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"Lavoro trasformato in sfruttamento, lacrime di coccodrillo dei sindacati confederali"

LETTERE A CDS
"Lavoro trasformato in sfruttamento, lacrime di coccodrillo dei sindacati confederali"

- La crescente insicurezza sul lavoro, testimoniata dall’incremento del numero di perdite umane causate da incidenti sui luoghi della produzione, è ormai sotto gli occhi di tutti. Numero di morti che non è ancora tornata ai livelli pre-crisi solo perché l’attività più pericolosa di tutte, l’edilizia, ancora arranca dopo la profonda depressione degli anni scorsi. L’insicurezza sul lavoro è nello stesso tempo il segnale di un peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro, ed il suo più grave sintomo. Perché la salvaguardia della salute e della sicurezza viene ormai considerata un lusso eccessivo per un impresa che sempre più ricava i propri profitti dalla drastica riduzione del costo del lavoro.

A fronte di una serie continua e concatenata di provvedimenti legislativi che hanno demolito quasi tutte le difese dei diritti lavoratori, ormai non si parla più di “lavoro”, ma di “sfruttamento”, e chi rivendica anche solo diritti elementari e di base come quello alla tutela della propria salute, viene considerato un “rompiscatole”eversivo ed immediatamente emarginato. Quando un datore di lavoro può oggi liberarsi di un lavoratore scomodo licenziandolo in cambio di un pugno di mensilità, non è neppure necessario che attui la sua minaccia.

In un'Italia dove il lavoro, soprattutto per i giovani, è ormai un bene raro e prezioso, nessuno osa più ribellarsi, neanche alle peggiori condizioni di lavoro. Penso ai pony express che sfrecciano nel traffico incuranti del rischi che corrono per portare la pizza calda nelle case dei clienti, senza neppure un vero contratto di lavoro, ma vale anche per l’esercito di interinali e di tempi determinati che cercano di guadagnarsi da vivere in quella che è diventata un vera jungla senza tutele.

Purtroppo questo è avvenuto senza che i grandi sindacati confederali muovessero un dito, ed oggi chi piange i morti sul lavoro dai massimi livelli, piange vere lacrime di coccodrillo. Sappiamo tutti che la situazione è destinata a peggiorare con la sia pur modesta uscita dalla crisi, ma nessuno ha ancora messo in discussione il diritto dell’imprenditore di disporre della vita e della salute del proprio dipendente secondo le regole del sacro mercato e del profitto.

Salvo poi esternare la propria ipocrita indignazione a fronte di qualche tragedia particolarmente eclatante, determinata sicuramente dal totale dispregio delle più elementari norme di sicurezza, perché tanti anni di esperienza sul campo mi hanno amaramente insegnato che sui luoghi di lavoro non esistono disgrazie sfortunate ed imprevedibili, ma sempre ed esclusivamente ricadute inevitabili di carenze ed ignoranza voluta delle regole.


Lorenzo Moimare
Segretario provinciale Confsal

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