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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 14.47

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"La Spezia" alla conquista del Monte Pecinka

di Alberto Scaramuccia

`La Spezia` alla conquista del Monte Pecinka

- Sembra incredibile, ma un secolo fa anche la Spezia combatteva distinguendosi per il valore sul fronte carsico, in territorio sloveno. No, non è ovviamente che la città avesse traslocato armi e bagagli cinquecento chilometri più a Nord. La cosa è molto più semplice: ad una Brigata del Regio Esercito nostrano era stato imposto il nome della nostra città ed è proprio questo nome che balza a tutti gli onori delle cronache il 4 novembre di cento anni fa dopo uno scontro vittorioso che aveva avuto inizio il precedente 31 ottobre. Si combatte ad una manciata di chilometri dentro il confine sloveno e l’obiettivo assegnato alla Brigata è quello di conquistare il Monte Pecinka, il cui possesso era considerato essenziale dagli strateghi. L’azione, iniziata cinque giorni prima, rientra in quella che gli storici chiamano “la nona battaglia dell’Isonzo”, fiume visto tante volte quando ero militare. È largo meno che piazza del mercato e per quel fazzoletto di terra e acqua, di battaglie se ne combatterono ben dodici: un’avanzata che riesce a scacciare gli Austriaci e poi la ritirata causata dalla loro controffensiva. Uno dei troppi episodi della grande mattanza che chiamano grande guerra. Il fatto suscita vasta eco da ‘ste parti dove fanno coniare una medaglia da donare ad ogni soldato della Brigata. La crea Leopoldo Bistolfi che era un famoso scultore all’epoca e che in seguito fu nominato Senatore.
Ma anche sul fronte delle Alpi c’è la Spezia. Non è un’intitolazione ufficiale, ma il nome che il sottotenente d’artiglieria Basilio Del Santo affibbia alla batteria di bombarde che comanda avendo davanti a sé a poche centinaia di metri in linea d’aria un’analoga postazione nemica. Si tirano vicendevolmente granate e shrapnel, manco fossero coriandoli. Questi confetti causarono nelle trincee e nei camminamenti di entrambi, come minimo, nuvoloni enormi di polvere, terra e sassi, strana pioggia che ricadde sugli sventurati che come talpe popolavano quei percorsi sotto terra: una doccia ben diversa da quella che sognano, pulita e calda, anzi bollente per togliersi da dosso con il gelo delle Alpi, le tre esse: sudore, stanchezza, sporcizia.
Durante un bombardamento Basilio rimase anche ferito, ma non fu nulla di grave. Era stato Assessore prima di partire per la fronte (si usava così, al femminile), repubblicano della parte moderata espulsa dalla nuova linea del Partito, e come Assessore lo troviamo di nuovo nel 1946 nella Giunta che era allora guidata da Osvaldo Prosperi, il Sindaco comunista che fu il primo ad essere eletto alla massima carica cittadina dopo la Liberazione.

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