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"Offensivo accostamento Foibe a protesta tifosi ascolani"

"Offensivo accostamento Foibe a protesta tifosi ascolani"

- Spett.le Redazione,
con riferimento all'articolo (QUESTO) pubblicato sul vostro giornale on-line il giorno 24 Ottobre 2017 alle ore 21.55, non riportante alcuna firma giornalistica ma solo quella della Redazione, in qualità di Consigliere dell'Associazione "Libero Comune di Pola in Esilio", di Delegato Provinciale dell'Associazione Nazione Venezia-Giulia e Dalmazia", nonché di figlio di un'esule Istriana, tengo a precisare quanto segue richiedendone, attraverso il nostro Legale, la pubblicazione sul vostro giornale on-line.
A seguito delle polemiche scaturite dal vergognoso fatto legato ai tifosi laziali e rimbalzato su tutti i giornali nazionali e locali, e a seguito dell'entrata in ritardo sugli spalti dei tifosi ascolani in segno di "protesta e indignazione" prima dell'incontro di calcio Ascoli-Spezia dello scorso Martedì 24 Ottobre, nel vostro articolo sopracitato avete fatto riferimento come "citazione" per questi fatti ad una pessima battuta fatta in passato da Caterina Guzzanti scrivendo testualmente ..."viene in mente un personaggio della comica Guzzanti nei panni di una giovane attivista di estrema destra che quando in una discussione aveva esaurito gli argomenti scattava con un E allora le foibe?come difesa disperata".
Tralasciando l'infelice battuta che questa "comica" faceva nei suoi spettacoli, alla quale evidentemente la Storia vera brucia ancora considerando la sua appartenenza politica, ho trovato di cattivo gusto, nonché molto offensivo, l'accostamento del delicato e terribile "argomento foibe" da parte di questa Redazione alla "protesta" dei tifosi ascolani. E, non comprendendone il senso, mi sono domandato se per caso questa Redazione non sia veramente a conoscenza di ciò che accadde in quel triste e terribile periodo storico legato alle foibe e all'Esodo. Questo perché da parte di un qualsiasi giornale ci si aspetterebbe, al di là del filo giornalistico-politico legato all'ideologia che ognuno è libero di tenere, il rispetto per tutti i morti e non solo per quelli che fanno più comodo.
Questa Redazione saprà certamente che dal 1947 al 1954 le truppe jugoslave di Tito, in collaborazione con i comunisti italiani, commisero un'opera di vera e propria pulizia etnica mettendo in atto gesti di inaudita ferocia. Nelle foibe, infatti, furono barbaramente trucidati migliaia di Italiani tra cui poliziotti, carabinieri, finanzieri, maestri elementari, studenti e persino preti, ovvero tutti coloro che in quell'orribile periodo storico rappresentavano un evidente segno di Italianità ancora radicato in quelle terre, italiane da sempre, ma vicine ormai ad essere purtroppo perse. Dunque nelle foibe non ci finirono solo coloro che avevano aderito al Partito Fascista come invece la storia falsata di una certa sinistra ha sempre cercato di sostenere. Nella Venezia-Giulia i nostri padri e i nostri nonni erano stati fascisti, o anti-fascisti, esattamente come lo erano stati tutti gli altri Italiani nel resto della Nazione. Ma quella stessa storia distorta del dopo guerra ha fatto credere, meschinamente e per subdoli fini politici di allora che portarono alla svendita e cessione delle terre orientali dell'Italia alla Jugoslavia di Tito come risarcimento di danni di guerra, che nelle foibe ci fossero finiti solo i fascisti. Falso. Anzi, falsissimo, così come dimostrato dai poveri resti dei cadaveri estratti dalle foibe e appartenenti, nella stragrande maggioranza dei casi, a Italiani che nulla mai avevano avuto a che fare con la politica.
Casi emblematici di quelle terribili violenze furono quelli di don Angelo Tarticchio, parroco di Villa di Rovigno, che il 16 settembre 1943 fu arrestato dai partigiani titini, appoggiati dal partigiani comunisti italiani, per essere poi malmenato e torturato insieme ad altri parrocchiani ed infine gettato nella foiba di Lindaro insieme ad altri 43 prigionieri; quando il suo corpo venne riesumato lo trovarono completamente nudo, con una corona di spine conficcata sulla testa e i genitali tagliati e conficcati nella bocca. Oppure come il caso di Norma Cossetto, studentessa istriana, arrestata dai partigiani jugoslavi e, legata a un tavolo, fu sottoposta a sevizie e stupri continui dai suoi carcerieri che, non contenti, le tagliarono i seni prima di infoibarla. Norma Cossetto ha ricevuto il riconoscimento della medaglia d'oro al valor civile.
Per quanto scritto sopra, questa Redazione nel raccontare i fatti di Ascoli avrebbe forse fatto meglio a citarli astenendosi dall'esprimere commenti, giudizi o "battute" personali certamente fuorvianti, o magari avrebbe fatto meglio a domandarsi come mai invece le Istituzioni, la Lega Calcio e il Presidente della Repubblica non si siano indignati con la stessa fermezza usata, e giustamente, oggi per i fatti laziali, anche due anni fa' quando i tifosi del Livorno Calcio srotolarono un vergognoso striscione con su scritto "Tito l'ha insegnato, foiba non è reato".
La Legge del 30 Marzo 2004 n. 92 recita: "Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati". Sarebbe opportuno che oggi, dopo tanti anni di vergognoso silenzio, anche questa Redazione rendesse merito a questa Legge ed onore a coloro che, a causa della loro Italianità, vennero trucidati nelle foibe o furono costretti ad abbandonare tutto per scappare da una morte certa e per rimanere Italiani, esattamente come successe a mia madre. Infatti, riconoscere e rispettare questa Legge, significa soprattutto rispettare tutti questi morti. E rispettarli, significa pensare bene a cosa scrivere quando si usa la parola "foibe", anche se solo come citazione di una triste battuta.

Andrea Manco

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