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"Giovani, meno serate a cuor leggero. Dobbiamo tornare a studiare"

L'appello di una ragazza ai suoi coetanei che trascorrono le serate accalcati in discoteca nonostante il rischio della seconda ondata di Covid sia sempre più una minaccia.

Lettere a CDS
"Giovani, meno serate a cuor leggero. Dobbiamo tornare a studiare"

- Spettabile Redazione,
guardo questi video (quelli che ritraggono centinaia di giovani accalcati che ballano in discoteca - Ndr) e nella mia testa parte la stessa sequenza di pensieri: così scrivo e poi cancello.
Poi, però, penso a quanto sia importante esprimere con la propria voce ciò che i pensieri hanno da dire, da conoscere, all’interno di un sistema, di una società; e questo non necessariamente per cercare di imporre la propria idea su quella di un altro individuo.
Credo, infatti, che sia necessario ascoltare ed essere ascoltati.
E quindi mi rivolgo a tutti i giovani e non, continuando a chiedermi perché alimentino la dinamica di un paese che volta le spalle alla ricerca, alla possibilità di conoscere, al diritto allo studio, alla tutela della salute altrui e della propria.
Ho 21 anni, non sono un’assidua frequentatrice di locali, questo è vero; però posso assicurarvi di vivere la mia gioventù a cuor leggero, sentendomi libera ed effettuando scelte razionali, pensate. Insomma, sono proprio come voi.
E quindi continuo ad appellarmi agli uomini, alle donne di oggi e di domani e mi chiedo: in una situazione di emergenza sanitaria e scolastica è davvero questo ciò che vi fa sentire appagati, giovani e liberi?
Davvero pensate che tutto questo non vi riguardi nemmeno lontanamente?
E quindi smetto di domandarmi, di domandarvi e vi dico: i medici, gli insegnanti, gli ingegneri, i chimici, i biologi, le infermiere, gli architetti, gli artisti, le maestre, gli educatori, le archeologhe di domani hanno bisogno di poter tornare sui libri, in aula, in sala, in laboratorio; e ne avvertono la necessità, e forse tutti con loro, oggi.
Non precludete la possibilità alle vostre sorelle, ai vostri fratelli, cugine, nipoti e figli di divenire le figure di cui il Paese avrà bisogno domani per crescere.
Perché loro, che in realtà siamo noi ne abbiamo bisogno oggi.
Adesso.
Non vogliamo essere subito già così sicuri.
Non vogliamo essere subito già così senza sogni.

Mi affido a voi, ai mezzi in grado di poter informare, di far ascoltare ciò che i pensieri hanno da dire.
Offriteci la possibilità di far sentire la nostra voce.
Con le migliori aspettative porgo i miei più sinceri saluti.

Una vostra cara e giovane lettrice,
Sophia Di Paolo

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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