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“Perché qualche volta bisogna lavare gli occhiali per vederci meglio!”

Il lavoro teatrale per Alice Sinigaglia. Di Francesca Cattoi e Francesca Lombardi.

Le migliori intenzioni
“Perché qualche volta bisogna lavare gli occhiali per vederci meglio!”

- In questa ricognizione di giovani talenti spezzini che resistono alla Spezia, mi sono imbattuta in una ragazza talentuosa, Francesca Lombardi (La Spezia, 1996). Francesca si è laureata in Dams all’Università di Bologna e sta frequentando la magistrale in Discipline della musica e del teatro. Si occupa di questo settore (ha scritto per Nido Magazine e Minima&Moralia) e dall’anno scorso collabora con gli Scarti, curando per loro la comunicazione digitale per la rassegna FuoriLuogo. Ho incontrato Francesca i primi di dicembre alla Spezia per sfruttare le sue conoscenze su quello che sta succedendo in città. Una conversazione piacevole dove sono stata messa all’angolo almeno in una occasione e ho apprezzato il suo argomentare diretto e consapevole. La proposta, quindi, è stata quella di intervistare insieme una giovane promessa del teatro (spezzino e non!): Alice Sinigaglia (La Spezia, 1996), che a settembre 2019 è stata ammessa alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi a Milano nel corso di regia. Alice è figlia di Pietro e Gloria, due persone che forse non posso definire amici in termini stretti, ma con i quali, per data anagrafica, ho condiviso gioie e dolori del crescere alla Spezia. Molti sono stati gli scambi di visioni con loro, soprattutto con Pietro, e molti i loro spettacoli musicali, cui ho assistito nel tempo. Mi trovavo in un certo piacevole imbarazzo ad intervistare, ad incontrare, la loro figlia e ho deciso che poteva essere divertente e stimolante farlo insieme a Francesca. Le due ragazze si erano ovviamente già conosciute, frequentando lo stesso ambito di lavoro, quindi ho lasciato che le domande le facesse Francesca. Abbiamo incontrato Alice a gennaio e dopo aver trascorso un paio d’ore insieme, questa è l’intervista che ne è risultata.

FL: Ciao Alice volevo chiederti, per iniziare la nostra conversazione, dove hai conseguito il diploma di scuola superiore e qual è l’ambiente culturale in cui sei cresciuta?
AS: “Sono cresciuta all’interno di una famiglia numerosa ed atipica. I miei genitori sono musicisti, cosi` come mio fratello e gran parte dei miei parenti più stretti. Abbiamo tutti poca familiarità con il silenzio ed un estremo senso della comunità. In casa, io sono l’unica che non suona uno strumento, ci ho provato varie volte ma senza grande determinazione, eppure credo che la musica sia l’unico terreno che intimamente conosco e so come percorrere. Per il resto sono cresciuta in una citta` di provincia, non capendo mai bene cosa effettivamente volesse dire, ma sapendo che alla Spezia non ci volevo stare e che se non fosse stato per la mia caotica famiglia non avrei resistito un giorno. Ho conseguito il diploma al Liceo Artistico Cardarelli, a cui mi sono iscritta quasi controvoglia, incoraggiata dai miei genitori. A 14 anni infatti dicevo di voler fare il magistrato e di non voler avere nulla a che fare con gli artisti. Chissà perché...”.

FL: È molto ironico dato che io e Francesca Cattoi abbiamo scelto di intervistarti proprio per le tue doti artistiche. Tornando più strettamente al teatro, ti sei avvicinata a questa disciplina grazie ai laboratori degli Scarti, parlaci un po’ di questa esperienza.
AS: “Ho iniziato a fare teatro grazie ad Enrico Casale, regista della compagnia degli Scarti, che Gloria Clemente, mia madre, chiamo` a collaborare con il Coro Ragazzi Fabrizio De Andre`, di cui anch’io facevo parte. Da quel momento il dialogo artistico con gli Scarti divenne sempre più assiduo ed io cominciai a frequentare i corsi di teatro al Dialma Ruggero. Nel 2016 partecipai ad una loro produzione, Ubu Rex, interpretando il ruolo di Madre Ubu. Provammo tutta l’estate sei ore al giorno e in quel periodo mi resi conto che se il caldo non lo sentivo e il tempo non mi pesava, allora il teatro doveva essere il mio mestiere. Gli Scarti, ed in particolare Enrico, mi hanno insegnato quasi tutto quello che so sul teatro. Mi hanno trasmesso un gusto estetico ed un’etica lavorativa da cui non potrò più prescindere, un’estrema praticità e concretezza del lavoro in palcoscenico, anche quando e` concettuale, e l’importanza della sintesi nell’atto creativo (una buona trama sta scritta su un pacchetto di sigarette). Inoltre, grazie alla stagione di teatro Fuori Luogo curata da Andrea Cerri, Renato Bandoli e Michela Lucenti, ho avuto modo di vedere qui, nel nostro deserto culturale spezzino, il lavoro di alcuni dei nomi più importanti del teatro contemporaneo italiano”.

