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Ultimo aggiornamento: Martedì 25 Settembre - ore 19.39

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"Ma quale unione delle Autorità portuali, si cresce con l'autonomia finanzaria"

Il senatore Grillo scrive a Cds
"Ma quale unione delle Autorità portuali, si cresce con l'autonomia finanzaria"

- I giornali hanno riferito di un intervento fatto dal presidente della Regione Liguria a Lugano nel corso del quale Toti ha annunciato il proposito di chiedere al Parlamento di approvare una legge speciale per i porti liguri. A mio modo di vedere questa idea appare di difficile praticabilità e di dubbia convenienza: difficile praticabilità perché la rappresentanza da poco eletta alla Camera dei Deputati e al Senato non suggerisce ottimismo sul piano di una politica che privilegi lo sviluppo e la crescita economica sfruttando gli asset di cui dispone il nostro paese. Ricordo che la campagna elettorale è stata dominata da slogan che promettevano il reddito di cittadinanza al sud e una riduzione drastica di tasse al Nord.Di rilancio delle infrastrutture materiali pochi hanno parlato, di portualità nazionale ancora meno è stata attirata l’attenzione da parte dei vari attori protagonisti.

Nei programma dei vari partiti nessuno ha rimarcato che l’Italia è in Europa il Paese con il maggior numero di porti e che l’economia del mare sviluppa un giro d’affari superiore all’economia del mare francese, spagnola, tedesca, inglese.
Dubbia convenienza perché non si vede come una legge speciale per i porti liguri - ammesso ed è tutto da verificare - che la votino i parlamentari della Toscana, della Campania, della Sicilia, della Puglia e del Veneto possa contenere risorse sufficienti a realizzare investimenti robusti in grado di calamitare nuovi e consistenti traffici nei porti della nostra Regione. E’ vero che il sistema dei porti liguri è il più forte d’Italia ma di fronte ad una legge che favorisca i porti liguri soltanto, i deputati delle altre regioni potrebbero pretendere anche per loro una legge speciale.

La strada da percorrere se si vuole davvero e concretamente favorire la crescita della portualità ligure è un’altra. Passa dal recupero di una norma discussa per anni al Senato e introdotta nel 2012 nel disegno di legge di riforma della portualità approvato all’unanimità dall’aula di Palazzo Madama e poi, per l’ostruzionismo del PD fatto cadere nel passaggio alla Camera dei Deputati (complice l’on.Tullo). Si tratta dell’autonomia finanziaria dei porti.

Solo introducendo l’autonomia finanziara dei porti si può concretamente sperare in un rilancio della portualità nazionale. Un’autonomia che interessi tutti i sistemi portuali italiani può premiare i porti più virtuosi quelli che attirano maggiori traffici. Per il porto di Genova avevamo calcolato nel 2012 che retrocedendo all’autorità portuale genovese soltanto l’1% dell’IVA introitata dallo Stato sui traffici esistenti in quell’anno si ottenevano risorse pari a 45 milioni di euro l’anno costanti nel tempo. Assicurato per legge quel gettito, si poteva programmare da tempo la realizzazione della nuova diga foranea senza richiedere leggi speciali e senza andare a fare la questua nei vari ministeri. Ben 45 milioni l’anno per venti anni avrebbero consentito di ammortizzare un mutuo di 1 miliardo di euro che è il costo da sempre individuato dai tecnici per realizzare la nuova diga foranea a Genova.

Il mio suggerimento al presidente Toti è quindi il seguente: in qualità di presidente della Regione che dispone del sistema portuale più forte d’Italia si ponga a capo di una iniziativa che coinvolga i presidenti di tutte le Regioni d’Italia che vantano porti i serie A e, tutti assieme con forza, puntino a far approvare nella prossima legge di bilancio la norma sull’autonomia finanziaria dei porti che – lo ripeto – il Parlamento aveva già discusso e con il consenso del MEF approvato in prima lettura al Senato. Non ha avuto alcun senso fare gli accorpamenti tra autorità portuali: Genova con Savona e La Spezia con Marina di Carrara. Non ha fatto bene alla portualità recuperare una forte centralità in capo al Ministero per governare gli stanziamenti a favore dei singoli porti. Ha senso mettere i singoli porti in concorrenza e premiare - attraverso l’introduzione dell’autonomia finanziaria - proprio i porti più efficienti quelli cioè che dimostrano di attrarre più traffici.

Luigi Grillo

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