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"Migranti vs italiani, il mio punto di vista da chi lavora con entrambi alla Caritas"

di Walter Bertoloni

"Migranti vs italiani, il mio punto di vista da chi lavora con entrambi alla Caritas"

- "Spett.le Redazione,
in merito alla "situazione" migranti ed alle varie e variegate prese di posizione prese nei giorni scorsi da partiti, associazioni e cittadini vorrei fare alcune considerazioni. Premetto che non sono, da ormai quasi 10 anni, iscritto, militante ne tanto meno simpatizzante di nessuna forza politica, finanche quella sinistra in cui ho militato per tanti anni. La politica ha provocato in me troppe amarezze, la cosiddetta sinistra è stata fonte di grande delusione e la destra rimane troppo distante dai valori in cui ho sempre creduto. Faccio parte di quel popolo talmente deluso da tutti che "evita" le urne. Preferisco il fare alle chiacchiere ed ai mastruzzi dei politicisti o presunti tali.

Presto la mia opera da lavoratore dipendente e volontario in Caritas, dove ho ritrovato quei valori di solidarietà, aiuto e tutela alle persone più deboli, che è sempre stato il motivo principe della mia vita. Avevo, ormai tanti anni fa, trovato nella sinistra, la collocazione che mi permetteva di essere al servizio dei più deboli, ma notevoli cambiamenti mi hanno spinto ad allontanarmi da chi ormai aveva scordato le proprie radici. Né potrei o avrei mai potuto avvicinarmi a chi, come la novella destra, seppur con qualche ragione, prende posizioni che, in nome di una strana italianità, rimane distante da chi veramente andrebbe difeso e aiutato.

Vogliate scusarmi per questa premessa, che pero ritenevo doverosa, e permettetemi di fare alcune considerazioni da addetto ai lavori - che spero siano uno spunto di riflessione per tutti. Lavoro con persone considerate "ultime" molti sono extracomunitari, ma altrettanti sono cittadini comunitari e ancor di più sono singoli e famiglie italiane.
In tutti è presente, con varie sfaccettature, un disagio indescrivibile, una povertà sociale ed una inadattabilità culturale che porta, anche nella nostra provincia, molte brave persone a non riuscire a vivere una vita degna di essere chiamata tale. Famiglie e singoli italiani tagliati fuori dal mercato del lavoro, dall'accesso a servizi di sostegno doverosi per un paese civile. Non mi dilungo su pensionati allo stremo, su giovani disincantati che non intravedono futuro, su famiglie ormai allo stremo delle forze. Tantomeno su tanti dei poveri migranti che per fame, guerre e situazioni di alta criticità chiedono un aiuto per poter sopravvivere.

Vorrei però sottolineare che la contrapposizione politica avvolge tutti nella medesima situazione. Chi grida 'aiutiamo gli immigrati', così come chi grida 'aiutiamo prima gli italiani', non credo renda un servizio a gli uni o agli altri. È certo che queste posizioni hanno già scatenato una guerra tra poveri, dove l'immigrato lavora per niente o per pochi euro, così come l'italiano padre di famiglia. Vi è poca differenza tra un extracomunitario che lavora dalle 6 alle 8 ore al giorno per 250 euro al mese ed un italiano che le stesse ore le presta attraverso borse lavoro, per più o meno gli stessi emolumenti.

A tutti loro viene negata una idea di futuro. Vengono infranti sogni e aspettative, viene negata l'idea di un domani. Conosco personalmente italiani ed extracomunitari meritevoli di vivere in e con condizioni migliori, ne conosco altrettanti che forse ormai disillusi non cercano o credono in qualcosa di meglio, persone che ormai hanno gettato la spugna. Alcuni sicuramente per ignavia, altri per stanchezza, altro semplicemente perché non credono più a nulla.
Siano essi italiani o no credo sia nostro dovere cercare di tirar fuori da queste persone la loro parte buona, offrirgli situazioni in cui credere, costruirgli dei percorsi non assistenziali ma di crescita, ridare insomma fiducia a chi, bianco o nero, può attraverso nuovi percorsi trasformarsi in una opportunità per questo Paese.

Certo, e qui concordo anche con esponenti del centrodestra, non possiamo continuare ad utilizzare solo forme di sostegno, occorre uno sforzo congiunto affinché vengano trovati percorsi di crescita, volti a introdurre o reintrodurre in un mercato del lavoro qualificato tutti quanti dimostrino di volersi mettere in gioco, indipendentemente dalla loro nazionalità, ma valutando le loro reali voglie di cambiamento, la loro voglia di diventare o tornare ad essere persone attive, leali e sincere.
Occorre un grande sforzo da parte di tutti, istituzioni in primis, volto a valutare singolarmente la voglia, le capacità, la forza e la voglia di tornare o iniziare ad essere parte attiva della società. Valutare con coscienza chi merita indipendentemente dalla nazionalità un aiuto volto ad iniziare una nuova vita. Giudicare ancora dai vissuti se si tratta di connazionali, o dal paese di provenienza se si tratta di stranieri, non può che continuare a produrre grandi disparità.

Abbiamo persone che nonostante abbiano ottenuto il diritto di asilo continuano a lavorare come schiavi del nuovo millennio in improbabili progetti, utili al momento solo a far fronte ad esigenze contingenti in situazioni dove non sarà mai possibile un futuro. Lavori di bassa manovalanza pagati cifre irrisorie, se non gratuiti, che non gli permetteranno mai di diventare una risorsa per il nostro Paese (come lo potrebbe essere un extracomunitario che con circa 200 euro di borsa lavoro a 160 ore mensili presta la sua opera in comparti dove non vi sarà mai possibilità di crescita, in quanto lavori che non hanno sostenibilità economica propria ma che sono sostenuti dalle articolazioni dello Stato?).

Difficile pensare che l'agricoltura rurale tipica ligure, l'affiancamento nei lavori che si occupano di servizi non specialistici possano produrre reditti tali ad emancipare le persone. Così come, e concludo, difficile pensare che piccole borse lavoro in servizi non remunerativi siamo in grado di assicurare ai molti italiani una crescita redittuale che riesca da affrancarli e renderli cittadini attivi. Per questo, e concludo veramente, riterrai un'opera prioritaria cercare di coinvolgere tutti in progetti che possano diventare fonte di crescita personale che si tramuterebbe in ricchezza per il Paese.

Io credo che fatto salvo gli immeritevoli (che è innnegabile ci siano) gli altri andrebbero recuperati in modo da trasformare una criticità in risorsa. Ma per far questo abbiamo bisogno che tutte le forze politiche e sociali presenti lavorino insieme stabilendo dei giusti parametri di giudizio. Riformare i centri di accoglienza, mirando a non costruire solo una rete di sussistenza; ricostruire e dare centralità ai servizi sociali ed ai centri impieghi per collocare attraverso percorsi mirati i molti italiani esclusi dal mondo del lavoro. Cercare con il coinvolgimento di tutte le forze politiche, economiche e sociali di creare percorsi di formazione che possano creare veri e produttivi posti di lavoro. Non limitarsi ad erogare pochi spiccioli in improponibili borse lavoro che non assicurano sussistenza oggi ne futuro domani.

E magari per far questo sarebbe opportuno ascoltare chi con gli "ultimi" ci vive quotidianamente senza giudicare con semplicità ma con metodo e regole chiare. Se è vero che non sarà possibile aiutare tutti è anche vero che sarà possibile aiutare chi merita. Per la persona ma in particolare per far crescere il nostro paese.

Ringraziando porgo cordiali saluti".


Walter Bertoloni

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