FL: Uno dei tuoi primi lavori Domino ha vinto la menzione speciale al premio Scenario, come si è sviluppato il percorso che ti ha portata ad un così importante riconoscimento?
AS: “Nell’estate 2017, io ed alcuni ragazzi, tutti ex membri del Coro De Andre`, abbiamo cominciato a concepire uno spettacolo nostro, che stava nascendo tramite improvvisazioni e che indagava la tematica dello strapotere dei bambini. Per questo abbiamo scelto di farci guidare da Gianmaria Meucci, anni 8, che con piena liberta` d’azione ci portava, di prova in prova, dentro il suo immaginario. Cosi` e` nato Domino (https://youtu.be/k_vzxJBh-_A) e con i primi 5 minuti di spettacolo ci siamo iscritti a Scenario Infanzia 2018. Abbiamo passato la prima fase, poi la seconda, siamo arrivati in finale dove abbiamo ricevuto la menzione. Per tutti noi era stato fino ad allora più un gioco che altro. Poi l’Associazione Scenario ci ha chiamato a debuttare al Teatro delle Briciole di Parma e da li` e` iniziata la tourne´e, grazie anche alla coproduzione della compagnia degli Scarti. Siamo ormai alla ventesima data, soldi ne abbiamo visti pochi ma man mano che andiamo avanti va meglio. Da gennaio 2020 ci siamo legalmente strutturati come Associazione Eskere e al momento stiamo lavorando ad un nuovo progetto, mentre da poco abbiamo saputo che Domino è stato selezionato per In-Box Verde 2020”.

FL: Tornando alla formazione, hai appena iniziato il tuo percorso alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi a Milano in regia. Complimenti a parte per aver passato la selezione ed essere uno dei quattro studenti ammessi in questa disciplina, ci racconti in che cosa è consistita la prova di ammissione?
AS: “La prova di ammissione per la classe di Regia in Paolo Grassi e` divisa in due parti e prevede l’accesso a soli quattro candidati. Alla prima selezione mi e` stato chiesto un piano di regia per uno dei testi indicati dalla commissione (ho scelto Il sogno, 1902, di August Strindberg), e un breve esame di recitazione. La seconda selezione invece consisteva in una giornata di “messa in spazio” di un testo contemporaneo, di cui venivano estratti al momento dei frammenti che ognuno metteva in scena usando come attori gli altri candidati registi. L’esito positivo della selezione mi e` arrivato il giorno dopo, e da novembre ho iniziato il mio corso di studi alla Paolo Grassi. Il percorso didattico e` all’insegna della multidisciplinarietà`. Come classe di regia, infatti, siamo continuamente esposti ad una grande varietà di stimoli: lavoriamo molto con la classe di attori e drammaturghi e inoltre seguiamo masterclass di regia lirica, costumistica, light design, sound engineering e corsi di storia del teatro, storia dell’arte, estetica della danza etc.
A mio parere la Grassi è un realtà di grande apertura mentale in cui la crescita umana e artistica e` incessante e rigenerativa, una dimensione capace di rovesciare il luogo comune sull'inadeguatezza dell'insegnamento nelle accademie”.

FL: Siamo arrivate alla fine del nostro incontro, quindi una domanda finale è d’obbligo: quali sono le tue prospettive future?
AS: “Nel breve periodo ho in programma un tirocinio come assistente alla regia al Festival di Siracusa ed un altro, probabilmente nel mondo della lirica, di cui ancora non conosco la destinazione. I tirocini sono, infatti, parte dell’offerta didattica della Grassi ed e` la direzione del corso a fornirci le varie possibilità. Per quanto riguarda l'Associazione Eskere invece, stiamo continuando a compilare bandi per Domino e a cercare possibilità di residenza per il nostro nuovo spettacolo dal titolo Il Canto del Bidone. Come Domino, anche questo nuovo progetto e` concepito in sinergia con gli attori della compagnia, con cui porto avanti, oltre ad una ventennale amicizia, un discorso teatrale basato su un principio di coralità di stampo marcatamente musicale. Tutto coronavirus permettendo”.

Primo finale – FL
L’incontro con Alice è stato utile e sorprendente. Abbiamo la solita età, ci siamo incontrate nel corso della nostra vita in alcune occasioni legate alla danza o al teatro. È bello vedere persone che in un modo o nell’altro conosci da una vita prendere la loro strada, iniziare percorsi, creare qualcosa in una città piccola come la nostra. Forse proprio la mancanza fa nascere l’esigenza. Alice di questa mancanza si è curata, l’ha fatta sua, l’ha mangiata e respirata per poi provare a farne altro. Grazie a due terreni fertili come la famiglia Sinigaglia e la compagnia Scarti.

Secondo finale – FC
Ha ragione Francesca, è stato un incontro sorprendente. Siccome Alice ha nominato un testo teatrale su cui ha dovuto sostenere parte dell’esame per entrare alla Paolo Grassi, mi sono letta Il sogno di Strindberg, che non conoscevo, scoprendo la vitalità e la confusione di un drammaturgo svedese, che scriveva all’inizio dell’altro secolo. Ho pensato che fosse un testo difficile da mettere in scena e sarebbe stato interessante vedere la prova di Alice durante l’esame. Ho usato le parole del Cieco, uno dei tanti personaggi, nella frase che dà inizio a questa intervista, perché la giovane età di Alice e Francesca mi fanno sperare che possano loro lavare in nostri occhiali così da farci vedere il mondo diverso. Auguro ad Alice, nonostante questa battuta d’arresto dovuta al momento contingente, di riprendere presto le lezioni e imparare il più possibile per realizzare altri spettacoli per riempire e allietare il nostro tempo, anche se, parafrasando ancora una volta Strindberg: piedi abbiamo per marciare, non ali (Figlia di Indra).

FRANCESCA CATTOI

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Alice Sinigaglia


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