Città della Spezia Liguria News Genova Post Sanremo News Riviera Sport Savona News Savona Sport Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Febbraio - ore 08.59

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Google+ Città della Spezia
Instagram Città della Spezia

“L’aigua dea Sprügoa la liga a gente dea Speza quando i la bevo”

di Alberto Scaramuccia

“L’aigua dea Sprügoa la liga a gente dea Speza quando i la bevo”

- L’ottantunenne Giovanni Capellini, Senatore del Regno e Rettore a Bologna, ricorda che da giovane la gente si abbeverava alla Sprugola di piazza del mercato perché era “pulita”. Si era nella prima metà dell’Ottocento, l’Arsenale era di là da venire e la Spezia era chiusa in uno stretto quadrilatero murato, piccolo borgo attraversato nella sua parte centrale dall’acqua dei mulini, un canale che scendeva dalla Chiappa e che all’altezza di Santa Maria entrava in città per traversarla parzialmente interrato. Ne usciva e si mescolava con l’acqua, sporca, del Lagora che costeggiava il braccio occidentale delle mura, quello che correva lungo l’odierna via. Poi il canalone andava ad abbracciare le onde.
Essendo la Sprugola fuori delle mura, era faticoso andare ad attingervi l’acqua, ma l’anziano Capellini ricorda che gli Spezzini d’antan la preferivano: “fortunati coloro che potevano approfittare e bere dell’acqua dei laghetti della Sprugola”.
Erano fortunati ché si dissetavano con acqua buona o almeno migliore dell’altra, ma anche predestinati perché quel liquido che placava la loro arsura era un po’ come un’acqua santa che li marcava “battezzandoli”, sorta di sacramento profano, quali cittadini puri ed autentici della città.
Con quel rito laico ma non antireligioso, chi alzava il gomito con l’acqua della Sprugola si inseriva in una comunità di “eletti”. In altre parole, in virtù di quell’atto assolutamente non dissacratorio ma unicamente dissetante, gli Spezzini diventavano doc, dop, igp e via andare con questi acronimi di cui credo quasi nessuno conosca il significato, ma basta leggerne anche una sola di quelle incomprensibili sigle sull’etichetta di un prodotto che ne veniamo all’istante rassicurati sulla sua genuinità.
Per questo, uno dei pochi adagi originalmente autoctoni che la nostra terra è riuscita a partorire, recita che “l’aigua dea Sprügoa la liga a gente dea Speza quando i la bevo”. Insomma, se traduciamo questo proverbio, ne viene fuori che non sei uno Spezzino vero se almeno una volta non hai portato alla bocca l’acqua attinta dalla brocca della Sprugola. Si era spezzini veri solo se si era guastato l’aroma di quel liquore: siamo sinceri, meglio così che nella Capitale dove si diventa veri Romani solo nel momento in cui si varca la porta del gabbione!
In ogni caso, io sono convinto che il buon Capellini riporta una voce che per essere detta e ripetuta da tutti e da chissà quanto tempo, era diventata certezza indubitabile, anzi dogma indiscusso, verità di fede: “Veri Spezzini o Spezini [erano] solo coloro che bevevano l’acqua della Sprugola”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia










I SONDAGGI DI CDS

Matteo Salvini ha proposto la reintroduzione della leva obbligatoria per i giovani maschi. Tu che ne pensi?
































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Direttore editoriale: Armando Napoletano.
Redazione: Thomas De Luca, Chiara Alfonzetti, Andrea Bonatti, Niccolò Re, Matteo Cantile, Benedetto Marchese, Andrea Fazi.
Editorialisti: Salvatore Di Cicco, Paolo Carafa, Giorgio Pagano, Alberto Scaramuccia e Piero Donati.
Fotografo: Stefano Stradini.

Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News