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"Il popolo russo festeggia oggi la vittoria sul nazismo. E tutti dovremmo essergli grati"

ci scrive il professor galantini
"Il popolo russo festeggia oggi la vittoria sul nazismo. E tutti dovremmo essergli grati"

- "La pandemia che attraversa il mondo, senza risparmiare niente e nessuno, rischia di farci perdere di vista uno storico Anniversario di un evento che ha sconvolto il Pianeta come mai qualcos'altro prima.
75 anni ci separano infatti dalla conclusione della II Guerra mondiale.
Siamo nel 1945. Alle ore 02.41 della mattina del 7 maggio il generale Alfred Jodl firma nel Quartiere Generale degli Alleati a Reims i documenti di resa della Germania, che stabiliscono che la cessazione delle ostilità dovrà avvenire alle ore 23.01 dell'8 Maggio. Il giorno successivo (8 maggio) nella tarda serata, il Feldmaresciallo Wilhelm Keitel, assieme ad una delegazione formata da alti membri dell'Oberkommando der Wehrmacht, raggiunge una villa situata nella zona orientale di Berlino, precisamente nel quartiere di Karlshorst, dove ha sede il Comando Sovietico e firma, nelle mani del Maresciallo russo Georgij Zukov, la capitolazione tedesca che avrà effetto a partire dalle ore 23.01 locali, mentre a Mosca, per il fuso orario, siamo già alle ore 00.01 del 9 maggio...

Questa ricostruzione cronologica spiega dunque perché in Russia le celebrazioni della Giornata della Vittoria, "Den' Pobedy", avvengano il 9 maggio, a differenza della maggior parte dei Paesi Alleati che invece la commemorano l'8 maggio.
La II Guerra Mondiale fu una strage inaudita, così vasta da risultare tuttora incommensurabile, al punto che persino dopo tutti questi anni non vi è ancora unanimità nel definirne le dimensioni, che, nell'insieme, racchiudono una cifra compresa tra i 50 e i 60 milioni di perdite complessive.
Quel che invece è certo è che nessuno altro Paese al mondo, per quanto profondamente straziato, ha pagato un prezzo così alto come quello versato dai Sovietici, ovvero qualcosa come 28 milioni di vittime militari e civili, su una popolazione stimata allora tra i 150 e i 200 milioni di abitanti.
E tutto questo per difendersi da una spietata aggressione che la Germania nazista, seguita da altri Paesi, tra i quali l'Italia fascista, aveva proditoriamente scatenato, in nome di una ideologia perversa e volta alla sopraffazione e all'eliminazione sistematica del nemico, alimentata da farneticanti motivazioni razziali e condotta con una ferocia disumana, specie nei confronti delle inermi popolazioni di tutta quella costellazione di villaggi contadini che punteggiavano l'immensa Pianura russa.
Ecco perché ancora oggi, a 75 anni di distanza, nella Federazione Russa le manifestazioni che ne ricordano l'epico successo, culminato in una straordinaria Vittoria ,conseguita dopo essere stati ad un passo dal baratro, sono così sentite e partecipate a livello di Popolo prima ancora che di Stato.
È la Grande Guerra Patriottica che ciascun russo commemora nel profondo dell'animo, al cui trionfo, in virtù dell'incomparabile Sacrificio profuso, non vi è famiglia che non abbia contribuito.
È il Giorno in cui predominano orgoglio e fierezza, mai disgiunti però da un sottile ed impalpabile velo di tristezza che i dolori e i rimpianti mai sopiti per tutte quelle le vite spezzate ogni volta ridestano.
Ed è perciò davvero una grande emozione quella che si impadronisce dei presenti nel veder passare, in questi giorni purtroppo solo idealmente, nelle Piazze più grandi e nei lunghissimi Viali, il Reggimento degli Immortali, che li percorre, insieme alla parata militare, in una sfilata interminabile che si ripete in ogni Città.
Milioni di persone procedono con passo spedito e ciascuna reca in mano una fotografia, un ritratto di un Avo scomparso affinché la Patria potesse resistere e quindi trionfare.
Assistiamo perciò in questi frangenti ad un evento che segna un vero e proprio passaggio generazionale con cui si trasmette il testimone del Tempo e si rinnova l'amore sconfinato per la Patria nella continuità dei Suoi Figli di ogni epoca e di ogni dove. L'affetto tributato ai Reduci, il cui petto è gonfio di medaglie, scalda davvero i cuori ed inumidisce gli sguardi di quegli anziani che per un un attimo sembrano ritrovare le energie e le forze della giovinezza mentre si levano in piedi per rispondere al saluto delle Autorità e della folla festante.
Noi siamo consci di essere debitori nei confronti di tutti coloro che hanno combattuto in ogni Fronte per sconfiggere il folle tentativo con cui il nazismo cercò di subordinare il mondo, asservendolo alla propria delirante volontà di potenza.
Siamo liberi di pensare come meglio riteniamo, ma proprio perché memori della Storia nella sua oggettività, sentiamo che un sentimento di profonda gratitudine, intriso di rispetto e di vicinanza, per tutto quello che il Popolo Russo ha dovuto patire in quei terribili anni, dovrà sempre essere ad Esso riconosciuto da ogni persona apace di pensare rettamente, fondando il proprio giudizio sull'incontrovertibile verità dei fatti, senza alcun condizionamento di natura ideologica o politica che sia.
Ricordare quei giorni significa inoltre ripudiare definitivamente la guerra in quanto tale ed impegnarsi giorno per giorno per divenire, ad ogni livello, consapevoli costruttori di pace ed assertori di giustizia e libertà, convinti che solo il dialogo e la cooperazione tra i Popoli fondati sulla fattiva solidarietà tra tutti gli uomini e le donne del Pianeta potranno e perciò dovranno scongiurare all'Umanità il rischio di un nuovo Olocausto.
Se il passato ci insegna qualcosa, non vi è altra lezione che questa".

Paolo Galantini,
docente di Storia e Filosofia
Presidente dell'Associazione Partigiana Mario Fontana- Giustizia e Libertà- FIAP La Spezia

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