione non autorizzata di attività inerente la coltivazione delle cave di marmo Castelbaito Frattetta e Vittoria, in Comune di Fivizzano.

Le zone interessate fan parte del parco naturale regionale delle Alpi Apuane e rientrano in aree (siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale) della Rete europea Natura 2000 (direttive n. 92/43/CEE e n. 09/147/CE).
Non si può non ricordare che la Procura regionale per la Toscana della Corte dei conti nel marzo 2016 ha aperto un’indagine per verificare l’eventuale sussistenza di danno erariale causata dalla cattiva gestione delle cave di marmo delle Alpi Apuane. Canoni di concessione e tassa sui marmi estratti irrisori, mancata caducazione delle concessioni delle cave inattive, vendite a importi ridotti sono alcuni dei campi su cui si stanno concentrando le analisi della Procura erariale. Per ora, si tratta delle cave di marmo in Comune di Massa, in seguito l’indagine potrebbe allargarsi.

Tutto parte da vari esposti inoltrati negli anni scorsi da parte di Franca Leverotti, già consigliere nazionale di Italia Nostra e poi coordinatrice del Presidio GrIG delle Alpi Apuane.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, in proposito, inoltrato diversi documentati esposti (20 agosto 2015, 20 gennaio 2016) indirizzati alla magistratura e alle amministrazioni pubbliche competenti relativamente al gravissimo inquinamento ai danni dei corsi d’acqua delle Apuane determinato dalla marmettola e dalla cattiva gestione delle cave, inquinamento conclamato ma finora scarsamente contrastato dalle amministrazioni pubbliche titolari delle competenze in materia[1], nonostante le richieste (27 agosto 2015, 30 settembre 2015) provenienti anche dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Analogamente è stato richiesto (5 luglio 2016) lo svolgimento di accertamenti e dei necessari procedimenti di valutazione ambientale per la nuova viabilità a esclusivo servizio delle cave di marmo della zona del Borla e del Sagro.

Non può esser dimenticato, inoltre, come siano presenti disposizioni favorevoli all’eccessiva attività estrattiva nello stesso Piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico della Toscana, tanto da aver determinato ricorsi in proposito da parte del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus al Commissario per gli usi civici di Roma (10 settembre 2015) e alle Istituzioni comunitarie (4 gennaio 2016), nonché un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (poi trasposto davanti al T.A.R. Toscana) da parte di Mountain Wilderness Italia, Società Italiana di Geologia Ambientale (S.I.G.E.A.), Amici della Terra, Verdi Ambiente e Società (V.A.S.), Lega Italiana Protezione degli Uccelli (L.I.P.U.), Club Alpino Italiano – Toscana, il Centro “Guido Cervati” di Seravezza e il Centro culturale “La Pietra Vivente” di Massa (18 settembre 2015).

Finalmente, dopo tante azioni ecologiste sul piano giuridico e della sensibilizzazione, iniziano a farsi efficaci i controlli da parte delle amministrazioni comunali titolari degli agri marmiferi delle Apuane e da parte dei vari enti preposti: la Cava Valsora, dopo il diniego conclusivo della procedura di valutazione di impatto ambientale (febbraio 2016) deve chiudere. E’ in corso, poi, un’ampia indagine condotta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa e dal Corpo forestale dello Stato riguardo violazioni paesaggistiche, reati di inquinamento delle acque e del suolo (in particolare da marmettola, residuo dell’estrazione marmifera).

Importanti segnali per la salvaguardia dei valori naturalistici e ambientali delle Alpi Apuane, per la difesa della salute pubblica, ma in primo luogo per il ripristino della legalità.

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