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Ultimo aggiornamento: Domenica 21 Ottobre - ore 21.23

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"Ora la vera rottamazione, servirà tempo. Ma almeno le prime file si facciano da parte"

"Ora la vera rottamazione, servirà tempo. Ma almeno le prime file si facciano da parte"

- Dal 2015 ad oggi si è perso tutti ovunque con nonchalance, rimuovendo, in una sorta di coazione a ripetere, la ragioni di ogni sconfitta e limitandosi, in piena logica auto assolutoria, a dare la colpa agli altri. Nel frattempo il centrodestra, sfruttando una sinistra antipatica, arrogante e logorroica, sempre più vissuta come parte del problema anziché della soluzione, puntava su 2/3 cavalli di battaglia, dettava sempre più l’agenda politica con messaggi chiari e snelli, si ricompattava attorno a mere logiche di potere (le stesse che in Regione consentono di governare stabilmente con numeri esigui) ma teneva (nonostante le fibrillazioni interne). Nessuna alchimia particolare, solo un minimo di strategia.

La Lega stravince perché rappresenta un’ideologia chiara. Ti dice: ”Hai paura? Non capisci più questo mondo globale? Noi ti proponiamo difendere la tua” roba”, pensa te, al tuo benessere, alla tua condizione e via tutto il resto”. Una soluzione semplice (ancorchè irrealizzabile) a un problema complesso. E’ una logica individualista di società, a cui la sinistra non ha saputo contrapporre una logica comunitaria che spiegasse, bene, che la globalizzazione ha effetti positivi ma anche negativi e che è costruendo comunità più larghe ed inclusive che quei problemi si risolvono. Che non serve tornare agli staterelli nazionali, che nel mondo globale contano un fico secco, ma serve costruire un’Europa politica, federale, con istituzioni sovrane e sovraordinate realmente rappresentative del voto dei cittadini (Europei). E che solo questa è la via per un benessere maggiore, più diffuso, meno effimero. L’Europa ha rappresentato a lungo un sogno, in grado di compattare non solo la Sinistra ma il paese intero. Oggi è un incubo e favorisce i ripiegamenti nazionalistici.

La destra fa leva sulla paura ma la sinistra non fa più leva sulla speranza. Anche perché il Pd ha consentito per lunghi tratti alla Destra di giocare sul terreno a lei più congeniale, inseguendola, e sbagliando tutto. Del resto lo stesso Pd nel tempo si è arreso alla personalizzazione della politica, investendo solo sul leader carismatico anziché sulla propria comunità (il famoso “radicamento”) ma, anzi, consentendo un’autentica emorragia che va avanti da tempo. Il Pd è passato da partito organizzato a partito di opinione. Peccato però che l’opinione della gente sia quella che il Pd è establishment pieno, mentre quelli popolari sono gli altri.

Quando ero segretario del Pd nel mio circolo, quello di San Terenzo, avevo 256 iscritti. Oggi, forse, saranno una ventina. Questi sono alcuni dei punti che a mio avviso hanno portato alla situazione attuale. Fuori dal Partito Democratico, poi, chi pensava di trovare un’autostrada, ha trovato un viottolo sterrato da percorrere a piedi. Il resto lo fa la logica della politica leggerissima, quasi volatile del “proviamo quegli altri”, ovvero chi non ha governato prima. Cambiare purchessia. Un meccanismo pericolosissimo che oggi ha investito soprattutto la sinistra ma ben presto investirà chi sta governando ora.

Quanto a Sarzana credo che se si fosse cambiato candidato, individuando una figura civica, che non fosse visto come un professionista della politica, che fosse fresco e rappresentasse una discontinuità rispetto alla Giunta Cavarra, si sarebbe ricompattata tutta la sinistra, evitata la nascita della lista Mione e si sarebbe vinto facilmente. Anche perché Cavarra ha commesso molti errori (primo fra tutti sembrare un renzino in franchising) ma le colpe sono da condividere tra un interno gruppo dirigente che, tra le altre cose, ha consentito che Cavarra fosse messo in discussione. Il Pd a Sarzana è parso chiaramente schiavo di Cavarra. Sembrava che ad un certo punto non sapessero dove metterselo, ragion per cui se lo sono tenuto. Ma nessuno è esente da colpe: neanche la “mia” sinistra, sempre più marginale e testimoniale. Ora va fatta la rottamazione, sul serio, ad ogni livello. Per costruire una visione alternativa di società servirà tempo, anche se alcuni appuntamenti (Europee, Regionali, forse anche le politiche) sono alle porte. Per cambiare, almeno, le prime file, ovvero chi in questi anni ha avuto ruoli di responsabilità e ci ha condotti fino a qui, invece no.

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