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"Gilardino, un campione del mondo che segna in maglia bianca è un sogno che si realizza"

"Gilardino, un campione del mondo che segna in maglia bianca è un sogno che si realizza"

- Sono nato negli anni '60 e questo vuol dire che negli anni '70 e anche '80, per noi bambini e poi ragazzi, il calcio era qualcosa più da leggere e sentire che non da guardare. Forse a chi vive il calcio oggi, può sembrare una cosa strana, ma allora per vedere una partita di calcio si poteva farlo solo andando allo stadio. Altrimenti non restava che attaccare l’orecchio alla radiolina, e ascoltare le fasi di gioco raccontate dai radiocronisti dell’epoca, sia per il campionato (inizialmente trasmettevano solo il secondo tempo), sia per le coppe internazionali. In tv si doveva aspettare le sintesi di 90° minuto, e con il passare degli anni, prima di cena era trasmesso in differita un tempo di una delle partite giocate durante la giornata. Per vedere una partita tv in diretta, per novanta minuti, si doveva aspettare le partite della nazionale italiana, oppure se le squadre italiane andavano avanti, quelle dei turni finali delle coppe europee. Ovviamente andare allo stadio per vedere i grandi campioni della serie A, per noi che abitavamo a La Spezia, significava andare in qualche altra città, fosse Firenze, Milano, Genova, Bologna, e capirete che con i pochi soldi che giravano nelle famiglie, questo era un lusso da concedersi una volta ogni cinque anni. Per fortuna c’era la passione per lo Spezia, e al Picco, in un modo o nell’altro, si riusciva a entrare, e lì finalmente si poteva assistere dal vivo a ventidue giocatori che correvano dietro a un pallone su un rettangolo verde (poco verde a dire il vero). Era la serie C, e i gol dei nostri giocatori in maglia bianca valevano come e più dei gol di Pelè, Crujiff, Riva e Rivera. Insomma, a parte lo Spezia, se si assisteva in tv a una decina di partite l’anno era festa grande, il resto era immaginazione, e i campionati esteri erano solo storie di campioni da leggenda che erano solo raccontati, e cui mai si assisteva. I campioni erano solo nomi il cui volto si conosceva attraverso una figurina o una foto vista in tv o su un giornale specializzato. Ora è completamente diverso, il calcio in tv si può vedere continuamente a ogni ora del giorno e della notte, e le gesta di ogni giocatore di qualsiasi posto al mondo sono visibili, come se giocassero nel campetto dietro casa. Per questo ai più non fa effetto che un campione del mondo giochi a Spezia, con la maglia della squadra della città, e segni al Picco sotto la curva ferrovia. Ai più forse no, ma non a me, vedere Gilardino che segna in maglia bianca è stato qualcosa di speciale, di unico, di un sogno che si realizza, e lo sarà sempre finché vestirà la maglia dello Spezia. Pensate quanto è difficile e raro che un giocatore diventi campione del mondo! Intanto bisogna nascere nella nazione giusta, sinora solo pochi paesi si possono vantare di essere stati campioni del mondo, poi bisogna essere talmente bravi per fare parte di quella nazionale, e, capitare proprio nell’anno giusto che quella data nazionale vince il titolo, aggiungete che si gioca una volta ogni quattro anni, e capirete che essere un campione del mondo è cosa veramente più che rara. Che poi uno di questi pochissimi “eletti” venga un giorno a vestire la maglia dello Spezia ... ma quante poche probabilità ci sono! Io posso dire di aver assistito a tutto questo, e di essere immensamente felice, non posso che ringraziare Gilardino per aver realizzato quello che io pensavo fosse quasi impossibile.

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